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19 marzo 2018

GIOVANI E LAVORO : ANDARE AL ESTERO GARANTISCE SEMPRE UNA VITA MIGLIORE?


Per tanti anni la carta stampata ci ha raccontato storie e testimonianze di giovani che sono emigrati al estero in cerca di fortuna, e di fatto hanno trovato una specie di eldorado? C'è chi è diventato un imprenditore di successo, chi una ricercatrice di fama internazionale, chi un famoso artista. Mi sono domandato, in questi giorni: ma sarà poi cosi vero?

La realtà dei nostri connazionali al estero viene troppo spesso colorata di rosa dai nostri mezzi di comunicazione di massa e ciò ci porta a percepire una visione estremante dualistica della realtà. Italia paese dei mille vizi, problemi e gli altri paesi lo specchio fedele del paradiso in terra dove i giovani italiani baciano il successo. La realtà credo sia più sfumata e complessa.

Credo che al estero ci siano migliaia e migliaia di italiani che vivono con uno stipendio da fame. Fanno fatica a vivere, sono super – precari e devono ingegnarsi in mille modi per avere un lavoro e combattere mille pregiudizi del luogo dove si sono trasferiti. Ma perché allora parliamo sempre di successi, di cambiamenti epocali? Sui giornali.

La risposta è molto semplice, e ve la giro con una domanda. Vi sentite più attratti da una persona positiva, solare e di successo ? Oppure da una persona, negativa, depressa, malinconica e fallita? La risposta è piuttosto scontata. Ci sentiamo tratta da una persona positiva, che ci rilassa e allontana in noi stress e tensioni. E da momento che giornali e libri sono fatti anche per vendere debbono quindi attirare il loro pubblico di lettori.


L'esempio riportato da Daniel Goleman del autista metropolitano nel suo famosissimo libro Intelligenza emotiva: che cos'è e perché può renderci felici si adatta a perfezione a tale spiegazione sul attrazione che l'entusiasmo, la positività hanno e come siano estremamente contagiose (pagina 10) Tuttavia sono contrario al idea di allontanare il fallimento, l'insuccesso dalla società e dalle nostre vite. Credo che sia un errore madornale.

Una società che censura il fallimento è più fragile. Un individuo che cancella le sue sconfitte è destinato a soffrire e sopperire al primo traguardo non raggiunto. Un corpo che non si ammala mai non è un corpo forte, ma un corpo che sarà impreparato ad affrontare la prima vera battaglia per raggiungere il proprio stato di salute.

La vostra vita al estero non è cosi rosea? Raccontatela a generazionep@libero.it




19 marzo 2018

CURRICULUM VITAE: “UNO STRUMENTO INUTILE E DANNOSO”


Se potessimo quantificare i danni provocati dal CV scopriremo di trovarci di fronte ad un vero e proprio genocidio di potenziali talenti. Sono sicuro che in tutti questi anni il CV abbia fatto danni incalcolabili, sacrificato vite per la sola presunzione di richiudere la vita e le qualità di un individuo in un pezzo di carta bianco. Il Cv è una invenzione diabolica pari a quella della ghigliottina e della bomba atomica.

Prima di tutto, il CV è alleato della pigrizia e della fretta. Le società debbano fare dei processi di selezione che siano il più possibile veloci e rapidi. Spesso questa selezione è affidata a ragazzine carine che fanno affidamento al proprio infallibile intuito che si concentra su una valutazione parziale del CV frutto di una interpretazione personale e soggettiva. Ho lavorato tanti anni fa in una società interinale come stagista e ricordo una frase che mi disse l'assistente di una filiale durante la pausa pranzo. “I ragazzi che crescono senza un padre sono strani e malati.” Io le feci un sorriso cinico perché non le dissi mai che mio padre era mancato quando ero soltanto un ragazzino. Stando al suo metro di giustizio, io potevo essere un soggetto potenzialmente malato. Certo la vita non è stata facilissima, ma non possono affermare di ritenermi strano. Sono in grado di affrontare un discorso logico e razionale con una selezionatrice e di contenere le mie emozioni senza aggredire nessuno. Comunque, il punto è che se quella assistente di filiale avesse scoperto che un ragazzo con tutte le competenze e qualità in regola per un lavoro avesse perso un padre da piccolo, probabilmente non sarebbe mai stato selezionato perché “inadatto” secondo il suo personale parere. Ho conosciuto ragazzi cresciuti in famiglie ricche e per bene che per noia hanno cominciato a deviare, anche a rubare per gioco.

