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13 ottobre 2014

DAL CARRER DAY A IO LAVORO, E TEMPO DI JOB MEETING

Il periodo autunnale è il tempo dei job meeting. Ogni anno ne nascono di nuovi. I giovani neolaureati o chi cerca un posto di lavoro inizia una gara all'ultimo sangue per Incontrare di persona i selezionatori di una grande azienda non capita certamente tutti i giorni. Per quanto mi riguarda, dovrebbero organizzarmi un pensione meeting visto che è da dieci anni che le frequento.


Non sono in grado di dirvi quanto i job meeting siano effettivamente efficaci, di sicuro in tempi di penuria e crisi l'alternativa migliore è incontrare di continuo persone e professionisti. A volte tra le persone nascono delle sinergie, un feeling che va al di là del curriculum (e per quale ritengo fermamente che sia “l'invenzione” più stupida nella storia dell'umanità.)


A scopo puramente informativo, ricordo ai miei lettori che il 5/6/7 novembre 2014 ci sarà IO LAVORO che si rivolge a chi è alla ricerca della prima occupazione, per i disoccupati che cercano un occupazione e per chi desidera cambiare attività. Andando sul sito www.iolavoro.org è possibile registrarsi online a partire dal 10 ottobre. Registrazione che è obbligatoria. IO LAVORO si svolgerà a Torino presso il Pala Alpitour.


Invece, mercoledì 15 ottobre 2014 si svolgerà il CAREER DAY all' Università degli Studi di Torino – Scuola di Management ed Economia Corso Unione Sovietica 218 Bis. L'ingresso è libero e gratuito e si potranno incontrare personalmente aziende molto importanti. Dalle 10 alle 17 00 l'orario di apertura.


Come vedete, di Job Meeting c'è ne sono tanti. Anzi, c'è l'imbarazzo della scelta. Quindi siate pronti, andate in copisteria a stampare un bel pacco di curriculum e non abbattetevi se il selezionatore o la bella selezionatore vi dirà che non siete pronti o non siete adatti perché, per esempio, non sapete bene l'inglese. Di sicuro non lo saprà nemmeno lui o lei che vi sta selezionando.


Non intendo darvi consigli, anzi un consiglio ve lo voglio dare. Non arrendetevi, non abbattetevi di fronte alle delusioni. Non fatevi assalire dalla rabbia perché danneggerete soltanto voi stessi. E chi ve lo dice non un novello alle primissime armi (magari se lo fossi.). Sperando che questo articolo vi sia stato utile. Vi auguro Buon Job Meeting.



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29 settembre 2014

GLI STUDENTI UNIVERSITARI VENEZIANI PROTESTANO: “NON VOGLIAMO LAVORARE GRATIS PER LE FONDAZIONI UNIVERSITARIE” di Marco Patruno

Il 24 settembre durante il V convegno delle Fondazioni Universitarie Italiane presso la sede centrale dell'Università Ca' Foscari, un gruppo di studenti universitari appartenenti al L.i.SC Invendibili hanno interrotto il convegno e protestato contro lo sfruttamento del lavoro gratuito e sottopagato operato da parte delle fondazioni universitarie. Al convegno era presente il presidente Carraro della fondazione Ca' Foscari

Una delle rappresentanti del collettivo ha dichiarato: “Noi chiediamo che le fondazioni universitarie si operano a far si che ci siano dei contratti reali e non ci sia uno sfruttamento di migliaia di studenti universitari all'interno di percorsi quali stage e tirocini.” La stessa rappresentante del collettivo ha dichiarato: [basta con] gli studenti universitari gratuiti all'interno all'interno dell'arsenale di Venezia noi vogliamo e pretendiamo che il nostro lavoro sia pagato e riconosciuto, siamo indisponibili a lavorare gratis.”



I VIDEO DELLA PROTESTA https://www.youtube.com/watch?v=c0_ofNJjK1o

https://www.youtube.com/watch?v=mmxdL91z3mc



Il collettivo di studenti universitari L.i.SC Invendibili ritiene inaccettabile che l’Ateneo veneziano fornisca, e di questo si vanti, manodopera iper formata e qualificata a 2€lordi l'ora a colossi finanziari come Benetton, Zamperla, Biennale, Csar, EXPO Venice, Mostra del Cinema.

Lo sfruttamento del lavoro universitario attraverso stage e tirocini è una grave piaga sociale di questo paese. La formazione diventa l'alibi perfetto per non retribuire il giovane con uno stipendio dignitoso che gli consenta di raggiungere una sua autonomia economica una volta laureato, quando cioè deve affrontare il mercato del lavoro.

