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18 giugno 2010

L’INCONSISTENZA DELLA MERITOCRAZIA IN ITALIA : ROGER ABRAVANEL di Marco Patruno

 

 
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Del libro di Roger Abravanel, “Meritocrazia 4 proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto” edito da Garzanti condivido soprattutto il pensiero di fondo. L’Italia è un paese che avrebbe bisogno di una iniezione di meritocrazia affinché i giovani di talento possono emergere e coltivare le loro potenzialità. In realtà, il nostro paese avrebbe bisogno di molte iniezioni di meritocrazia con delle punture belle grosse.
 
Ma come fare se l’immobilità sociale viene promossa a tutti i livelli e prima di tutto dal nostro ceto politico? Pensate alle recenti campagne elettorali, quanti manifesti avete visto dove c’è il politico di turno che stringe vicino a se il figlio o la figlia candidata. I giovani vengono criticati di essere dei bamboccioni, ma questi manifesti elettorali sono una vera e propria istigazione al “bamboccismo. “ e soprattutto riflettono un preciso messaggio: soltanto il figlio di un politico può diventare un politico. Pensiamo ad esempio al caso di Bossi Junior, per fare un nome a caso. Questo vale anche per gli altri settori. Il figlio di un giornalista diventerà giornalista. Il figlio di un ingegnere diventerà ingegnere e a sua volta e il figlio di un operaio diventerà a sua volta operaio. E se per caso la figlia di un operaio vuole eroicamente fare la giornalista o la ricercatrice universitaria diventerà sicuramente una morta di fame.
 
Sia il settore pubblico che il settore privato sono affetti da questa carenza di meritocrazia. Il settore pubblico perché continua a rimanere prigioniero di forti logiche clientelari e assistenziali, esse prevalgono spesso su quelle dell’effettivo merito e i concorsi rappresentano più delle volte una mascherata ufficiale e formale per piazzare gli interni, cioè per chi già lavora nell’ente pubblico o a collaborato con esso. Per gli “esterni” le possibilità sono pochissime, per non dire nulle.
 
Il settore privato risulta affetto anch’esso da una carenza di meritocrazia. Le motivazioni date dall’autore sono diverse.Il principale motivo è dovuto all’ inefficienza del sistema educativo italiano sia a livello di scuola primaria e secondaria, e sia a livello universitario. Il fallimento della laurea 3 più 2 è sotto gli occhi di tutti. La seconda motivazione è dovuta alla scarsa concorrenza presente in taluni settori produttivi. La terza motivazione è il riprodursi di un certo familismo a livello imprenditoriale, ossia certe logiche famigliari tendono a prevalere e a riprodursi a livello societario. Pensiamo ai vari figli e figlie piazzate nei consigli di amministrazione delle società di famiglie o messi alla vicepresidenza o presidenza delle stesse aziende.
 
In questa sede non vi svelo le quattro proposte avanzate da Roger Abravanel nel suo libro per rendere l’Italia un paese più meritocratico. Vi invito a leggere il libro pur se il sottoscritto non condivide tutto quello che ha letto. Soprattutto non condivido un certo ottimismo tipico di una certa retorica manageriale. Il mio paese diventerà forse meritocratico tra 100 o 200 anni, ma non lo sarà certamente in tempi brevi e rapidi.

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