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19 marzo 2018

CURRICULUM VITAE: “UNO STRUMENTO INUTILE E DANNOSO”


Se potessimo quantificare i danni provocati dal CV scopriremo di trovarci di fronte ad un vero e proprio genocidio di potenziali talenti. Sono sicuro che in tutti questi anni il CV abbia fatto danni incalcolabili, sacrificato vite per la sola presunzione di richiudere la vita e le qualità di un individuo in un pezzo di carta bianco. Il Cv è una invenzione diabolica pari a quella della ghigliottina e della bomba atomica.

Prima di tutto, il CV è alleato della pigrizia e della fretta. Le società debbano fare dei processi di selezione che siano il più possibile veloci e rapidi. Spesso questa selezione è affidata a ragazzine carine che fanno affidamento al proprio infallibile intuito che si concentra su una valutazione parziale del CV frutto di una interpretazione personale e soggettiva. Ho lavorato tanti anni fa in una società interinale come stagista e ricordo una frase che mi disse l'assistente di una filiale durante la pausa pranzo. “I ragazzi che crescono senza un padre sono strani e malati.” Io le feci un sorriso cinico perché non le dissi mai che mio padre era mancato quando ero soltanto un ragazzino. Stando al suo metro di giustizio, io potevo essere un soggetto potenzialmente malato. Certo la vita non è stata facilissima, ma non possono affermare di ritenermi strano. Sono in grado di affrontare un discorso logico e razionale con una selezionatrice e di contenere le mie emozioni senza aggredire nessuno. Comunque, il punto è che se quella assistente di filiale avesse scoperto che un ragazzo con tutte le competenze e qualità in regola per un lavoro avesse perso un padre da piccolo, probabilmente non sarebbe mai stato selezionato perché “inadatto” secondo il suo personale parere. Ho conosciuto ragazzi cresciuti in famiglie ricche e per bene che per noia hanno cominciato a deviare, anche a rubare per gioco.

IL CV è uno specchio molto parziale di una persona. Il Cv è soltanto il grammo di sabbia del complesso universo della personalità di un soggetto. Nel CV mettiamo esperienze e competenze che vogliamo o desideriamo che il selezionatore conosca. Omettiamo i fallimenti e i periodi bui della nostra esistenza. Considerati a ragione inutili e controproducenti ai fini della selezione. Proprio cosi', perché nel età dove la parola flessibilità è diventata una sorta di dittatura delle nostre esistenze, siamo cosi' rigidi che non accettiamo di ammalarci, di fallire, di non raggiungere un risultato. Siamo rigidi con noi stessi e sono rigidi i processi di selezione. Il CV contribuisce a questa rigidità.


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