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2 febbraio 2017

TROVARE LAVORO CON UN APP: TENTARE NON NUOCE ALLA SALUTE

Il lavoro è diventato sinonimo di mobilità. Principalmente per due motivi. Uno perché per trovarlo bisogna spostarsi, allontanarsi dal proprio luogo di origine dove si è nati, cresciuti e forse dove si sono svolti i propri studi scolastici e universitari. Secondo perché si può trovare lavoro anche utilizzando apposite app per smartphone mentre ci si muove, si cammina da un posto ad un altro.


Ci sono attualmente diverse App in circolazione per chi è alla ricerca di un occupazione dove è possibile scaricarle gratuitamente sul proprio smartphone. In questo periodo ne stanno nascendo tante quindi gettare uno sguardo attento e incuriosito sulle ultime novità non guasta mai. L'obiettivo di questo articolo è puramente informativo.


Una di queste app si chiama CornerJOB. Con questa app è possibile inviare decine di curriculum. Bisogna creare un proprio profilo e candidarsi. In meno di 24 ore potresti finire tra le persone giudicate “interessanti” da parte delle aziende e venire contattato. Infatti le aziende hanno la possibilità di chattare direttamente con i candidati in tempo reale. Inoltre, è possibile geo-localizzare la ricerca del lavoro per trovare un impiego nelle proprie vicinanze.


Tuttavia, chi nel corso degli anni non ha svolto un lavoretto temporaneo per racimolare qualche soldino? Credo che la maggior parte di noi l'abbia fatto, chi no può ritenersi parte di una ristretta elite di illuminati. Poi nei ultimi anni la distinzione tra lavoretti temporanei e quelli che possiamo definire con la L maiuscola si è assottigliata ulteriormente.


In questo caso è nata una APP che assolve questo specifico compito. Si chiama Jobby , la parola è un incrocio fra job e hobby. Si tratta di un app che ti permette di cercare lavoretti manuali. Per esempio, chi ha una passione per i cani e gli animali domestici può trovare un lavoro come dog sitter per i fine settimana. Chi, invece, ama fare divertire grandi e piccini può fare l'animatore.


Lavoro temporaneo non deve essere necessariamente sinonimo di sfruttamento. Per questo gli autori del APP pongono l'accento sul concetto di “giusto compenso.” L'aspirante lavoratore può cercare lavoro geo-localizzando la ricerca. L'APP è disponibile sia per Ios che Android.





21 novembre 2016

LA TESTIMONIANZA: “IO, PROMOTER NEL SETTORE BENESSERE PER LAVORARE DOVEVO PAGARE 60 EURO A QUESTA MULTINAZIONALE AMERICANA”


Buongiorno, stiamo cercando promotori nel settore benessere.” Questa è la frase che più o meno si è sentito dire Angelo quando ha ricevuta la chiamata da una presunta nota multinazionale americana. Per chi è alla ricerca di un occupazione e di una fonte di guadagno come lui può essere un occasione da non farsi assolutamente fuggire.


Angelo, tuttavia si faceva una domanda: chissà dove avranno preso il mio nominativo? Perché lui è sicurissimo di non aver mai spedito il suo curriculm a questa multinazionale. Ma questo non è un mistero scoprirlo. Tanti sono i siti di ricerca del lavoro dove è possibile pubblicare il proprio curriculum e rendilo pubblico e pertanto visibile a chiunque. Aziende serie, imprenditori seri, ma anche a soggetti improvvisati alla ricerca di polli da spennare.


Angelo viene convocato ad assistere ad una sorta di incontro collettivo dove i relatori illustrano la gloriosa storia e la nascita della multinazionale ecc Si convince quasi che la sua occasione sia finalmente arrivata. Tuttavia quando si è entra nei dettagli del lavoro da fare, le sue speranze si infrangono violentemente contro il duro muro della realtà.


