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2 febbraio 2017

TROVARE LAVORO CON UN APP: TENTARE NON NUOCE ALLA SALUTE

Il lavoro è diventato sinonimo di mobilità. Principalmente per due motivi. Uno perché per trovarlo bisogna spostarsi, allontanarsi dal proprio luogo di origine dove si è nati, cresciuti e forse dove si sono svolti i propri studi scolastici e universitari. Secondo perché si può trovare lavoro anche utilizzando apposite app per smartphone mentre ci si muove, si cammina da un posto ad un altro.


Ci sono attualmente diverse App in circolazione per chi è alla ricerca di un occupazione dove è possibile scaricarle gratuitamente sul proprio smartphone. In questo periodo ne stanno nascendo tante quindi gettare uno sguardo attento e incuriosito sulle ultime novità non guasta mai. L'obiettivo di questo articolo è puramente informativo.


Una di queste app si chiama CornerJOB. Con questa app è possibile inviare decine di curriculum. Bisogna creare un proprio profilo e candidarsi. In meno di 24 ore potresti finire tra le persone giudicate “interessanti” da parte delle aziende e venire contattato. Infatti le aziende hanno la possibilità di chattare direttamente con i candidati in tempo reale. Inoltre, è possibile geo-localizzare la ricerca del lavoro per trovare un impiego nelle proprie vicinanze.


Tuttavia, chi nel corso degli anni non ha svolto un lavoretto temporaneo per racimolare qualche soldino? Credo che la maggior parte di noi l'abbia fatto, chi no può ritenersi parte di una ristretta elite di illuminati. Poi nei ultimi anni la distinzione tra lavoretti temporanei e quelli che possiamo definire con la L maiuscola si è assottigliata ulteriormente.


In questo caso è nata una APP che assolve questo specifico compito. Si chiama Jobby , la parola è un incrocio fra job e hobby. Si tratta di un app che ti permette di cercare lavoretti manuali. Per esempio, chi ha una passione per i cani e gli animali domestici può trovare un lavoro come dog sitter per i fine settimana. Chi, invece, ama fare divertire grandi e piccini può fare l'animatore.


Lavoro temporaneo non deve essere necessariamente sinonimo di sfruttamento. Per questo gli autori del APP pongono l'accento sul concetto di “giusto compenso.” L'aspirante lavoratore può cercare lavoro geo-localizzando la ricerca. L'APP è disponibile sia per Ios che Android.





9 gennaio 2017

ZONE INSICURE E A RISCHIO A MILANO? METTIAMOCI UNO STAGISTA CHE NON GUASTA MAI

Un stagista non guasta mai. Ovunque lo si metta lui starà tranquillo senza dire una parola. Deve fare esperienza e apprendere quindi il suo adattamento è totale. Si è giovani, forse anche studenti pertanto eventuali pretese sono insensate e fuori luogo. Un rimborso spese è il giusto premio per chi si impegna a difendere la propria comunità da eventuali pericoli esterni.


Sta facendo molto discutere l'idea dell'assessora alla sicurezza di Milano che in collaborazione con le università Cattolica, Bocconi e Bicocca hanno deciso d'impiegare stagisti nelle zone a rischio della città. Studenti arabi e musulmani, ma anche latinos e cinesi provenienti dal master sulla sicurezza urbana organizzato dalle rispettive università. Per esempio, gli studenti stranieri e multilingue verranno utilizzati in zone come Via Padova oppure a San Siro.


Gli studenti stagisti di origine straniera verrebbero retribuiti con un rimborso spese. Ottenerebbero un punteggio che sarà valido nei prossimi concorsi validi per entrare nella polizia locale. La proposta rientra in un piano anti- radicalizzazione che si ispira al cosiddetto modello Rotterdam. Il progetto dovrebbe partire dalla prossima primavera.


Seguirà lo stesso modello anche la città di Torino con la sindaca Chiara Appendino oppure Roma di Virginia Raggi? Il tempo ci darà le opportune risposte se l'idea troverà i suoi strenui sostenitori. I cattivi modelli di solito in Italia trovano sempre un numero significativo di seguaci.


A mio avviso, la proposta è discutibile sono tanti punti di vista. La sicurezza ha i suoi costi inevitabili. Impiegando degli studenti assicurando a loro un rimborso spese piuttosto che uno stipendio ci sarebbero dei vantaggi prima di tutto economici. L'amministrazione comunale non può che trarre giovamento sotto questo punto di vista. Inoltre, la mia opinione è che oggi gli stagisti sono esageratamente sovra – utilizzati, impiegati ovunque, ormai un lascia passare utilizzabile per qualsiasi iniziativa ed evento. Quindi sono favorevole per un utilizzo residuale di questo strumento.


