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9 ottobre 2017

YOUSSEF E DAVIDE: VITE DA VENDITORI DI GIORNALI

Fino a sei mesi fa facevo il suo stesso lavoro, poi sono stato costretto a smettere.” - mi dice Youssef (nome di fantasia) indicando con il braccio il suo compagno che sta vendendo i giornali ai semafori. Youssef non ha più vent'anni, ma non è nemmeno una persona anziana. Difficilmente darli una età precisa forse cinquant'anni, forse sessanta. Comunque l'impressione è che il tempo sembra averli fatto un brutto scherzo, e le rughe pronunciate sul volto ingannano anche il più abile osservatore. Di Youssef so solo che è di nazionalità marocchina.


Il nostro lavoro può sembrare del tutto innocuo, ma non è così. Io per esempio, ho smesso perché i medici mi hanno riscontrato una forma di asma bronchiale. La causa è dovuta a tutte le schifezze che ho respirato in tutti questi anni vendendo i giornali. L'aria è molto inquinata.” - Sostiene Youssef sconfortato. Effettivamente quando Youssef mi racconta qualcosa di lui e del suo ex lavoro mi fa riflettere su molte cose che sono il frutto delle mie osservazioni quotidiane e pertanto non pretendono di avere alcuna base scientifica.


I giornalai itineranti o venditori di giornali alle fermate dei pullman, presso i semafori o negli angoli delle vie sono sempre meno giovani. Più cinquantenni, meno ventenni. Lavori che servono forse per arrivare alla pensione o per far quadrare i conti. Ci sono anche molti italiani come Daniele (nome di fantasia) amico di Youssef. Daniele prima di fare quel lavoro, ha fatto moltissimi altri lavori.


Youssef mi dice un altra cosa. Un informazione che solo uno che faceva il suo mestiere può saperlo. “Sai, facevo la notte ma anche la mattina. Mi andava bene, ma maledicevo le volte che facevo la Domenica...” Il mio volto è un punto interrogativo. Penso scioccamente e ingenuamente: “Forse perché gli altri non lavorano.” Tuttavia Youssef precisa: “...la domenica si lavorava anche bene, mi riferisco in termini di vendita, ma l' Inchiostro dei giornali era diverso, più calcato e tutta quella sporcizia ti rimaneva impressa sulle mani. Prima di togliere dalle mani quella schifezza dovevo sciacquarmele per bene, almeno per una decina di giornali. Gli altri giorni non era mai cosi'.” Anche Davide mi conferma la versione di Youssef. I loro volti sembrano manifestare una silenziosa sottomissione ad un nemico che prima o poi busserà alle porte della loro vita.” Sono convinti che quel inchiostro penetri nel epidermide e non faccia per niente bene.


Davide, vende giornali da diverso tempo, e pur non conoscendo fino in fondo Youssef. L'idea e la logica mi fa supporre che Youssef abbia fatto questo lavoro per diversi anni. Non parliamo più, quindi di lavori occasionali o temporanei e pertanto richiedono una attenzione e salvaguardia diversa anche in termini di salute e sicurezza.

Vuoi raccontare la tua esperienza? Vuoi lasciarmi la tua testimonianza? Scrivimi a generazionep@libero.it oggetto: “Testimonianza.”

















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