Mi è stato detto che avrei dovuto acquistare una borsa contenente prodotti di vario tipo, prodotti dimagranti e per il benessere della persona al costo di 60 euro, poi avrei dovuto rivenderli ad amici, conoscenti...” “Mai sei proprio sicuro che ti hanno chiesto dei soldi?” - cerco di accertare. “si, assolutamente, avrei anche lavorato in gruppo e circa il 90% del guadagno sarebbe andato a me, il 5/10 % al nostro supervisore.” - mi precisa Angelo.


La gloriosa e presunta multinazionale trasforma i suoi promoter in consumatori e a sua volta guadagna sulle vendite dei prodotti comprati da loro stessi. Quindi, non solo non ci mette una lira nel assumere personale bisognoso di un lavoro, ma addirittura fa profitto sulla loro pelle. Angelo ha rifiutato categoricamente la loro proposta e se ne andato via.


Angelo mi dice: “Sono andato dall'altro capo della città per cercare un lavoro e guadagnare qualcosa, no per rimetterci dei soldi.” Tuttavia, vuoi per ingenuità o vuoi per disperazione oppure per tutte due le cose che vanno spesso a bracetto, tanti ci cascano. Quindi, cari lettori diffidate chi vi chiede soldi in cambio di un presunto lavoro come promoter nel settore benessere.



La testimonianza è una delle poche forme di resistenza civile che ci è rimasta contro un mercato del lavoro che vuole i suoi lavoratori ridotti in schiavi, in esseri non pensanti. Spesso ci sfoghiamo, ci lamentiamo che ci sono tante cose che non vanno in Italia, ma quando dobbiamo testimoniare di fronte alle ingiustizie che subiamo, ci tiriamo indietro. Non pensiamo, che una nostra testimonianza anche anonima può gettare luce su un male oscuro, e che questo cancro può essere combattuto e prevenuto anche attraverso l'uso della parola a beneficio di tutti.” Scrivimi a generazionep@libero.it e lasciami la tua testimonianza oggetto email : testimonianza. 




14 maggio 2013

INFORMAZIONE ON -LINE A PAGAMENTO : SEI FAVOREVOLE? I LETTORI PER ORA SI DIVIDONO di Marco Patruno


Più che mai dobbiamo capire verso quale direzione sta andando l'informazione digitale. I sostenitori dell'informazione on- line a pagamento stanno aumentando e coinvolge anche le leve dei più giovani neo-imprenditori che mescolano abilmente etica e business spesso per fini personali.


Il blog Generazione P è promotore del mini-sondaggio: “Informazione on-line a pagamento: sei favorevole?” dove è possibile partecipare cliccando sul seguente link

http://www.surveymonkey.com/Home_Landing.aspx?sm=AOkagmJGvOpYJxnm2I1yJLl+gh6hcluaw%2fzF0EssMAU=

oppure andando sulla bacheca eventi su facebook dove troverete tutte le necessarie istruzioni.

https://www.facebook.com/events/166735900157512/

Le risposte sono anonime e per l'autore del sondaggio è impossibile risalire all'entità dei partecipanti.

Pur non svelando i risultati parziali che possono ancora cambiare nel corso del sondaggio ho deciso pertanto di pubblicare su questo blog i primi commenti degli utenti e metterli a disposizione dei miei lettori.Alla prima domanda: “Sei favorevole se le testate giornalisti che fossero a pagamento?”

L'utente che chiamiamo A perché è stato il primo a lasciare un commento ha scritto: Dovrebbero esserlo solo parzialmente: Contenuti speciali a pagamento e il resto no.” L'utente B ha scritto: “parzialmente a pagamento” L'utente D ha risposto : “non tutto a pagamento.” Emerge quindi una timida apertura verso un giornalismo on- line a pagamento che non significa necessariamente che tutti i contenuti di una testata lo siano. 