Da moltissimi anni il blog Generazione P ( quasi 10 anni ormai!) chiede che si passi ad una definitiva abolizione universale degli stage gratuiti e il superamento e cancellazione dei concetti di rimborso spese e facilitazioni per tutti le tipologie di stage, concetti che giudico offensivi e vergognosi per la dignità dei giovani affinché si possa arrivare ad uno stipendio di formazione netto.

Senza dimenticare un concetto che ho espresso molti anni fa, cioè quello che dell'estrema residualità degli stage. Cioè lo stage non deve essere lo strumento principe per la assunzione dei giovani ma l'ultima delle possibile alternative privilegiando i contratti di lavoro. Purtroppo forze politiche, economiche e istituzioni pubbliche statali e locali puntano sugli stage come strumento centrale per abbattere il dramma della disoccupazione giovanile e favorire l'ingresso nel mercato del lavoro con conseguenze che saranno drammatiche sul piano sociale e umano nei prossimi anni.

La protesta del collettivo Li.SC è un segnale che va colto con estrema attenzione, e necessario aprire un serio dibattito in Italia.


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19 ottobre 2011

LA CARICA DEGLI STAGISTI AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI ROMA di Marco Patruno

 

La carica degli stagisti al festival internazionale del Film di Roma. La Fondazione Cinema per Roma sta cercando decine di stagisti da impiegare in diverse aree di impiego. Dagli accrediti al casellario stampa, dalla produzione al focus come fa sapere chi gestisce direttamente le selezioni sulla pagina di facebook. Gli stage “ovviamente” non sono retribuiti.

Qui di seguito trovate l'annuncio

La Fondazione Cinema per Roma apre a studenti universitari (italiani o stranieri) e neolaureati la possibilità di svolgere un periodo di stage formativo, non retribuito, al Festival Internazionale del Film di Roma (27 ottobre - 4 novembre 2011).

Per candidarsi è necessario inviare il proprio curriculum, indicativamente entro la prima metà di ottobre, via email a......

Per maggiori informazioni, è a disposizione una pagina dedicata su facebook con informazioni aggiornate, che offre inoltre la possibilità di confrontarsi con quanti hanno già affrontato l'esperienza di lavorare al Festival.

Fondazione Cinema per Roma, costituita nel 2007, su iniziativa di Comune di Roma, Regione Lazio, Provincia di Roma, Camera di Commercio di Roma e Fondazione Musica per Roma, è l'Ente che organizza il Festival Internazionale del Film di Roma e una serie di altri eventi, tra i quali Viaggio nel Cinema Americano, Aspettando il Festival, Anteprime Film e I Mestieri del Cinema.

(Chi non sognerebbe di incontrare Penelope Cruz? ma come lavoratore retribuito, no come stagista non pagato )

Ormai spesso in Italia esiste questa cattiva abitudine di “reclutare” decine di stagisti e/o volontari in occasione di questi festival ed eventi mondani. Il giovane stagista diventa una risorsa gratis da impiegare al posto di personale retribuito. Anzi, spesso il giovane stagista ci rimette di tasca propria visto che le spese di soggiorno sono a suo carico. Qualcuno sarà pure contento, il grande schermo a da sempre esercitato un fascino irresistibile per grandi e piccini. Chi non ha mai desiderato di stringere la mano a George Clooney, a Charlize Theron o a qualche altro divo o diva? Ma con tutto il rispetto verso Charlize Theron che suscita nel sottoscritto sogni segreti e inconfessabili, rifiuterei di fare uno stage non pagato anche a costo di non stringerle mai la mano ammettendo che da stagista ciò possa verificarsi.

Ritengo che gli stage della durata di alcuni giorni come verrà per gli stagisti impiegati al festival internazionale del cinema di Venezia devono essere rigorosamente vietati dalla legge. La legge dovrebbe prevedere un periodo minimo di durata per gli stage. Se uno stage dura pochi giorni significa che non pre - esiste un progetto formativo-condizione essenziale e indispensabile per l'attivazione di uno stage. Gli enti promotori e  varie realtà dovrebbero diffidare e smettere di pubblicare annunci di questo genere perché altrimenti farebbero un cattivo servizio rivolto ai giovani.

Non è giusto che i giovani vengano utilizzati come un “grata e vinci” usa e getta. Fantasmi che si muovono silenziosamente nascosti alle telecamere e flash che sono invece concentrati sul mondo dorato e illusorio dello star system cinematografico.