Tuttavia rimane un altro interrogativo. Visto che oltre agli obiettivi di sicurezza si vuole favorire, per cosi dire, una maggiore integrazione della comunità. Perché impiegare solo studenti stranieri? Perché non allargare tale iniziativa anche agli studenti italiani?




3 gennaio 2017

LA FINLANDIA DARA' UN REDDITO AI DISOCCUPATI, IN ITALIA I DISOCCUPATI SONO ABBANDONATI A SE STESSI.

La notizia forse è passata un po' sottotono, ma non per questo meno importante di tante altre. La Finlandia darà un reddito mensile ai disoccupati. Un reddito pari a 560 euro al mese. L'esperimento finlandese durerà almeno due anni e a come principale obiettivo quello di ridurre la povertà e la disoccupazione. L'aspetto più interessante del provvedimento è che il reddito non sarà vincolato a nulla, a eccezione della sua temporalità.


In Italia a che punto siamo? In Italia il reddito di cittadinanza non trova vita facile e manca un clima favorevole affinché esso trovi una concreta e reale applicazione. Non è possibile tecnicamente o manca una reale volontà politica? Il confine è pur sempre assai labile, ma sono propenso più per la seconda opzione. Manca una volontà politica sia da parte dei politici “vecchi” che di quelli appartenenti alla cosiddetta nuova generazione.

Le tesi in merito della sua inapplicabilità sono tante. Luca Ricolfi sostiene sul sole 24 ore che“in un paese come l’Italia costerebbe oltre 350 miliardi l’anno, una cifra che vale circa il doppio dei costi totali della sanità, della scuola e dell’università messe insieme. Ci sono altri autori detrattori che sostengono, invece, che un reddito di cittadinanza e un salario minimo garantito tutti i cittadini disoccupato sarebbe fortemente disincentivante alla ricerca di un posto di lavoro. Si diventerebbe come degli opportunisti e faciliterebbe, per cosi dire, la pigrizia umana. http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-12-26/reddito-cittadinanza-mito-e-realta-225656.shtml?uuid=ADC5xnKC


Tutti questi dibattiti, per quanto potrebbero sembrare approfonditi tecnicamente hanno un fondamentale difetto. Voltano la faccia alla sofferenza umana. Abbandonano milioni di cittadini in uno stato di totale degrado che la sfiducia verso le istituzioni diventa la più naturale e ovvia conseguenza. Che cosa possiamo aspettare da un uomo, da una donna o una famiglia che è costretta a vivere dentro ad una macchina? Che ci vengono a stringere la mano?


La “missione” di un politico è quello di costruire più che disfare. La “missione” di un intellettuale è quella di gettare le basi teoriche affinché i sistemi politici possono concretizzare idee e progetti innovativi per la cittadinanza. Le parole, le azioni, gli sforzi di ogni politico dovrebbero essere orientati al bene pubblico e al benessere di un numero sempre maggiore di cittadini. In Italia non esiste tutto questo, in Italia i dibattiti sul lavoro diventano fini a se stessi. Alimentano un marketing delle parole, dei dibattiti che alla fine non si può che uscire più vuoti e senza soluzioni.


21 novembre 2016

LA TESTIMONIANZA: “IO, PROMOTER NEL SETTORE BENESSERE PER LAVORARE DOVEVO PAGARE 60 EURO A QUESTA MULTINAZIONALE AMERICANA”


Buongiorno, stiamo cercando promotori nel settore benessere.” Questa è la frase che più o meno si è sentito dire Angelo quando ha ricevuta la chiamata da una presunta nota multinazionale americana. Per chi è alla ricerca di un occupazione e di una fonte di guadagno come lui può essere un occasione da non farsi assolutamente fuggire.


Angelo, tuttavia si faceva una domanda: chissà dove avranno preso il mio nominativo? Perché lui è sicurissimo di non aver mai spedito il suo curriculm a questa multinazionale. Ma questo non è un mistero scoprirlo. Tanti sono i siti di ricerca del lavoro dove è possibile pubblicare il proprio curriculum e rendilo pubblico e pertanto visibile a chiunque. Aziende serie, imprenditori seri, ma anche a soggetti improvvisati alla ricerca di polli da spennare.