Ma ci sono anche utenti che si ribellano a questa prospettiva. L'utente C (che ho saltato prima intenzionalmente) il suo commento va in una direzione opposta e scrive: “Spero di no perché io per prima non potrei permettermelo, ho paura che diventeremo più ignoranti di quanto lo siamo adesso che abbiamo accesso a svariati canali di informazione gratuiti...” Quindi il rischio è che una parte dei lettori venissero in qualche modo emarginati perché precari, disoccupati e quindi poveri. Il pericolo è anche la creazione di lettori serie A e di serie B.


Ringrazio i numerosi utenti che stanno partecipando al mini-sondaggio e hanno lasciato delle loro brevi riflessioni in merito al tema che aiutano ad articolare, ampliare e democratizzare il dibattito. Ringrazio fin da subito i lettori che condivideranno il sondaggio per renderlo il più rappresentativo possibile.”


Articolo sondaggio 1) 

SONDAGGIO:L'INFORMAZIONE ON-LINE A PAGAMENTO TUTELEREBBE PRECARI E STAGISTIDELL'INFORMAZIONE?http://generazionep.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=2781627










3 maggio 2013

IMU E FAMIGLIE PRECARIE E CON DISOCCUPATI IN CASA: LA TASSA PATRIMONIALE DEI POVERI CHE TUTTI (O QUASI) VOGLIONO di Marco Patruno

Si, viviamo in un paese strano. Chi è proprietario di una casa viene considerato automaticamente ricco. E in questo periodo sento molti lanciare la seguente predica: “lasciamo stare l' IMU sulla prima casa perché ci sono altre urgenze importanti come ad esempio il lavoro. Peccato che c'è un piccolo particolare che si dimentica.

Migliaia e migliaia di famiglie precarie con disoccupati a casa hanno pagato in passato contemporaneamente IMU E MUTUI. Si perché L'IMU lo versi anche quando stai pagando un mutuo alla tua banca, quindi la casa non è ancora completamente di proprietà tua. Queste cose le si dicono però a bassa voce, ma molto bassa.

L'IMU oggi può essere considerata La patrimoniale dei poveri perché pesa soprattutto su famiglie con redditi medio – bassi e precari e su persone anziane che hanno lavorato per tutta la vita per avere un tetto sulla propria testa e ora si vedono togliersi anche il pane sotto i denti perché c'è questa imposta che ora tutti vogliono (o quasi).

Sento dire che togliere L'IMU non incide minimamente su l'occupazione. L'IMU ha contribuito ad uccidere un mercato immobiliare già quasi fermo. Forse qualcuno crede che il settore immobiliare non crea opportunità di lavoro e occupazione? Del resto se dei giovani decidessero di non comprare casa o indebitarsi con la banca non le posso nemmeno dare torto.

1000 o 1200 euro in meno da pagare e in più a disposizione forse per un politico non fanno alcuna differenza , per un un Briatore o un presentatore come Michele Santoro non fanno lo stesso alcuna differenza ma per migliaia di queste famiglie fanno la differenza e  come. Sono una piccola boccata d'ossigeno, un tentativo di guardare con un minimo di fiducia al futuro.

Se l' IMU sulla prima casa non viene tolta a giugno dobbiamo prepararci ad una ondata di nuovi disperati indebitati fino al collo oppure di piccoli o semi proprietari evasori costretti ad esserlo. Mi dispiace nel sottolineare come la classe politica o buona parte di esso e parte del ceto intellettuale di questo paese ha perso il contatto con la gente comune. 