Questo blog da la possibilità di replica a tutti i protagonisti e le parti coinvolte nei suoi articoli basati spesso sulla segnalazione e il ruolo fondamentale degli utenti. Quindi, chi vuole può scrivermi sempre all'indirizzo generazionep@libero.it



 


30 agosto 2011

L'ABOMINIO PENSIONISTICO di Domenico Perre

 



Domenico Perre- Laureando in Scienze Internazionali e Diplomatiche c/o Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Torino, ed ex stagista presso il Campus ONU di Torino come assistente analista per l'Agenzia UNICRI (United Nation Interregional Crime and Justice Research Institut). attualmente in cerca ed attesa di occupazione....



Cosa c'è di meglio che alzarsi la mattina e, dopo aver gustato un buon cappuccio e brioche, sfogliare il giornale e scoprire che sono stati finalmente definiti i punti bui della finanziaria....un po' come se ci avessero accesso la luce su una strada lastricata di escrementi....ma finalmente vediamo in chiaro gli abomini deliberati.

Oltre all'ormai annunciato taglio delle province e la soppressione della “Robin Tax” (mi sembra giusto che gli stra ricchi non debbano pagare tanto....poverini...) la parte più dolente riguarda l'ennesima riforma (scempiosa) del sistema pensionistico. I principali provvedimenti sono:

A) La decadenza del limite di età per il raggiungimento della soglia pensionabile;

B) L'impossibilità di riscatto dell'anno del servizio di leva e degli anni di università;

B) L'accesso alla pensione esclusivamente al raggiungimento del 40° anno di contribuzione.

Difatti, prima, al compimento del 65° anno di età per gli uomini e del 60° per le donne, si aveva acesso alla pensione. Viceversa, ad esempio, con 39 anni di contribuzione più l'anno del servizio di leva, oppure se si possedevano 35 anni di contribuzione e si aveva studiato all'università per 5 anni, si poteva aver accesso immediato alla pensione, mentre ora si dovranno possedere, a prescindere, 40 anni di contribuzione al di fuori dei periodi di leva militare e/o studio.

io sono altamente indignato per diversi motivi:

A) Innanzitutto l'intera contribuzione versata durante il periodo di leva da tutti i giovani che hanno prestato un servizio allo stato è stata interamente bruciata e sperperata da amministratori e burocrati dalle mani bucate nonchè avidi nel riempirsi le tasche...e non sono pochi soldi se si pensa che l'ammontare annuo della contribuzione di un soldato di leva ammonta a ca. 12.000 euro! E questa cifra va moltiplicata per il numero indefinito di persone che non potranno più riscattare quest'anno di contribuzione..approssimativamente si potrebbe azzardare la moltiplicazione per 20.000.000 (venti milioni) di persone.....fate voi dunque il calcolo dei soldi che ci sottraggono!

B) In epoca attuale, i giovani, impegnati in formazione e circondati dalla crisi, non si avvicinano a lavoro prima dei 35 anni, per cui chi non ha la fortuna di aver “lavoricchiato” con i contributi regolarmente versati (e mi riferisco agli stagisti o peggio ancora chi lavora completamente in nero), non riuscirà ad andare in pensione prima di raggiungere la veneranda età di 75/80 anni.....inoltre dovrà vedersela col turnover bloccato per non si sa quanto tempo, dato che la stessa sorte toccherà alla generazione di 40enni/50enni che già lavora attualmente....e nonostante io sia sempre stato un sostenitore convinto dell'innalzamento della “soglia pensionabile” (nei limiti però del fattibile) trovo assurdo che si debba arrivare a questo grazie ad una pessima gestione dei fondi pensionistici, protrattasi negli anni, e che a pagare non siano gli amministratori che si sono succeduti alla gestione dei fondi stessi ma sempre e soltanto noi cittadini che così non saremo più liberi di lavorare, ma diventeremo schiavi di una casta che noi stessi procediamo a secolarizzare con la nostra inettitudine!

C) Ancora una volta, nell'ennesima revisione eseguita sulla manovra, non sono state inserite misure redistributive, di investimenti e sviluppo, per il medio/lungo termine, per cui ci si muove sempre dandosi la zappa sui piedi...e su un terreno già arido, le cose non potranno che peggiorare senza una buona fase di aratura e semina!



D) Situazioni del genere dimostrano che lo spirito democratico e di uguaglianza, di rispetto nonché lo spirito di ogni altro valore politico e sociale sancito dalla nostra costituzione e dalla morale vengono continuamente calpestati, assieme ad ogni altro nostro diritto ed alla nostra dignità di persone libere.

Concludendo, vorrei farvi notare che un lavoratore dipendente (sia pubblico che privato) versa mensilmente, al proprio ente di previdenza, una media di 1.300 euro/mese, per poi percepire una pensione media che oscilla tra gli 800 ed i 1.000 euro mese.