IL CV è uno specchio molto parziale di una persona. Il Cv è soltanto il grammo di sabbia del complesso universo della personalità di un soggetto. Nel CV mettiamo esperienze e competenze che vogliamo o desideriamo che il selezionatore conosca. Omettiamo i fallimenti e i periodi bui della nostra esistenza. Considerati a ragione inutili e controproducenti ai fini della selezione. Proprio cosi', perché nel età dove la parola flessibilità è diventata una sorta di dittatura delle nostre esistenze, siamo cosi' rigidi che non accettiamo di ammalarci, di fallire, di non raggiungere un risultato. Siamo rigidi con noi stessi e sono rigidi i processi di selezione. Il CV contribuisce a questa rigidità.


Vuoi scrivere una tua opinione? Scrivimi a generazionep@libero.it


12 febbraio 2018

“MI DISSERO DI NON FARE FIGLI PER LAVORARE IN BANCA” - LA TESTIMONIANZA DI ELISA


Oggi mi ritengo una persona fortunata, ho un lavoro che mi piace ma qualche anno fa potevo fare una brillante carriera in banca.” - Mi disse Elisa ( nome di fantasia.) “Scusa perché non hai accettato?” Le chiesi con particolare curiosità. “La banca mi chiese di non fare figli, e io non accettai. Per me la famiglia è tutto. Ti aiuta nel momento del bisogno.” - Spiegò Elisa. “Sta scherzando? La banca ti propose di non fare figli!” - Risposi piuttosto sconvolto da questa sua affermazione. “Esatto! la banca doveva essere la mia vera famiglia.” - affermò Elisa. “Chissà, poi ti avrebbe scaricato senza problemi” - Aggiunsi in maniera sarcastica.

Il dialogo in questione che ho cercato di trascrivere il più fedelmente possibilmente, è avvenuto qualche giorno fa. Elisa è una ragazza sulla trentina, e i fatti che si riferisce non sono avvenuti negli anni settanta, ma circa cinque o sei anni fa. Il nome della Banca che mi ha fatto, è quello di una realtà importante e autorevole. Ovviamente, il nome della Banca non ve lo dirò per il semplice motivo che non ho gli strumenti professionali per verificare la veridicità della versione di Elisa. Tuttavia guardando negli occhi Elisa, non mi ha dato l'impressione che mi mentisse. Mi sembrava sincera.

L'obiettivo di questo articolo o racconto di un dialogo spontaneo è gettare un piccolo sassolino in un stagno oppure gettare una debole luce dentro ad una galleria oscura del non detto, dell'indifferenza, della paura del dire perché si ha un percorso professionale da salvaguardare e una pagnotta da portare a casa. Lo comprendo profondamente alla luce dei tempi che viviamo.

Tuttavia mi rivolgo a tutte le ragazze e le donne che dovessero leggere questo articolo. Avete avuto una esperienza simile ad Elisa? C'è una banca o un altra realtà o settore professionale che vi è stato chiesto più o meno esplicitamente di non fare figli? Di rinunciare alla vostra famiglia naturale per fare carriera? Scrivetevi a generazionep@libero.it. Pubblicherò la vostra testimonianza alterando il vostro nome affinché la storia non sia riconducibile a voi.