28 novembre 2012

LA RETE REDATTORI PRECARI SCRIVONO ALL'ASSESSORE STEFANO BOERI di Marco Patruno

Alla rete redattori precari non gli vanno proprio giù le affermazioni rese dall'assessore alla cultura di Milano Stefano Boeri che ha dichiarato nei giorni scorsi: “... l'editoria è uno degli orgogli di Milano...” La rete ha deciso di scrivergli una lettera aperta che hanno pubblicato sul loro sito e che riporto fedelmente su questo blog. http://www.rerepre.org/


Gentile assessore Boeri,
Lei ha dichiarato che l'industria editoriale rappresenta uno degli orgogli di Milano.
Lo sono anche i lavoratori precari che tengono in vita quel mondo? È chiaro che lei non ha idea di quali siano le condizioni economiche e lavorative che le case editrici milanesi, piccole e grandi, impongono ai tanti precari che assicurano gran parte della produzione editoriale.
Caro assessore, le chiedo di documentarsi, e vedrà che sarà costretto a rivedere almeno in parte, e spero a ritrattare pubblicamente, la sua affermazione, perché l'editoria è uno dei settori che più sta deprimendo le aspettative e i talenti di centinaia di lavoratori della conoscenza, giovani e non.

Rete Redattori Precari


Insomma l'editoria sarà pure un orgoglio per Milano, ma nasconde un lato oscuro profondo come una abisso. Il lavoro di migliaia di redattori precari in condizioni contrattuali e retributive da terzo mondo. In tanti casi sono coinvolte piccole e medie case editrici, in altri casi grandi gruppi editoriali che fanno un uso spasmodico di contratti atipici che tanto atipici non sono visto che la loro applicabilità è diventata la normalità.


La rete redattori precari stanno facendo girare sui principali social network un volantino che riporta la scritta : “Cinquanta sfumature di contratto” una storpiatura del titolo dei romanzi erotici della scrittrice inglese Erika Leonard. Sul volantino vengono riportati alcuni dati che riguardano i grossi gruppi editoriali. Troviamo scritto Mondadori 55% (Mondadori libri, sperling, Piemme) di contratti atipici, RCS (Rizzoli, Bombiani e Adelphi) 50% di contratti atipici.


http://www.facebook.com/photo.php?fbid=514950995191282&set=a.128009290552123.18423.128005127219206&type=1&theater


Insomma, l'assessore Stefano Boeri può parlare pure di orgoglio, ma lo deve dire a bassissima voce perchè con tutti questi precari io come minimo arrosserei dall'imbarazzo. Non si può sinceramente pensare che il sistema dell'editoria si regga sull'utilizzo in massa di questi schiavi delle parole che debbono fare un lavoro di qualità con ritmi frenetici e allo stesso tempo pensare a sopravvivere giorno dopo giorno, mese dopo mese.




ADERISCI AL MOVIMENTO L'INFORMAZIONE NON E' UNA LOBBY


Caro giornalista, blogger e cittadino della società civile,


mi rivolgo a te perché ho deciso di iniziare una campagna di sensibilizzazione che si chiama: “L'informazione non è una lobby – io non voglio lavorare gratis ! ” con l'obiettivo di coinvolgere i vari protagonisti che operano nel mondo della comunicazione, ma anche delle istituzioni, dei sindacati e della cittadinanza attiva contro la grave piega del lavoro gratuito sul web e in generale nel settore dell'informazione e che vede vittime blogger e giornalisti in cerca di un lavoro e di una propria collocazione e affermazione professionale resa ancora più difficile in questi tempi di crisi. La speranza di un potenziale impiego può diventare un sottile ricatto che può portarci a collaborare gratuitamente, ma pur nel nostro piccolo dobbiamo iniziare a ribellarci. Sei vuoi aderire alla campagna puoi iscriverti alla pagina su facebook

http://www.facebook.com/linformazionenoneunalobby





18 giugno 2012

OSSERVATORIO WORK IN PROGRESS - IL 60% DEI CONTRATTI PARASUBORDINATI NON VENGONO RINNOVATI di Marco Patruno

 



Secondo l'indagine “Lavoro atipico e tutela dei dipendenti” svolta dall'osservatorio Work in Progress il 60% dei lavoratori che sono stati assunti con contratti parasubordinati non si sono visti rinnovare il contratto e il 34, 6% delle aziende ha dato un netto taglio alle proprie risorse. L'80% delle società prese in considerazione dal campione fanno ricorso a contratti atipici e più di un 1/3 dei loro rispettivi organici sono costituiti da precari.


