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GIOVANI E LAVORO : ANDARE AL ESTERO GARANTISCE SEMPRE UNA VITA MIGLIORE?


Per tanti anni la carta stampata ci ha raccontato storie e testimonianze di giovani che sono emigrati al estero in cerca di fortuna, e di fatto hanno trovato una specie di eldorado? C'è chi è diventato un imprenditore di successo, chi una ricercatrice di fama internazionale, chi un famoso artista. Mi sono domandato, in questi giorni: ma sarà poi cosi vero?

La realtà dei nostri connazionali al estero viene troppo spesso colorata di rosa dai nostri mezzi di comunicazione di massa e ciò ci porta a percepire una visione estremante dualistica della realtà. Italia paese dei mille vizi, problemi e gli altri paesi lo specchio fedele del paradiso in terra dove i giovani italiani baciano il successo. La realtà credo sia più sfumata e complessa.

Credo che al estero ci siano migliaia e migliaia di italiani che vivono con uno stipendio da fame. Fanno fatica a vivere, sono super – precari e devono ingegnarsi in mille modi per avere un lavoro e combattere mille pregiudizi del luogo dove si sono trasferiti. Ma perché allora parliamo sempre di successi, di cambiamenti epocali? Sui giornali.

La risposta è molto semplice, e ve la giro con una domanda. Vi sentite più attratti da una persona positiva, solare e di successo ? Oppure da una persona, negativa, depressa, malinconica e fallita? La risposta è piuttosto scontata. Ci sentiamo tratta da una persona positiva, che ci rilassa e allontana in noi stress e tensioni. E da momento che giornali e libri sono fatti anche per vendere debbono quindi attirare il loro pubblico di lettori.


L'esempio riportato da Daniel Goleman del autista metropolitano nel suo famosissimo libro Intelligenza emotiva: che cos'è e perché può renderci felici si adatta a perfezione a tale spiegazione sul attrazione che l'entusiasmo, la positività hanno e come siano estremamente contagiose (pagina 10) Tuttavia sono contrario al idea di allontanare il fallimento, l'insuccesso dalla società e dalle nostre vite. Credo che sia un errore madornale.

Una società che censura il fallimento è più fragile. Un individuo che cancella le sue sconfitte è destinato a soffrire e sopperire al primo traguardo non raggiunto. Un corpo che non si ammala mai non è un corpo forte, ma un corpo che sarà impreparato ad affrontare la prima vera battaglia per raggiungere il proprio stato di salute.

La vostra vita al estero non è cosi rosea? Raccontatela a generazionep@libero.it



Pubblicato il 19/3/2018 alle 10.47 nella rubrica diario.

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