Angelo viene convocato ad assistere ad una sorta di incontro collettivo dove i relatori illustrano la gloriosa storia e la nascita della multinazionale ecc Si convince quasi che la sua occasione sia finalmente arrivata. Tuttavia quando si è entra nei dettagli del lavoro da fare, le sue speranze si infrangono violentemente contro il duro muro della realtà.


Mi è stato detto che avrei dovuto acquistare una borsa contenente prodotti di vario tipo, prodotti dimagranti e per il benessere della persona al costo di 60 euro, poi avrei dovuto rivenderli ad amici, conoscenti...” “Mai sei proprio sicuro che ti hanno chiesto dei soldi?” - cerco di accertare. “si, assolutamente, avrei anche lavorato in gruppo e circa il 90% del guadagno sarebbe andato a me, il 5/10 % al nostro supervisore.” - mi precisa Angelo.


La gloriosa e presunta multinazionale trasforma i suoi promoter in consumatori e a sua volta guadagna sulle vendite dei prodotti comprati da loro stessi. Quindi, non solo non ci mette una lira nel assumere personale bisognoso di un lavoro, ma addirittura fa profitto sulla loro pelle. Angelo ha rifiutato categoricamente la loro proposta e se ne andato via.


Angelo mi dice: “Sono andato dall'altro capo della città per cercare un lavoro e guadagnare qualcosa, no per rimetterci dei soldi.” Tuttavia, vuoi per ingenuità o vuoi per disperazione oppure per tutte due le cose che vanno spesso a bracetto, tanti ci cascano. Quindi, cari lettori diffidate chi vi chiede soldi in cambio di un presunto lavoro come promoter nel settore benessere.



La testimonianza è una delle poche forme di resistenza civile che ci è rimasta contro un mercato del lavoro che vuole i suoi lavoratori ridotti in schiavi, in esseri non pensanti. Spesso ci sfoghiamo, ci lamentiamo che ci sono tante cose che non vanno in Italia, ma quando dobbiamo testimoniare di fronte alle ingiustizie che subiamo, ci tiriamo indietro. Non pensiamo, che una nostra testimonianza anche anonima può gettare luce su un male oscuro, e che questo cancro può essere combattuto e prevenuto anche attraverso l'uso della parola a beneficio di tutti.” Scrivimi a generazionep@libero.it e lasciami la tua testimonianza oggetto email : testimonianza. 




10 agosto 2016

"CICCIOTTELLE" : QUANDO LE DONNE FORMOSE VENGONO DISCRIMINATE SUI LUOGHI DI LAVORO

Spesso parliamo delle discriminazioni subite dalle donne sui luoghi di lavoro. Raramente sottolineiamo che ci sono alcune donne che sono più discriminate di altre donne. Le cosiddette formose o “cicciottelle” per utilizzare una espressione particolarmente usata in questo periodo a causa del caso che ha coinvolto il direttore del quotidiano Il Resto del Carlino che in un titolo uscito sul giornale sono state definite “cicciotelle” delle atlete azzurre.


La discriminazione estetica sui luoghi di lavoro è molto più radicata di quanto si possa pensare. Questa discriminazione può pesare enormemente anche nella ricerca di un posto di lavoro e pesare sulle proprie finanze. Praticamente le donne cosiddette “cicciottelle” prendono molto di meno rispetto alle proprie colleghe magre. In merito cito una ricerca americana.


Il Journal of Applied Psychology qualche anno fa pubblicò un’indagine che ha evidenziato per l’appunto, il rapporto reddito-peso corporeo nella popolazione americana. La ricerca sottolinea che le donne sovrappeso perdono dai 9 mila ai 19 mila dollari ogni anno a causa del loro peso, viceversa le donne magre guadagnano circa 22 mila dollari in più.


E questa discriminazione estetica spesso viene anche da altre donne. Su internet troviamo le testimonianze di tante ragazze che si sono sentite “guardare” strane da commesse oppure da selezionatrici del personale. Per esempio, una ragazza di un forum scrive: “ vado da Calzedonia a scegliere un costume e niente che mi stia bene! Le commesse mi guardano con occhi disgustati, avevo tutta la pancetta bianca che usciva dal costumino sotto!


Qualche ragazza che mi sta leggendo, ha subito discriminazioni legate al peso sui luoghi di lavoro? Se la risposta è positiva mandatemi la vostra testimonianza a generazionep@libero.it. Le testimonianze verranno pubblicate anonime su Generazione P http://generazionep.ilcannocchiale.it per tutelare la riservatezza dei propri utenti.