Inoltre, l'attuale situazione di stallo della riforma del lavoro non sembra produrre effetti positivi sulle assunzioni. La maggioranza degli imprenditori l'ha sospese in attesa di una maggiore chiarezza normativa. Va detto che solo il 10% degli imprenditori dichiara di informarsi costantemente sugli sviluppi legislativi della riforma.


Il presidente dell' osservatorio Tommaso Dilodardo ha dichiarato alla rivista e magazinewalk on Job «La Riforma del mercato del lavoro contiene una norma che consente la stipula di contratti a termine, della durata di 12 mesi, non prorogabili, sulla sola base della volontà delle parti: datore di lavoro e lavoratore...questo contratto è facile prevedere che indurrà le imprese a cambiare i collaboratori ogni 12 mesi e questo di fatto porterà l'orizzonte temporale, di speranza di durata del lavoro, dei precari da 36 a 12 mesi: potremmo dire che la norma precarizzerà il precariato?».


Quindi, la Riforma Fornero rischia di incentivare un ulteriore precarizzazione del mercato del lavoro? Dopo il pasticcio esodati sotto gli occhi di tutti rischiamo un pasticcio precari? Se fosse davvero cosi' nei prossimi anni rischiamo una catastrofe sociale che non porterà nulla di buono alla nostra economia e paese. Inoltre, dal dibattito che accompagna la riforma del lavoro è emersa una incredibile miopia,


Il dibattito sulla riforma del lavoro di questi mesi si è incentrata esclusivamente sulla licenziabilità del lavoratore, sull'articolo 18 e sulle sue possibili e potenziali modifiche, molto meno per essere ottimisti sulle garanzie da introdurre per disincentivare il lavoro precario. C'è quasi una silenziosa e inquietante accentazione del precariato da parte dei nostri governanti.


Chi sono

Mi chiamo Marco Patruno e sono l'autore e curatore del blog Generazione P (precaria) nato nel ottobre 2007 per documentare la condizione giovanile sul mercato del lavoro. Attualmente sono responsabile della distribuzione in Piemonte della rivista di lavoro, formazione e attualità Walk on Job http://www.walkonjob.it/ e per passione curo eventi culturali. Ho un blog d'autore per magazine on -line Fanpage http://www.fanpage.it/marco-patruno/ Mi trovate e potete seguirmi anche su faceboook http://www.facebook.com/marco.patrunogenerazionep oppure su twitter https://twitter.com/#!/generazionep


2 maggio 2012

Flexible: uno spettacolo teatrale porta in scena la vita dei precari di Marco Patruno

 

lo spettacolo teatrale Flexible è il risultato sull'attuale condizione dei giovani nel mondo del lavoro. Nasce da storie vere raccolte da blog, forum, giornali e racconti quotidiani. La regia è di Rossella Dassu e vede protagoniste tre ragazze del gruppo Teatro dei 13 del comune di Pianoro (Bologna).

Su Youtube al seguente indirizzo trovate il trailer di “Flexible” http://www.youtube.com/watch?v=vzco80qCviY Una riflessione amara su che cosa significa essere precari oggi. E vero, il precariato non è più soltanto una questione generazionale, ma piuttosto inter- generazione cioè che coinvolge più generazioni giovani e meno giovani. I giovani però non hanno conosciuto per cosi dire “un prima” e un “dopo” ma hanno conosciuto soltanto un dopo.

Nelle voci di queste ragazze sento e percepisco un bisogno di stabilità e di certezze che manca. Una vita fatta di tante piccole rinunce che messe insieme diventano grandi e importanti. Il precariato sta scippando ai giovani d'oggi le due cose più preziose: la dignità e la gioventù. Spettacoli teatrali come Flexible ci restituiscono la realtà pura e cruda del precariato.