Ora, vi faccio ancora notare che in virtù del nostro versamento anticipato, l'ente li reinveste e li fa fruttare, e la nostra pensione, e correggetemi se sbaglio, non dovrebbe essere inferiore alla nostra contribuzione, ma superiore, proprio perchè noi abbiamo partecipato alla creazione del plus valore! E le spese di gestione dell'ente pensionistico non devono essere calcolate su quanto io vado a versare e da li trattenute, ma su quelli che sono gli utili degli investimenti dell'ente, viceversa, e correggetemi ancora senza esitare, tanto vale che anziché versarli ad un qualsiasi ente previdenziale, quei 1.300 euro me li tengo io e o li lascio in banca o li reinvesto io come meglio credo. Ecco perchè servirebbero leggi severe sul peculato amministrativo!



E adesso che siamo al corrente del nostro stato di perenne schiavitù, auguro una dolce giornata a tutti!


17 luglio 2011

INTERVISTA ALL'ASSESSORE CRISTINA TAJANI: " I TEMI AL CENTRO DEL NUOVO PATTO PER MILANO CHE IO E IL SINDACO GIULIANO PISAPIA PORTEREMO AVANTI” di Marco Patruno

 



Cristina Tajani, assessore al lavoro, sviluppo economico, Università e ricerca di Milano, ha gentilmente rilasciato una intervista al blog Generazione P. L'assessore in questa intervista svela i progetti previsti per il capoluogo lombardo in accordo con il Sindaco Giuliano Pisapia. Uno sguardo attento al ruolo strategico svolto dalle Università per rilanciare i giovani ad essere di nuovo protagonisti nel tessuto economico lombardo, ma anche iniziative volte ad eliminare lo sfruttamento giovanile che avviene attraverso gli stage.
http://www.cristinatajani.it


Come assessore alle politiche per il lavoro, lo sviluppo economico, l'università e la ricerca di Milano ha dei progetti che vorrebbe realizzare per quanto riguarda l'occupazione giovanile?


Tutte le rilevazioni socio economiche dicono che in Italia aumentano i Neet. Giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. E' una delle facce della crisi che stiamo vivendo e che richiede a tutti gli attori pubblici ed economici un surplus di ragionamento sul come si traguarda la crisi. Non bastano più le misure già sperimentate di incentivo alla nascita di nuova occupazione. E' necessario che tutti i soggetti pubblici mettano a tema quale tipo di lavoro è necessario creare e quanto questo è attrattivo per le nuove generazioni. I giovani che non cercano lavoro e che non proseguono nel percorso di studi ci dicono di una generazione scoraggiata. Umberto Galimberti ne "l'Ospite inquietante" compone il ritratto di una generazione che lentamente scivola verso l'esclusione. Per questa ragione penso che qualsiasi politica del lavoro debba essere connessa ad un'idea di sviluppo economico d'avanguardia (che non si misuri solo in termini di Pil) e in questo il sistema formativo è lo snodo centrale. L'università e la ricerca come alimentatrici dello sviluppo di qualità e quindi dell'occupazione attrattiva. Non è scontato che avvenga, è l'attore pubblico che deve alimentare le connessioni. Ma per muoverci in questa direzione è necessario che il Sistema Milano, sia corale e identifichi verso quale direzione produttiva si muove. Io penso che questi temi debbano essere al centro del nuovo Patto per Milano di cui ha parlato recentemente il Sindaco Pisapia. Da subito invece sto lavorando affinché possa costituirsi una commissione di tecnici del comune e professori universitari che studi una misura volta a garantire una continuità di reddito nei periodi di intermittenza lavorativa: il reddito di intermittenza o di autonomia.


Quali sono secondo lei due o tre problemi dell'Università e della ricerca in Italia che dovrebbero essere risolti e in che modo?

L'Italia sta negli ultimi posti nelle classifiche europee che misurano la quantità di PIL destinato alla ricerca e sta nei primi posti se si misurano le pubblicazioni di ricercatori e docenti. Con poche risorse l'Italia dimostra di avere un'università e una ricerca produttive. E' necessario che le istituzioni pubbliche sollecitino il governo a risalire questa triste graduatoria. E' evidente che anche se lo facesse il Comune con finanziamenti diretti alle università non solo non basterebbe ma sarebbe distorcente per il sistema formativo. La ricerca e l'Università vanno innanzitutto finanziate.
Milano è ricca di poli universitari spesso isolati rispetto al sistema di relazioni della città. Penso che le università debbano farsi carico, per quota parte, della necessità di fare rete e sistema e il Comune di Milano debba essere un facilitatore della costruzione di connessioni tra le università milanesi. Per questo ho proposto che il Comune di Milano si candidi a ricoprire un ruolo nei consigli di amministrazione delle università, dopo la riscrittura degli statuti imposta dalla legge Gelmini. Attraverso persone qualificate e di indiscussa competenza il Comune deve assumersi la responsabilità di fare da ponte tra la città e il mondo accademico. Nelle prossime settimane incontrerò i rettori delle università di Milano perché è necessario che l'Amministrazione costruisca un'interlocuzione duratura.