Sono convinto di una cosa. Una azienda per quanto può essere onesta e benevola non sarà mai la vostra famiglia. Questa è solo pura retorica funzionale a creare dei perfetti soldatini. Chiedere ad una persona di rinunciare a fare figli nel nome di una presunta carriera è s una grave violazione dei diritti umani. Mi sembra di ritornare in un passato remoto che si perde agli inizi del era industriale.









2 gennaio 2018

“SE AVESSI FATTO UN ALTRO MESTIERE” : QUANDO LA FANTASIA E' UNA TRAPPOLA MENTALE



Mi capita spesso di incontrare amici e conoscenti che mi dicono: “Se avessi fatto l'insegnante...” oppure “se avessi fatto il macellaio...” Questa fantasia insidiosa nasconde un altro pensiero che lo possiamo sintetizzare così: “Se avessi scelto la via del insegnamento le cose sarebbero andate molto meglio rispetto alla mia attuale situazione professionale.” Be, ve lo dico senza mezzi termini. Avete due gambe? Due braccia? Avete la salute e un lavoro? Ritenetevi le persone più stra-fortunate al mondo.

La fantasia che vi è passata per la mente è una trappola mentale e vi peserà sulla vostra anima come un grosso macigno invisibile. La fantasia che avete fatto è una falsa percezione di una realtà alternativa che di solito tendete a colorarla di rosa e ci mettete tutte le cose più belle, meravigliose e miracolose che non avete realizzato attualmente.

Ovviamente la realtà è fatta di cose belle e di cose brutte. Nessuno ci potrà mai dire per esempio, che se nella mia ipotetica realtà alternativa avessi fatto l'insegnante, un giorno sarei finito sotto una macchina mentre andavo a scuola finendo paralizzato per il resto della mia vita. Quindi la mia fantasia in realtà alla prova dei fatti si potrebbe dimostrare una vera e propria fregatura.


Inoltre, questa fantasia non mi aiuta a migliorare la mia attuale situazione lavorativa. Ad affrontare soprattutto la domanda più importante: Cosa non mi soddisfa del mio attuale lavoro? La retribuzione? Il mio rapporto con colleghi e superiori? E cercare delle possibili soluzioni. Qualcuno di voi mi potrà rispondere: nulla mi soddisfa del mio lavoro. In questo caso due sono le possibilità: O siete del tutto mongoloidi che avete scelto un lavoro che non vi piace per niente oppure semplicemente siete cosi stressati e depressi che vedete tutto nero.

C'è una bellissima frase che ho letto in questi giorni di Hellen Keller: Spesso guardiano per cosi tanto tempo, e così a malincuore, una porta chiusa da non accorgersi che un'altra porta è già aperta per noi....” Questa frase c'è la dobbiamo scrivere su un foglietto di carta e attaccarla sulle pareti del nostro ufficio oppure il foglietto c'è lo dobbiamo portare sempre con noi e nei momenti più difficili tirarlo fuori per leggerlo.


(il seguente articolo è frutto delle mie esperienze personali pertanto non intende sostituire alcun parere scientifico in merito.)


Vuoi scrivermi? Mandami un messaggio a generazionep@libero.it



30 ottobre 2017

I LAVORI SOCIALMENTE UTILI NEGLI ENTI PUBBLICI VANNO ABOLITI


Vi starete chiedendo che cosa sono i cantieri sociali ? Oppure chi sono i lavoratori socialmente utili? Soprattutto dopo che avete visto una inchiesta andata in onda lunedì' 23 ottobre su Report che parlava di questa particolare categoria di lavoratori che vengono impiegati anche negli enti pubblici Comuni, Regioni ecc. L'inchiesta di Report piuttosto semplicistica e superficiale ha sottolineato soprattutto la necessita di questa categoria di lavoratori di uno stipendio dignitoso, riconoscimenti di malattie e contributi previdenziali. Tutto giusto, giustissimo ma con un grosso, grosso Ma quanto uno scoglio e una casa.

