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Don't worry: Jhon Callahan e la satira come reazione alle avversità della vita


In questi giorni nelle sale cinematografiche viene proiettato il film Don't Worry del regista Gus Van Sant. Il film racconta la vera storia di Jhon Callahan  vignettista satirico che finì su una sedia a rottelle al età di 21 anni dopo un gravissimo incidente automobilistico. Jhon Callahan viene interpretato magistralmente da uno straordinario Joaquin Phoenix che in ogni film non rinuncia mai a impersonare personaggi complessi e controversi.


Cosa possiamo imparare da questo film? Possiamo rintracciare una sua morale? Direi di si. Erroneamente pensiamo che i vincenti siano persone senza macchie nel loro passato. Crediamo che i vincenti sono coloro che non abbiamo mai perso. Non siano mai caduti. Non è cosi'. I vincenti hanno perso infinite volte, sperimentato anche forme di delusioni che sono sconfinate in umiliazioni. La differenza sta come si reagisce alle sconfitte.


Ci sono due modi reagire alle sconfitte. La prima reazione che considero sbagliata la chiamerò Nominare la sfortuna. Le persone tendono a rimanere ferme, immobili, a piangersi addosso, a cercare cause esterne a scervellarsi in spiegazioni ad appannaggio del agire, della ricerca di potenziali soluzioni.

La seconda reazione che considero giusta, quella che si dovrebbe praticare la chiameremo Il mio svantaggio sarà la mia forza. Questo significa che non dobbiamo rinunciare mai a quelle passioni, hobby che abbiamo sepolto nel nostro passato. Jhon Callahan supererà il trauma fisico del rimanere paralizzato attraverso la passione del disegno. Una passione che aveva accantonato prima del incidente automobilistico. Dedicandosi al vizio del bere per cercare di superare o trovare una valvola di sfogo dello shock del abbandono della madre.


Secondo me c'è un esercizio molto carino che suggerisce il film. Lo possiamo chiamare Il cestino dei sbagli e dei nostri orrori. Dobbiamo preparaci a casa un cestino. Su dei pezzi di carta dobbiamo scrivere sentimenti negativi, errori, sbagli, qualsiasi cosa che riteniamo ci blocchi, e abbia contribuito alle nostre sconfitte passate. Questi pezzi di carta poi le rotoliamo in palle e le gettiamo una ad una lanciandole dentro il cestino. E quei pezzi di carta le dobbiamo lasciarli li, per sempre nel cestino dei nostri sbagli e paure.


Vedete. Il punto non è se la vita sia giusta o ingiusta. Forse i nostri stessi concetti di giustizia o ingiustizia sono influenzabili dalla cultura e dai valori che ci circondano. Il punto è renderci utili, costruire qualcosa che ci realizzi e trasformi in persone di fronte agli altri.


Per informazioni, testimonianze, e riflessioni scrivere a generazionep@libero.it 

Pubblicato il 17/9/2018 alle 8.23 nella rubrica diario.

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