Da anni ci sono blogger che denunciano l'abuso dello stage nel mondo del lavoro, secondo lei ci vorrebbe una riforma della normativa nazionale?


Lo strumento Stage ha dimostrato di poter essere sia un periodo di formazione a contatto con la realtà del lavoro, e quindi porta di accesso verso la stabilizzazione, oppure, troppo spesso, un sistema con il quale utilizzare una persone dentro i processi della produzione senza retribuirla e non garantendogli quella formazione imposta dalla normativa.
Per parte nostra, stiamo lavorando ad un "censimento" di questa realtà sul territorio milanese. Uno degli aspetti degli stage è che non se ne conosce la diffusione in termini quantitativi. Attraverso l'Osservatorio sul Mercato del Lavoro vorremmo provare a fare più chiarezza. Il passo successivo sarà quello di favorire le buone pratiche. Le aziende che garantiscono un adeguato rimborso spese e un'adeguata formazione agli stagisti devono poter essere riconosciute ed aiutate. Noi ci proponiamo di certificarle e proporle alle Università che devono garantire un certo numero di stage curriculari agli studenti.


L'attuale mobilitazione femminile con lo slogan “Se non ora quando?” porterà a dei riscontri pratici per le donne sul mercato del lavoro?

Una prova di cambiamento del mondo produttivo questa ondata di mobilitazione l'ha già data. Nelle scorse settimane è stata approvata la legge che fissa nel 2015 l'anno in cui le aziende devono garantire nei propri CDA il 30% di presenza femminile. Se non ci fosse stata questa ondata di pressione civile sarebbe stato più difficile. Certo non basta. La quotidianità delle donne nel mercato del lavoro è fatta di maternità negate, retrocessioni di carriera, donne più formate superate dagli uomini. Lo scorso governo di centrosinistra aveva introdotto un meccanismo che impediva quella pratica triste delle dimissioni firmate in bianco da parte delle donne il primo giorno di lavoro perché il datore di lavoro possa utilizzarle nel momento in cui la donna ha intenzione di affrontare una gravidanza. Tra le prime azioni di questo governo registriamo la cancellazione di quella legge. Reintrodurla dovrebbe essere una priorità.




10 luglio 2011

GIULIA INNOCENZI: “MEGLIO FOTTERE – CHE FARSI COMANDARE DA QUESTI” di Marco Patruno

 

Giulia Innocenzi ha pubblicato il romanzo d'inchiesta “Meglio fottere – che farsi comandare da questi.” - Editori Riuniti http://www.editoririuniti.net/ Fin dalle prime pagine critica le logiche perverse e che imperversano nell'attuale sistema partitico-politico italiano. Una riflessione che nasce e prende spunto dalla sua esperienza risalente nel 2008 quando decise di candidarsi alle primarie per diventare Segretario dei giovani del partito democratico.


Tra le riflessioni interessanti di Giulia ci sono alcune che riguardano i giovani. I giovani del PD ma che in varia misura tocca i giovani del Pdl, della lega e di altre formazioni partitiche: “...ragazzi suddivisi in correnti legate a quello o quell’altro leader, e che appoggiano quello o quell’altro candidato a seconda della sua appartenenza; regole distorte o cancellate per favorire l’esito imposto dall’alto; la ricerca dell’unanimità anziché quella del confronto dialettico e politico; un’avversione totale per gli outsider, ossia quelli che, come me, si candidavano legittimamente e nel rispetto delle regole ma che non erano i designati dal partito; un asservimento cieco al bene del partito, sempre però inteso come bene della corrente; la paura che nello sposare battaglie non condivise dall’alto si rischi l’emarginazione dal partito, e quindi la possibilità di contendersi una delle poltrone disponibili...”


