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3 gennaio 2017

LA FINLANDIA DARA' UN REDDITO AI DISOCCUPATI, IN ITALIA I DISOCCUPATI SONO ABBANDONATI A SE STESSI.

La notizia forse è passata un po' sottotono, ma non per questo meno importante di tante altre. La Finlandia darà un reddito mensile ai disoccupati. Un reddito pari a 560 euro al mese. L'esperimento finlandese durerà almeno due anni e a come principale obiettivo quello di ridurre la povertà e la disoccupazione. L'aspetto più interessante del provvedimento è che il reddito non sarà vincolato a nulla, a eccezione della sua temporalità.


In Italia a che punto siamo? In Italia il reddito di cittadinanza non trova vita facile e manca un clima favorevole affinché esso trovi una concreta e reale applicazione. Non è possibile tecnicamente o manca una reale volontà politica? Il confine è pur sempre assai labile, ma sono propenso più per la seconda opzione. Manca una volontà politica sia da parte dei politici “vecchi” che di quelli appartenenti alla cosiddetta nuova generazione.

Le tesi in merito della sua inapplicabilità sono tante. Luca Ricolfi sostiene sul sole 24 ore che“in un paese come l’Italia costerebbe oltre 350 miliardi l’anno, una cifra che vale circa il doppio dei costi totali della sanità, della scuola e dell’università messe insieme. Ci sono altri autori detrattori che sostengono, invece, che un reddito di cittadinanza e un salario minimo garantito tutti i cittadini disoccupato sarebbe fortemente disincentivante alla ricerca di un posto di lavoro. Si diventerebbe come degli opportunisti e faciliterebbe, per cosi dire, la pigrizia umana. http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-12-26/reddito-cittadinanza-mito-e-realta-225656.shtml?uuid=ADC5xnKC


Tutti questi dibattiti, per quanto potrebbero sembrare approfonditi tecnicamente hanno un fondamentale difetto. Voltano la faccia alla sofferenza umana. Abbandonano milioni di cittadini in uno stato di totale degrado che la sfiducia verso le istituzioni diventa la più naturale e ovvia conseguenza. Che cosa possiamo aspettare da un uomo, da una donna o una famiglia che è costretta a vivere dentro ad una macchina? Che ci vengono a stringere la mano?


La “missione” di un politico è quello di costruire più che disfare. La “missione” di un intellettuale è quella di gettare le basi teoriche affinché i sistemi politici possono concretizzare idee e progetti innovativi per la cittadinanza. Le parole, le azioni, gli sforzi di ogni politico dovrebbero essere orientati al bene pubblico e al benessere di un numero sempre maggiore di cittadini. In Italia non esiste tutto questo, in Italia i dibattiti sul lavoro diventano fini a se stessi. Alimentano un marketing delle parole, dei dibattiti che alla fine non si può che uscire più vuoti e senza soluzioni.


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