30 maggio 2016

I CENTRI PER L'IMPIEGO A COSA SERVONO?


C'è una domanda che un aspirante lavoratore in cerca di una occupazione di solito si fa. I Centri per l'impiego a cosa servono? Un quesito del tutto legittimo, la qui risposta è fin troppo scontata e ciascuno dei miei lettori conosce già la risposta. L'utilità dei nostri Centri per l'impiego rimane un imperscrutabile mistero come quello delle origini del universo.


La maggior parte delle persone che si iscrivono al Centro per l'Impiego di solito ci vanno ogni tanto per un solo motivo. Richiedere il certificato di disoccupazione. Ciò significa fare delle interminabili file e perdere almeno una mezza giornata per una procedura burocratica che potrebbe essere benissimo smaltita con una semplice connessione internet e un computer.


Passano i governi, passano le riforme, passano gli anni ma i Centri per l'impiego rimangano tali e uguali. Nulla cambia. Si punta piuttosto su una politica di responsabilizzazione e delegittimazioni del aspirante lavoratore. Si dice: “caro disoccupato, noi ti offriamo un corso di formazione oppure un tirocinio e tu lo devi accettare, altrimenti non avrai più alcun diritto compreso quello di ricevere eventuali sussidi.”


Un discorso che, a mio parere, avrebbe delle problematiche di carattere etiche tutt'altro che trascurabili. Non solo il disoccupato è privato di uno dei diritti fondamentali della nostra costituzione, Il diritto al lavoro ma l'aspirante lavoratore viene privato anche della sua capacità decisionale. Cioè della sua capacità di rifiutare un corso di formazione o di uno stage che di solito non portano benefici immediati e raramente sono utili.


Quando il presunto aiuto si trasforma in una forma di ricatto dubito del onesta di tale aiuto. Allora la domanda da farci dovrebbe essere la seguente. Davvero vogliamo aiutare le persone a trovare un occupazione e a ritrovare la loro dignità? oppure miriamo piuttosto a delegittimare la loro esistenza spostando la causa della disoccupazione da un origine di tipo strutturale a una di tipo individuale?


Senza considerare che con un incredibile miopia non guardiamo l'altra faccia della medaglia. Cosa succede a tutti quei Centri per l'impiego che nel corso di un anno solare non propongono uno straccio di impiego o corso di formazione a chi è regolarmente iscritto nei loro archivi? Se responsabilità ci deve essere questa dovrebbe essere reciproca.



18 aprile 2016

STAGE A 50 ANNI SONO UN OPPORTUNITA'?


In data 11 aprile il quotidiano La Repubblica ha pubblicato un articolo “Ne' lavoro ne' pensione la carica degli stagisti che ci provano a 50 anni.” L'obiettivo del articolo è quello di mettere in luce un fenomeno fino ad ora poco conosciuto, comunque scarsamente approfondito in questi ultimi anni da professionisti e mezzi di comunicazione di massa. Gli stage svolti e rivolti a soggetti non più giovanissimi, anzi decisamente più vicini all'età pensionabile.


Badate bene che ho parlato di “fenomeno” , una espressione fin troppo neutrale per i miei gusti. In realtà si tratta di un cancro che si è insediato nel tessuto del mercato del lavoro e sta distruggendo persone e il lavoro stesso almeno nella rappresentazione e concezione del lavoro che abbiamo avuto fino adesso. Una contrattazione stipulata tra due soggetti dove il datore di lavoratore riconosce uno stipendio al dipendente, e quest'ultimo in cambio presta la propria opera manuale e/o intellettuale.


L'articolo approfondisce il tema intervistando diversi stagisti cinquantenni. La domanda dell'intervista è la seguente: Perché hai accettato uno stage a 50 anni? Gabriella, gelataia in prova, risponde: “...volevo dimostrare ai miei figli che non bisogna mai darsi per sconfitti.” La signora Patrizia, stagista nella cancelleria dei tribunali, risponde: “...siamo tappabuchi ma almeno ci sentiamo vivi...” e le altre interviste e risposte sono più o meno dello stesso tenore.


Da una lettura superficiale di queste risposte, ci possono far sembrare gli stage a cinquant'anni una opportunità da cogliere al volo, in realtà sono l'espressione che la disperazione umana a raggiunto picchi così alti che raramente sono stati raggiunti nella storia del lavoro. Anni fa, che frequentavo spesso il centro per l'impiego osservavo gli occhi delle persone cinquantenni dove venivano proposti stage con rimborso spese. Nel loro occhi vedevo tristezza e il calpestamento spregiudicato della loro dignità.