La domanda che sorge spontanea in Giulia è: Com’è possibile che anche fra i giovani sia la logica clientelare della cooptazione, e dei “signor sì” a prevalere?” di certo c'è una realtà che dobbiamo affrontare, cioè, che non sempre giovane significa nuovo, a volte giovane significa vecchio travestito da nuovo. A volte, sono proprio i giovani ad essere i “migliori” “guardiani” della cooptazione, del conformismo, dell'obbedienza. Per dirlo in altre parole possono essere il più straordinario “sistema di controllo” contro ogni forma di vero e autentico rinnovamento.


Ma non tutti i giovani sono così. Ci sono giovani che senza necessariamente essere iscritti ad un partito partecipano in vari modi per cambiare questo paese. Le loro sono battaglie “invisibili” e spesso lontane dai riflettori delle telecamere, ma queste battaglie non sono meno importanti e incisive.


Giulia Innocenzi attraverso la sua esperienza ad Annozero coglie l'esistenza di questa realtà, e nel suo romanzo cerca di esplorare questa stessa realtà e i mutamenti sociali avvenuti in questi anni. Un messaggio di fondo che ci arriva fin dall'introduzione del libro è che non dobbiamo mai smettere di impegnarci nella vita politica, sociale e civile di questo paese per renderlo migliore. La rinuncia è la vera sconfitta.




30 giugno 2011

INTERVISTA A CLAUDIA CUCCHIARATO: AUTRICE DEL LIBRO “VIVO ALTROVE” di Marco Patruno

 

Claudia Cucchiarato, autrice del libro “Vivo Altrove – giovani e senza radici: gli emigranti italiani di oggi”, mi ha concesso gentilmente una intervista. Collaboratrice per “L'unità” e “La Repubblica” e del quotidiano spagnolo “La Vanguardia”, è tra i maggiori esperti sulle nuove emigrazioni dei giovani italiani all'estero. Claudia Cucchiarato, attraverso il suo libro e un sito, ha raccolto numerose testimonianze di questa generazione di neo-migranti.



Con il suo libro “Vivo altrove” ha raccolto le testimonianze di ragazzi che hanno deciso di lasciare l'Italia. Questi ragazzi vorrebbero ritornare a vivere e lavorare in Italia oppure l'estero è una scelta definiva?



Non si tratta di una scelta definitiva, ma la maggior parte non saprebbe dire se tornerà e a quali condizioni. Diciamo che siamo una generazione abbastanza liquida, senza radici, non nel senso che non sentiamo le nostre radici italiane, ma nel senso che tendiamo a non mettere radici in nessuno dei posti in cui ci trasferiamo. Per questo motivo, la maggior parte delle persone che ho intervistato per il libro, che si raccontano nel sito www.vivoaltrove.it o che hanno pubblicato la loro testimonianza nel sondaggio che ho lanciato a ottobre nel sito di Repubblica, ha vissuto in almeno tre o quattro città diverse all'estero. Nutriamo tutti la speranza di poter scegliere di tornare in Italia, proprio come abbiamo avuto la possibilità di scegliere di andarcene. E purtroppo, almeno per ora, questa non è una speranza concreta: l'estero è una scelta molto più allettante di quanto lo sia l'Italia in questo momento, da tutti i punti di vista, politico, economico-lavorativo, culturale, sociale...



Diversi studi stanno evidenziando che in Italia esisterebbe una “fascia” di giovani laureati poco propensi alla mobilità, che non si sposterebbe oltre la propria provincia di residenza. Secondo lei quali potrebbero essere i motivi?



Io non ho registrato questa tendenza. È vero che tendiamo ad essere pigri e che i famosi “bamboccioni” sono molto più numerosi in Italia che altrove (ci sarebbe comunque da dire che moltissimi dei giovani italiani da tempo domiciliati all'estero risultano ancora residenti a casa di mamma e papà, perché tendono a non iscriversi all'Anagrafe degli Italiani all'Estero, quindi i “bamboccioni” sono molto meno numerosi di quel che si pensa). Ma ci sono decine di migliaia di giovani che ogni anno si spostano all'interno dell'Italia e anche fuori da essa. Secondo i dati dell'Ocse, gli italiani sono in proporzione tra i più propensi ad abbandonare il proprio paese, il problema è che pochi giovani provenienti da altri paesi “sviluppati” hanno voglia di venire a vivere in Italia e si crea un deficit. Siamo tra i paesi dell'Ocse con il saldo più negativo tra “cervelli” in entrata e “cervelli” in uscita.



Mi può indicare tre “mali” che colpiscono il nostro paese e costituiscono ragioni valide per andarsene all'estero?