Una realtà che può non piacerci, ma non abbiamo l'esigenza di vendere le copie di un giornale, di un libro oppure portare più spettatori possibili a vedere un film dove l'ottimismo è obbligatorio o quantomeno un finale positivo ci deve essere. Il teatro, l'arte in questo caso diventa un mezzo di consapevolezza senza forzature che deve indurre a riflettere tutti noi e coloro che sono artefici delle politiche del lavoro.

La consapevolezza che il precariato è un male che sta distruggendo i legami tra gli individui e il lavoro. Non facciamo del bene al nostro futuro se ogni volta ci rifugiamo dietro a dichiarazioni del tipo “il lavoro fisso non esiste più” dove la risposta più sensata è “cambiare lavoro ogni mese o tre mesi e fisicamente e psicologicamente inconcepibile” oltre a non garantire una garanzia economica continuativa.

Lo spettacolo teatrale “Flexibile” ci aiuta a riflettere sulla condizione del giovane precario in maniera asciutta senza effetti speciali o finali a sorpresa. Ragazze precarie si raccontano e narrano le vicende di tanti altri ragazzi e ragazze che spesso sono ombre silenziose che si muovono al nostro fianco nella vita di tutti i giorni, ma di qui non sempre ci accorgiamo della loro presenza.




















12 settembre 2011

IL PRECARIO E LA SINDROME DI ROBIN HOOD AL ROVESCIO di Marco Patruno

 


 

Ogni precario è una sorta di Robin Hood al rovescio, almeno questa è la sensazione che vivono centinaia di migliaia di precari nei confronti dello stato.

Questa definizione simpatica e veritiera lo trovata sulla rubrica “Diritti & Rovesci” di Paolo Casicci sul settimanale “Il Venerdì” del quotidiano “La Repubblica” del 9 settembre. Ma che cosa consisterà mai questo “Effetto”, “sindrome Robin Hood”?

L'autore scrive: “centinaia di migliaia di lavoratori precari o lavoratori parasubordinati [sono] obbligati a versare come tutti gli altri a versare i contributi previdenziali al' inps, ma senza la certezza di maturare in futuro l'anzianità necessaria a riavere indietro quelle somme versate sotto forma di pensione....”

Proprio cosi, noi precari rischiamo di non raggiungere i 40 anni di contributi necessari per la pensione, anzi togliamo pure la parola “rischiamo.” e diciamo pure che di sicuro molti precari non avranno mai una pensione. Tuttavia i precari oggi versano e versano all' inps un bel gruzzoletto. L'autore, infatti, scrive:

....Ogni anno la gestione separata dell'Inps incassa 8 miliardi in contributi, ma le prestazioni erogate a favore dei precari e para-subordinati ammontano a 300 milioni , calcola l'associazione dei tributaristi...”

Insomma noi precari versiamo, versiamo per pagare la pensione a nostro nonno o nostro padre. Il 6 ottobre si svolgerà “La seconda giornata nazionale dei Silenti” promossa e organizzata dai Radicali Italiani e dall' Ancot per il diritto alla restituzione dei contributi silenti. I radicali italiani hanno avanzato una proposta di legge che consenta la restituzione dei contributi.” La proposta di legge è stata depositata al Senato dai Radicali Emma Bonino, Marco Perduca e Donatella Poretti.

I precari italiani stanno già dando tanto a questo paese. Non è giusto che continuano a pagare di tasca propria a causa anche dei casini combinati dalla nostra classe politica. E ora di voltare pagina. Dobbiamo liberarci dalla sindrome del “Robin Hood al rovescio” perché c'è la stiamo portando dietro e addosso da troppo tempo. E ora di dire che ciò che diamo lo gestiamo come vogliamo.