I cinquantenni che accettano gli stage è perché non vedono alternative diverse nel loro futuro, senza considerare le conseguenze che possono derivare a seguito della non accettazione di uno stage proposto da un Centro per l'impiego (e se mi tolgono dalle liste di disoccupazione?). I disoccupati cinquantenni sono gente disperata e anche ricattata. Nel cuore delle nostra democrazia occidentale assistiamo ad grave violazione dei diritti umani, e peggio ancora manca la consapevolezza e coscienza critica di tale violazione.


Vuoi raccontarmi la tua esperienza o testimonianza? Fare una tua riflessione? Scrivimi a generazionep@libero.it




11 aprile 2016

LA METAMORFOSI DEL VOLONTARIATO: DA IMPEGNO COMUNITARIO A SFRUTTAMENTO SOCIALE ISTITUALIZZATO di Marco Patruno

Stiamo assistendo in questi ultimi anni ad una profonda metamorfosi del volontariato e della figura del volontario da impegno comunitario e spontaneo di uno o più individui in determinati ambiti settoriali a sfruttamento sociale istituzionalizzato di una massa di soggetti che condividono la triste sorte di essere degli espulsi o non integrati nel mercato del lavoro.


Ormai i volontari vengono utilizzati e sfruttati in ogni occasione. Possono essere delle mostre di arte, degli eventi istituzionali e culturali di media e grande portata (pensiamo al EXPO), nella manutenzione dell'arredo urbano oppure nei tour elettorali del politico di turno. In altre parole, l'impiego massiccio dei volontari volto a sostituire manodopera retribuita è diventata una pratica universale e socialmente accettata che non conosce bandiere e orientamenti ideologici.


I soggetti per lo più coinvolti, sono donne e giovani che faticano a trovare una propria collocazione sul mercato del lavoro oppure pensionati che hanno bisogno di sentirsi utili e parte di una comunità. Sta di fatto che i soggetti promotori del volontariato, spesso pubblici ma anche di natura privata, sfruttano quella che viene chiamata funzione latente del lavoro che agisce nella coscienza dell'individuo in maniera altrettanto importante della funzione manifesta.


Non c'è dubbio che quando manca un lavoro, non c'è una retribuzione ma il bisogno di uno status, e di avere quindi un ruolo sociale da parte di un individuo all'interno di una comunità è altrettanto fondamentale. Non è un caso che il vocabolario dei promotori del volontariato è ricco di espressioni del tipo: “partecipazione civile”, “cittadinanza attiva” che servono a far leva sullo spirito dei potenziali volontari. Lo possiamo definire una sorta di marketing della coscienza che va riferimento a valori altamente astratti e idealistici.


Il confine tra lavoro e volontariato si è assottigliato fino al punto tale da rendere indistinguibili entrambe le nozioni. In questa ibridazione della funzione del lavoro e di quella del volontariato ha creato nuove e numerose occasioni di sfruttamento e di ingiustizia sociale dove si è vittime ma allo stesso tempo anche ingenui e inconsapevoli complici.


Se stato un volontario? La tua esperienza è stata decisamente negativa? Ti sei sentito sfruttato? Scrivimi a generazionep@libero.it















13 ottobre 2014

DAL CARRER DAY A IO LAVORO, E TEMPO DI JOB MEETING

Il periodo autunnale è il tempo dei job meeting. Ogni anno ne nascono di nuovi. I giovani neolaureati o chi cerca un posto di lavoro inizia una gara all'ultimo sangue per Incontrare di persona i selezionatori di una grande azienda non capita certamente tutti i giorni. Per quanto mi riguarda, dovrebbero organizzarmi un pensione meeting visto che è da dieci anni che le frequento.


Non sono in grado di dirvi quanto i job meeting siano effettivamente efficaci, di sicuro in tempi di penuria e crisi l'alternativa migliore è incontrare di continuo persone e professionisti. A volte tra le persone nascono delle sinergie, un feeling che va al di là del curriculum (e per quale ritengo fermamente che sia “l'invenzione” più stupida nella storia dell'umanità.)


A scopo puramente informativo, ricordo ai miei lettori che il 5/6/7 novembre 2014 ci sarà IO LAVORO che si rivolge a chi è alla ricerca della prima occupazione, per i disoccupati che cercano un occupazione e per chi desidera cambiare attività. Andando sul sito www.iolavoro.org è possibile registrarsi online a partire dal 10 ottobre. Registrazione che è obbligatoria. IO LAVORO si svolgerà a Torino presso il Pala Alpitour.