Poco più di una decina di anni fa, lavorai come istruttore amministrativo presso il Comune di Torino. Tre mesi di lavoro piuttosto impegnativi e intensi. Vincitore di un regolare concorso pubblico fui assunto insieme ad altri sei ragazzi laureati. Venivo affiancato dai famosi catieristi sociali che tanto a parlato Report. Uno di loro mi rompeva i coglioni otto ore su otto lamentandosi delle sue condizioni di lavoro: “...Beato te che prendi uno stipendio di 1000 euro, beato te che hai diritto ai buoni mensa, beato te che a fine contratto prendi i soldi della liquidazione ecc”

Di fatto ai occhi del cantierista sociale ero un privilegiato. Peccato solo che dopo tre mesi il funzionario di turno ci ha detto in maniera paternalistica: “Ragazzi avete fatto un ottimo lavoro, ma non ci sono risorse per rinnovarvi i contratti.” La mia esperienza da impiegato pubblico è durata a malapena tre mesi dopo aver studiato altrettanti per superare le prove scritte.

I lavoratori socialmente utili che entrano negli enti pubblici fanno dei colloqui orientativi, non debbano superare particolari prove scritte e/o teoriche ma debbano avere dei requisiti in termini di età, di reddito famigliare e aver maturato un periodo di disoccupazione di almeno sei mesi. Inoltre, gli enti pubblici impiegano risorse pubbliche che contribuiscono alla loro formazione. Capite ora che la questione di base posta da Report è sbagliata a monte.

I lavori socialmente utili negli enti pubblici debbano essere proibiti, aboliti. Altrimenti dobbiamo definitivamente cambiare i criteri di accesso per lavorare nei Comuni e nelle Regioni. Basta concorsi. Spesso sono coinvolte anche agenzie interinali e peggio ancora cooperative che assumono lavoratori secondo criteri oscuri e poco trasparenti. Il lavoratore entra con il passaparola, con la conoscenza del funzionario o politico di turno. Intendiamoci: il lavoratore socialmente utile non è un privilegiato tuttavia questo non significa che i criteri debbano essere trasparenti. Giusto che i lavoratori socialmente utili debbano avere gli stessi diritti degli altri? Io rispondo:NO! Perche i cantieri sociali sono una assoluta e drammatica anomalia al interno degli enti pubblici.

Vuoi scrivermi ? Generazionep@libero.it


2 febbraio 2017

TROVARE LAVORO CON UN APP: TENTARE NON NUOCE ALLA SALUTE

Il lavoro è diventato sinonimo di mobilità. Principalmente per due motivi. Uno perché per trovarlo bisogna spostarsi, allontanarsi dal proprio luogo di origine dove si è nati, cresciuti e forse dove si sono svolti i propri studi scolastici e universitari. Secondo perché si può trovare lavoro anche utilizzando apposite app per smartphone mentre ci si muove, si cammina da un posto ad un altro.


Ci sono attualmente diverse App in circolazione per chi è alla ricerca di un occupazione dove è possibile scaricarle gratuitamente sul proprio smartphone. In questo periodo ne stanno nascendo tante quindi gettare uno sguardo attento e incuriosito sulle ultime novità non guasta mai. L'obiettivo di questo articolo è puramente informativo.


Una di queste app si chiama CornerJOB. Con questa app è possibile inviare decine di curriculum. Bisogna creare un proprio profilo e candidarsi. In meno di 24 ore potresti finire tra le persone giudicate “interessanti” da parte delle aziende e venire contattato. Infatti le aziende hanno la possibilità di chattare direttamente con i candidati in tempo reale. Inoltre, è possibile geo-localizzare la ricerca del lavoro per trovare un impiego nelle proprie vicinanze.


Tuttavia, chi nel corso degli anni non ha svolto un lavoretto temporaneo per racimolare qualche soldino? Credo che la maggior parte di noi l'abbia fatto, chi no può ritenersi parte di una ristretta elite di illuminati. Poi nei ultimi anni la distinzione tra lavoretti temporanei e quelli che possiamo definire con la L maiuscola si è assottigliata ulteriormente.