 


 


 


9 giugno 2011

ENI AWARD 2011: I NOMI DEI VINCITORI DEL CONCORSO INTERNAZIONALE DI RICERCA - EVENTO SEGNALATO DA "GENERAZIONE TALENTO"

 

L'INCONTRO CON I PREMIATI DEL CONCORSO ENI AWARD 2011 SI TERRA' VENERDI' 10 GIUGNO 2011, ORE 11 AL POLITECNICO DI TORINO CASTELLO DEL VALENTINO –

VIALE MATTIOLI, 39 TORINO



 

Il blog Generazione P nell'ambito dell'iniziativa "GENERAZIONE TALENTO” è lieto di segnalare il nome dei vincitori del concorso internazionale di ricerca ENI AWARD 2011

http://www.facebook.com/event.php?eid=215845555114146&ref=ts#!/home.php?sk=group_228648123811876

http://generazionep.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=2658601  


In particolare, il Premio “Nuove frontiere degli idrocarburi”

è stato assegnato ex aequo a Gabor A. Somorjai, Professore di chimica all'Università di California Berkeley e a Martin Landrø, Professore di geofisica applicata presso la Norwegian University of Science and Technology (NTNU) di Trondheim. Il primo è stato premiato per le sue ricerche di carattere fondamentale sulla catalisi omogenea ed eterogenea e in particolare per la messa punto di nuovi catalizzatori utilizzati nei processi di cracking petrolifero, tecnologia chiave per garantire la resa e la qualità dei carburanti. Il secondo ha ricevuto l’Eni Award per lo sviluppo e l’applicazione dell’analisi sismica 4D, una tecnica che consente di determinare le modifiche cui sono soggetti nel tempo i giacimenti di petrolio e gas e quindi di gestirne lo sviluppo produttivo in modo da incrementare significativamente il fattore di recupero degli idrocarburi. Con il suo lavoro Martin Landrø ha contribuito in modo determinante allo sviluppo di numerosi progetti condotti in aree produttive del Mare del Nord.

Il Premio “Energie rinnovabili e non convenzionali”


è stato conferito a Gregory Stephanopoulos - Dow Professor di Ingegneria chimica e Biotecnologia presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) - per le sue ricerche pionieristiche nel settore emergente dell’Ingegneria metabolica volte a modificare la struttura genica di particolari batteri allo scopo di renderli più efficienti nella trasformazione di materie prime rinnovabili in idrocarburi. E’ questa una tematica di ricerca di grande interesse in quanto orientata alla produzione di biocarburanti di seconda generazione, non in competizione con il settore alimentare.


Jean-Marie Tarascon, Professore e Direttore dell'Istituto di chimica dell’Université de Picardie Jules Verne, si è aggiudicato il Premio “Protezione dell’ambiente” per le attività svolte nel settore delle batterie elettriche a ioni di litio, attraverso dispositivi più sicuri, a basso costo e a ridotto impatto ambientale, che fruiscono di nuovi tipi di elettrodi, opportunamente progettati, basati anche su materiali organici. La disponibilità di batterie di alte prestazioni e di costo contenuto rappresenta un fattore determinante per una larga diffusione dei veicoli elettrici nel sistema della mobilità, con importanti benefici di carattere ambientale.



Da ultimo, i due Premi “Debutto nella ricerca”, riservati a ricercatori under 30, sono stati assegnati a Simone Gamba, Dipartimento di Chimica "G.Natta" del Politecnico di Milano, e a Fabrizio Frontalini, ricercatore dell'Università di Urbino. Gamba ha sviluppato durante il suo PhD un’interessante ricerca sull’interpretazione e modellazione del processo di hydrocracking degli idrocarburi, mentre Frontalini ha contribuito alla ricerca sulla specie marina benthic foraminifera come bio-indicatore di tracce di contaminanti in ambiente marino. Lo studio è stato inoltre applicato ad ambienti lagunari contaminati da rifiuti industriali contenenti metalli come microelementi.