Tra i più citati dalle persone che ho intervistato: la gerontocrazia imperante (in politica, nelle aziende, nelle università...) e la scarsa meritocrazia (l'Italia è il paese d'Europa in cui la minor percentuale di posti di lavoro si trova in modo trasparente: annunci o selezioni); una mentalità molto rivolta verso l'interno e uno scarso interesse nei confronti del diverso (che spesso diventa vera e propria paura); last but not least, la corruzione assurta a modus vivendi di chiunque e l'incapacità del nostro paese di pensare al futuro e di fare investimenti sulla ricerca, la cultura, il sapere e la formazione.



C'è qualche progetto professionale che lei vorrebbe realizzare in Italia?



Moltissimi, come dicevo all'inizio, mi piacerebbe poter scegliere di tornare proprio come ho scelto di andarmene, ora c'è addirittura una legge che promuove il ritorno attraverso sgravi fiscali (Controesodo). Ma non mi ci vedo ancora a vivere in Italia (a guardare la televisione italiana credo che non mi ci abituerò mai più...) e a trovare un terreno fertile per i miei progetti. Un solo esempio: da qualche mese sto cercando di produrre un documentario sul mio libro, ovviamente ho bussato alla porta di molte case di produzione e istituzioni italiane, ma non ho cavato un ragno dal buco. A Barcellona, alla prima casa di produzione a cui mi sono rivolta il progetto è sembrato subito interessante e mi hanno dato carta bianca, nonostante la crisi economica, secondo tutti i mezzi di comunicazione, sia molto più profonda in Spagna che in Italia...





24 giugno 2011

PIER LUIGI CELLI: “ OGNI CERVELLO CHE PERDIAMO BUTTIAMO VIA DALLA FINESTRA 500 MILA EURO” di Marco Patruno

  

Riporto qui di seguito alcuni passi dell'intervista di Elisa Manacorda al direttore generale dell'università Luiss, Pier Luigi Celli, apparsa sul settimanale “ L'Espresso”. Si parla di giovani, università e sulla importanza per un laureando di fare un esperienza all'estero. Pier Luigi Celli mette in guardia i giovani, ma anche l'istituzione universitaria e le aziende da una serie di pericoli da evitare.


Giornalista: Direttore, ci risiamo. Due anni fa pubblicava una lettera aperta a suo figlio, suggerendogli di emigrare dopo gli studi. Oggi a questo brillante studente consiglierebbe la stessa cosa?


Pier Luigi Celli: “ …un intera generazione rischia ancora di non accedere al mercato, o di arrivarci male. Strumenti di accompagnamento ancora non se ne vedono. Insomma, resta molto da fare, visto che per ogni cervello perduto buttiamo dalla finestra 500 mila euro....”


Giornalista. Andare all'estero, allora: ma per restarci o per tornare?


Pier Luigi Celli: “Un periodo all'estero fa sempre bene. Io consiglio di partire una volta finiti gli esami, nei sei mesi che servono a rivere la tesi. Se si è scelta la laurea triennale si può partire per fare un Master. Ma se si è orientati alla specialistica, meglio fare un Erasmus durante il corso di studi, prendendo già contatti con una realtà conessa ai nostri interessi e alla nostra formazione (un'università o azienda), e poi tornarci per preparare la discussione finale...[ma il punto] è che il soggiorno all'estero va governato.”


Giornalista: E chi dovrebbe governarlo?


Pier Luigi Celli : “L'Università da cui si proviene. Oggi molti studenti vanno all'estero, ma a volte il soggiorno si trasforma in una vacanza. Per evitare questo spreco, l'ateneo dovrebbe attrezzarsi a seguirli a distanza, non abbandonarli al loro destino...E invece la solitudine è la condizione frequente di chi parte. Il problema è che l'accademia italiana, per struttura e per cultura, non è predisposta alla cura degli studenti. Il risultato è che ragazzi bravi, ma che non hanno alle spalle una famiglia solida, anche da un punto di vista economico, rischiano di perdersi.”


Giornalista: Quindi vale ancora la pena studiare, qui o altrove?


Pier Luigi Celli: “...non ha senso accumulare titoli qualunque, mentre è importante cominciare a lavorare presto: solo l'occupazione ci fa capire quali sono le nostre lacune e i punti deboli sui quali dobbiamo intervenire tornando sui banchi. Un azienda lungimirante dovrebbe fare proprio questo: promuovere la formazione continua dei suoi impiegati, occuparsi degli uomini e non solo del business. Purtroppo di aziende così lungimiranti non ce ne sono poi tante”


Giornalista - Quindi le aziende italiane non possono sentirsi assolte e danzare sugli allori. La formazione e la specializzazione dei giovani non può essere un compito esclusivo delegato al sistema universitario. Ma Pier Luigi Celli ci mette in guarda che la formazione non deve essere fine a stessa, per il puro piacere di accumulare titoli su un curriculum o come forma sostitutiva del lavoro che non si trova. Lavoro e formazione devono andare di pari passo affinché la teoria possa intrecciarsi con la conoscenza e la competenza specifica e pratica del lavoro.