In questo caso è nata una APP che assolve questo specifico compito. Si chiama Jobby , la parola è un incrocio fra job e hobby. Si tratta di un app che ti permette di cercare lavoretti manuali. Per esempio, chi ha una passione per i cani e gli animali domestici può trovare un lavoro come dog sitter per i fine settimana. Chi, invece, ama fare divertire grandi e piccini può fare l'animatore.


Lavoro temporaneo non deve essere necessariamente sinonimo di sfruttamento. Per questo gli autori del APP pongono l'accento sul concetto di “giusto compenso.” L'aspirante lavoratore può cercare lavoro geo-localizzando la ricerca. L'APP è disponibile sia per Ios che Android.





9 gennaio 2017

ZONE INSICURE E A RISCHIO A MILANO? METTIAMOCI UNO STAGISTA CHE NON GUASTA MAI

Un stagista non guasta mai. Ovunque lo si metta lui starà tranquillo senza dire una parola. Deve fare esperienza e apprendere quindi il suo adattamento è totale. Si è giovani, forse anche studenti pertanto eventuali pretese sono insensate e fuori luogo. Un rimborso spese è il giusto premio per chi si impegna a difendere la propria comunità da eventuali pericoli esterni.


Sta facendo molto discutere l'idea dell'assessora alla sicurezza di Milano che in collaborazione con le università Cattolica, Bocconi e Bicocca hanno deciso d'impiegare stagisti nelle zone a rischio della città. Studenti arabi e musulmani, ma anche latinos e cinesi provenienti dal master sulla sicurezza urbana organizzato dalle rispettive università. Per esempio, gli studenti stranieri e multilingue verranno utilizzati in zone come Via Padova oppure a San Siro.


Gli studenti stagisti di origine straniera verrebbero retribuiti con un rimborso spese. Ottenerebbero un punteggio che sarà valido nei prossimi concorsi validi per entrare nella polizia locale. La proposta rientra in un piano anti- radicalizzazione che si ispira al cosiddetto modello Rotterdam. Il progetto dovrebbe partire dalla prossima primavera.


Seguirà lo stesso modello anche la città di Torino con la sindaca Chiara Appendino oppure Roma di Virginia Raggi? Il tempo ci darà le opportune risposte se l'idea troverà i suoi strenui sostenitori. I cattivi modelli di solito in Italia trovano sempre un numero significativo di seguaci.


A mio avviso, la proposta è discutibile sono tanti punti di vista. La sicurezza ha i suoi costi inevitabili. Impiegando degli studenti assicurando a loro un rimborso spese piuttosto che uno stipendio ci sarebbero dei vantaggi prima di tutto economici. L'amministrazione comunale non può che trarre giovamento sotto questo punto di vista. Inoltre, la mia opinione è che oggi gli stagisti sono esageratamente sovra – utilizzati, impiegati ovunque, ormai un lascia passare utilizzabile per qualsiasi iniziativa ed evento. Quindi sono favorevole per un utilizzo residuale di questo strumento.


Tuttavia rimane un altro interrogativo. Visto che oltre agli obiettivi di sicurezza si vuole favorire, per cosi dire, una maggiore integrazione della comunità. Perché impiegare solo studenti stranieri? Perché non allargare tale iniziativa anche agli studenti italiani?




3 gennaio 2017

LA FINLANDIA DARA' UN REDDITO AI DISOCCUPATI, IN ITALIA I DISOCCUPATI SONO ABBANDONATI A SE STESSI.

La notizia forse è passata un po' sottotono, ma non per questo meno importante di tante altre. La Finlandia darà un reddito mensile ai disoccupati. Un reddito pari a 560 euro al mese. L'esperimento finlandese durerà almeno due anni e a come principale obiettivo quello di ridurre la povertà e la disoccupazione. L'aspetto più interessante del provvedimento è che il reddito non sarà vincolato a nulla, a eccezione della sua temporalità.