Invece, mercoledì 15 ottobre 2014 si svolgerà il CAREER DAY all' Università degli Studi di Torino – Scuola di Management ed Economia Corso Unione Sovietica 218 Bis. L'ingresso è libero e gratuito e si potranno incontrare personalmente aziende molto importanti. Dalle 10 alle 17 00 l'orario di apertura.


Come vedete, di Job Meeting c'è ne sono tanti. Anzi, c'è l'imbarazzo della scelta. Quindi siate pronti, andate in copisteria a stampare un bel pacco di curriculum e non abbattetevi se il selezionatore o la bella selezionatore vi dirà che non siete pronti o non siete adatti perché, per esempio, non sapete bene l'inglese. Di sicuro non lo saprà nemmeno lui o lei che vi sta selezionando.


Non intendo darvi consigli, anzi un consiglio ve lo voglio dare. Non arrendetevi, non abbattetevi di fronte alle delusioni. Non fatevi assalire dalla rabbia perché danneggerete soltanto voi stessi. E chi ve lo dice non un novello alle primissime armi (magari se lo fossi.). Sperando che questo articolo vi sia stato utile. Vi auguro Buon Job Meeting.



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29 settembre 2014

GLI STUDENTI UNIVERSITARI VENEZIANI PROTESTANO: “NON VOGLIAMO LAVORARE GRATIS PER LE FONDAZIONI UNIVERSITARIE” di Marco Patruno

Il 24 settembre durante il V convegno delle Fondazioni Universitarie Italiane presso la sede centrale dell'Università Ca' Foscari, un gruppo di studenti universitari appartenenti al L.i.SC Invendibili hanno interrotto il convegno e protestato contro lo sfruttamento del lavoro gratuito e sottopagato operato da parte delle fondazioni universitarie. Al convegno era presente il presidente Carraro della fondazione Ca' Foscari

Una delle rappresentanti del collettivo ha dichiarato: “Noi chiediamo che le fondazioni universitarie si operano a far si che ci siano dei contratti reali e non ci sia uno sfruttamento di migliaia di studenti universitari all'interno di percorsi quali stage e tirocini.” La stessa rappresentante del collettivo ha dichiarato: [basta con] gli studenti universitari gratuiti all'interno all'interno dell'arsenale di Venezia noi vogliamo e pretendiamo che il nostro lavoro sia pagato e riconosciuto, siamo indisponibili a lavorare gratis.”



I VIDEO DELLA PROTESTA https://www.youtube.com/watch?v=c0_ofNJjK1o

https://www.youtube.com/watch?v=mmxdL91z3mc



Il collettivo di studenti universitari L.i.SC Invendibili ritiene inaccettabile che l’Ateneo veneziano fornisca, e di questo si vanti, manodopera iper formata e qualificata a 2€lordi l'ora a colossi finanziari come Benetton, Zamperla, Biennale, Csar, EXPO Venice, Mostra del Cinema.

Lo sfruttamento del lavoro universitario attraverso stage e tirocini è una grave piaga sociale di questo paese. La formazione diventa l'alibi perfetto per non retribuire il giovane con uno stipendio dignitoso che gli consenta di raggiungere una sua autonomia economica una volta laureato, quando cioè deve affrontare il mercato del lavoro.

Da moltissimi anni il blog Generazione P ( quasi 10 anni ormai!) chiede che si passi ad una definitiva abolizione universale degli stage gratuiti e il superamento e cancellazione dei concetti di rimborso spese e facilitazioni per tutti le tipologie di stage, concetti che giudico offensivi e vergognosi per la dignità dei giovani affinché si possa arrivare ad uno stipendio di formazione netto.

Senza dimenticare un concetto che ho espresso molti anni fa, cioè quello che dell'estrema residualità degli stage. Cioè lo stage non deve essere lo strumento principe per la assunzione dei giovani ma l'ultima delle possibile alternative privilegiando i contratti di lavoro. Purtroppo forze politiche, economiche e istituzioni pubbliche statali e locali puntano sugli stage come strumento centrale per abbattere il dramma della disoccupazione giovanile e favorire l'ingresso nel mercato del lavoro con conseguenze che saranno drammatiche sul piano sociale e umano nei prossimi anni.

La protesta del collettivo Li.SC è un segnale che va colto con estrema attenzione, e necessario aprire un serio dibattito in Italia.


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