La Commissione scientifica di Eni Award è composta da 24 membri tra cui i due Premi Nobel Harold Kroto e Robert Richardson, rettori di università e ricercatori e scienziati espressione dei più importanti centri di studio e ricerca a livello mondiale. Gli Eni Award saranno consegnati l’8 giugno prossimo al Quirinale alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, contestualmente ai riconoscimenti all’Innovazione Eni conferiti a tre team di ricerca interni che si sono particolarmente distinti per il livello di innovazione e di rilevanza per il business dei risultati ottenuti.





7 giugno 2011

LA RICERCA IN ITALIA :UNA INDAGINE CONOSCITIVA SVELA I PUNTI CRITICI di Marco Patruno

 

 


(seguimi anche sulla community di Vanity Fair http://larepubblicadeiprecari.style.it/ )

Una indagine conoscitiva sullo stato di salute della ricerca in Italia ha evidenziato una serie di problematiche legate a questo settore. Sono stati consultati docenti universitari, ricercatori, rettori e dirigenti dei massimi enti italiani e rappresentanti delle industrie nazionali. L'indagine è durata per nove mesi a partire da maggio 2009. L'indagine è stata condotta dalla VII commissione Cultura della Camera.

Ma quali sono i punti critici della ricerca in Italia? Il primo punto critico è “....la progressiva e spesso ingiustificata riduzione e insufficienza delle risorse...” il secondo punto critico è “...mancanza di una strategia capace di coinvolgere tutti i potenziali attori pubblici e privati a livello nazionale e locale.” Inutile dirlo (ma lo dico lo stesso) che i due punti sono strettamente correlati tra loro.

Abbiamo quindi una pessima collaborazione tra i vari enti di ricerca, tra enti di ricerca e università, tra ricerca pubblica e privata, inoltre, esiste una certa ridondanza e sovrapposizione di competenze e attività senza contare dell'immobilismo e l'ingessatura delle carriere e degli accessi, leggi e procedure disincentivanti. L'indagine conoscitiva sottolinea un altro punto, a mio avviso, interessante. “...i finanziamenti regionali e nazionali, piuttosto che agire in termini di complementarietà e sussidiarietà ha amplificato la concorrenzialità, la sovrapposizione, nonché il ricorso a competenze esterne ed estranee alla comunità scientifica...” e poi le procedure di accesso del personale ricercatore non risultano “...standardizzate, normalizzate e intelligentemente concentrate in periodi certi dell'anno, sono indipendenti e scollegate fra loro, generando sovrapposizioni con un aumento del numero delle esclusioni, a volte più per meri formalismi che per il valore scientifico delle proposte...”


Lo stato di salute della ricerca in Italia non gode di ottima salute in Italia, ma nemmeno i laureati italiani. Infatti, dall'Università italiana escono pochi laureati rispetto ad altri paesi europei. Negli ultimi anni, il nuovo ordinamento ha registrato un calo costante delle immatricolazioni. Abbiamo una vera e propria emorragia di aspiranti laureati. Insomma, l'Università non seduce più il giovane italiano e forse non a torto. Invece, chi riesce a laurearsi per la prima volta nel 72% dei casi non si trasferisce in un altra regione.

La mobilità diventa quindi un utopia, una propensione che tocca un numero ristretto di laureati. Ovviamente prima di gettare giudizi frettolosi bisognerebbe condurre un indagine socio-culturale e motivazionale su questa “categoria” di laureati immobili per capire le cause precise di questo fenomeno.


Fonti


http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/2011/06/04/news/io-costretta-ad-andare-all-estero-per-una-carriera-da-ricercatrice-4368614

http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/05/06/news/e_una_ricercatrice_italiana_la_supermamma_d_america_una_carriera_sfolgorante_quattro_figli_e_un_marito-15889532/

Crozza e la paga dei precari
 http://www.youtube.com/watch?v=8yDEbLsGus4





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