In Italia a che punto siamo? In Italia il reddito di cittadinanza non trova vita facile e manca un clima favorevole affinché esso trovi una concreta e reale applicazione. Non è possibile tecnicamente o manca una reale volontà politica? Il confine è pur sempre assai labile, ma sono propenso più per la seconda opzione. Manca una volontà politica sia da parte dei politici “vecchi” che di quelli appartenenti alla cosiddetta nuova generazione.

Le tesi in merito della sua inapplicabilità sono tante. Luca Ricolfi sostiene sul sole 24 ore che“in un paese come l’Italia costerebbe oltre 350 miliardi l’anno, una cifra che vale circa il doppio dei costi totali della sanità, della scuola e dell’università messe insieme. Ci sono altri autori detrattori che sostengono, invece, che un reddito di cittadinanza e un salario minimo garantito tutti i cittadini disoccupato sarebbe fortemente disincentivante alla ricerca di un posto di lavoro. Si diventerebbe come degli opportunisti e faciliterebbe, per cosi dire, la pigrizia umana. http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-12-26/reddito-cittadinanza-mito-e-realta-225656.shtml?uuid=ADC5xnKC


Tutti questi dibattiti, per quanto potrebbero sembrare approfonditi tecnicamente hanno un fondamentale difetto. Voltano la faccia alla sofferenza umana. Abbandonano milioni di cittadini in uno stato di totale degrado che la sfiducia verso le istituzioni diventa la più naturale e ovvia conseguenza. Che cosa possiamo aspettare da un uomo, da una donna o una famiglia che è costretta a vivere dentro ad una macchina? Che ci vengono a stringere la mano?


La “missione” di un politico è quello di costruire più che disfare. La “missione” di un intellettuale è quella di gettare le basi teoriche affinché i sistemi politici possono concretizzare idee e progetti innovativi per la cittadinanza. Le parole, le azioni, gli sforzi di ogni politico dovrebbero essere orientati al bene pubblico e al benessere di un numero sempre maggiore di cittadini. In Italia non esiste tutto questo, in Italia i dibattiti sul lavoro diventano fini a se stessi. Alimentano un marketing delle parole, dei dibattiti che alla fine non si può che uscire più vuoti e senza soluzioni.


21 novembre 2016

LA TESTIMONIANZA: “IO, PROMOTER NEL SETTORE BENESSERE PER LAVORARE DOVEVO PAGARE 60 EURO A QUESTA MULTINAZIONALE AMERICANA”


Buongiorno, stiamo cercando promotori nel settore benessere.” Questa è la frase che più o meno si è sentito dire Angelo quando ha ricevuta la chiamata da una presunta nota multinazionale americana. Per chi è alla ricerca di un occupazione e di una fonte di guadagno come lui può essere un occasione da non farsi assolutamente fuggire.


Angelo, tuttavia si faceva una domanda: chissà dove avranno preso il mio nominativo? Perché lui è sicurissimo di non aver mai spedito il suo curriculm a questa multinazionale. Ma questo non è un mistero scoprirlo. Tanti sono i siti di ricerca del lavoro dove è possibile pubblicare il proprio curriculum e rendilo pubblico e pertanto visibile a chiunque. Aziende serie, imprenditori seri, ma anche a soggetti improvvisati alla ricerca di polli da spennare.


Angelo viene convocato ad assistere ad una sorta di incontro collettivo dove i relatori illustrano la gloriosa storia e la nascita della multinazionale ecc Si convince quasi che la sua occasione sia finalmente arrivata. Tuttavia quando si è entra nei dettagli del lavoro da fare, le sue speranze si infrangono violentemente contro il duro muro della realtà.


Mi è stato detto che avrei dovuto acquistare una borsa contenente prodotti di vario tipo, prodotti dimagranti e per il benessere della persona al costo di 60 euro, poi avrei dovuto rivenderli ad amici, conoscenti...” “Mai sei proprio sicuro che ti hanno chiesto dei soldi?” - cerco di accertare. “si, assolutamente, avrei anche lavorato in gruppo e circa il 90% del guadagno sarebbe andato a me, il 5/10 % al nostro supervisore.” - mi precisa Angelo.


La gloriosa e presunta multinazionale trasforma i suoi promoter in consumatori e a sua volta guadagna sulle vendite dei prodotti comprati da loro stessi. Quindi, non solo non ci mette una lira nel assumere personale bisognoso di un lavoro, ma addirittura fa profitto sulla loro pelle. Angelo ha rifiutato categoricamente la loro proposta e se ne andato via.


Angelo mi dice: “Sono andato dall'altro capo della città per cercare un lavoro e guadagnare qualcosa, no per rimetterci dei soldi.” Tuttavia, vuoi per ingenuità o vuoi per disperazione oppure per tutte due le cose che vanno spesso a bracetto, tanti ci cascano. Quindi, cari lettori diffidate chi vi chiede soldi in cambio di un presunto lavoro come promoter nel settore benessere.



La testimonianza è una delle poche forme di resistenza civile che ci è rimasta contro un mercato del lavoro che vuole i suoi lavoratori ridotti in schiavi, in esseri non pensanti. Spesso ci sfoghiamo, ci lamentiamo che ci sono tante cose che non vanno in Italia, ma quando dobbiamo testimoniare di fronte alle ingiustizie che subiamo, ci tiriamo indietro. Non pensiamo, che una nostra testimonianza anche anonima può gettare luce su un male oscuro, e che questo cancro può essere combattuto e prevenuto anche attraverso l'uso della parola a beneficio di tutti.” Scrivimi a generazionep@libero.it e lasciami la tua testimonianza oggetto email : testimonianza. 




10 agosto 2016

"CICCIOTTELLE" : QUANDO LE DONNE FORMOSE VENGONO DISCRIMINATE SUI LUOGHI DI LAVORO

Spesso parliamo delle discriminazioni subite dalle donne sui luoghi di lavoro. Raramente sottolineiamo che ci sono alcune donne che sono più discriminate di altre donne. Le cosiddette formose o “cicciottelle” per utilizzare una espressione particolarmente usata in questo periodo a causa del caso che ha coinvolto il direttore del quotidiano Il Resto del Carlino che in un titolo uscito sul giornale sono state definite “cicciotelle” delle atlete azzurre.


La discriminazione estetica sui luoghi di lavoro è molto più radicata di quanto si possa pensare. Questa discriminazione può pesare enormemente anche nella ricerca di un posto di lavoro e pesare sulle proprie finanze. Praticamente le donne cosiddette “cicciottelle” prendono molto di meno rispetto alle proprie colleghe magre. In merito cito una ricerca americana.


Il Journal of Applied Psychology qualche anno fa pubblicò un’indagine che ha evidenziato per l’appunto, il rapporto reddito-peso corporeo nella popolazione americana. La ricerca sottolinea che le donne sovrappeso perdono dai 9 mila ai 19 mila dollari ogni anno a causa del loro peso, viceversa le donne magre guadagnano circa 22 mila dollari in più.


E questa discriminazione estetica spesso viene anche da altre donne. Su internet troviamo le testimonianze di tante ragazze che si sono sentite “guardare” strane da commesse oppure da selezionatrici del personale. Per esempio, una ragazza di un forum scrive: “ vado da Calzedonia a scegliere un costume e niente che mi stia bene! Le commesse mi guardano con occhi disgustati, avevo tutta la pancetta bianca che usciva dal costumino sotto!


Qualche ragazza che mi sta leggendo, ha subito discriminazioni legate al peso sui luoghi di lavoro? Se la risposta è positiva mandatemi la vostra testimonianza a generazionep@libero.it. Le testimonianze verranno pubblicate anonime su Generazione P http://generazionep.ilcannocchiale.it per tutelare la riservatezza dei propri utenti.









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