Pier Luigi Celli - Ogni cervello che fugge all'estero “buttiamo via 500 euro dalla finestra.” Ma chissà quanti soldi abbiamo buttato via senza accorgerne perché un giovane di modeste condizioni famigliari non ha potuto sviluppare quelle competenze e talento che con adeguati strumenti di accompagnamento avrebbero consentito.


Che cosa aspetti!? Partecipa all'iniziativa “GENERAZIONE TALENTO” lanciata dal blog GENERAZIONE P

http://generazionep.ilcannocchiale.it/post/2658601.html 




14 giugno 2011

I CACCIATORI DI PROGETTI : IL CLUB DEGLI INVESTITORI di Marco Patruno

  

Si sa, non basta avere buoni progetti imprenditoriali per realizzarli. Ci vuole un investimento in termini monetari. Detto in maniera esplicita: ci vogliono soldi. Una delle possibilità che ha un giovane aspirante imprenditore quando non ha soldi a sufficienza per sviluppare un progetto e concretizzarlo e di rivolgersi ad una banca per farsi concedere un prestito. Le banche vanno a vedere il passato di un azienda e non sempre lo concedono.


A Torino esiste il "Club degli investitori" www.clubdegliinvestitori.it e sono una quarantina di persone costituita da imprenditori, commercialisti,notai, liberi professionisti a caccia dell'idea giusta per finanziarla. Ogni primo lunedì del mese, i soci di questo club si riuniscono per discutere il progetto dell'aspirante imprenditore. L'aspirante imprenditore racconta il suo progetto e le sue qualità per una quindicina di minuti davanti ad una specie di commissione. Terminata la seduta, i soci del club si riuniscono tra loro per discutere la validità del progetto e dopo una settimana comunicano la loro decisione all'interessato.


Attualmente il “Club degli investitori” esamina ogni anno circa 200 progetti dai giovani, 20 le idee che vengono finanziate. Sul loro sito trovate l'elenco delle società che sono state da loro finanziate ad esempio, troviamo la società Microcinema che ha come obiettivo la distribuzione digitale di pellicole cinematografiche nelle sale oppure la Lachesi che sviluppa soluzioni e prodotti ad alto valore aggiunto per il monitoraggio dell'ambiente e delle strutture architettoniche e così via.


Una volta accettato il progetto, chi finanzia l'impresa compra quote dell'impresa finanziata. Se l'azienda si sviluppa gli azionisti ci guadagnano insieme al titolare altrimenti perdono insieme in caso di fallimento. Il resto delle informazioni potete trovarle sul loro sito.


Ricordo, inoltre, che questo blog ha lanciato l'iniziativa “GENERAZIONE TALENTO” che è rivolta a tutti coloro che vogliono “mostrare” il loro progetto su Generazione P. Le idee, i progetti e/o le ricerche con titolo e una descrizione di massimo trenta righe contenente anche i potenziali ed eventuali benefici di quest'ultimi sulle persone devono essere inviati a generazionep@libero.it in allegato un breve presentazione di cinque righe del partecipante o dei partecipanti contenente il nominativo e un indirizzo e-mail per eventuali contatti.


Le restanti informazioni dell'iniziativa “GENERAZIONE TALENTO” le trovate cliccando su questo link
 
http://generazionep.ilcannocchiale.it/2011/06/08/generazione_p_lancia_liniziati.html

Per aderire al gruppo su facebook invece
http://www.facebook.com/home.php?sk=group_228648123811876&ref=ts



31 maggio 2011

IRENE TINAGLI : “ RASSEGNAZIONE, MALE ITALIANO” di Marco Patruno

  




La ricercatrice ed economista Irene Tinagli in un articolo sul quotidiano “La Stampa” individua la rassegnazione come uno dei principali mali degli italiani e dell'Italia. La ricercatrice, dopo aver illustrato una serie di dati legati alla disoccupazione, scrive: La vera sfida del nostro paese oggi è quindi duplice: far recuperare dinamismo al mercato del lavoro in modo da generare più opportunità e iniettare un po' di fiducia, ma anche rendere il lavoro una scelta più conveniente e stimolante per milioni di persone che sono stanche di girare a vuoto.”


Ma davvero la rassegnazione è il principale male dei giovani e meno giovani che addirittura smetterebbero di cercare lavoro? E ' possibile che una persona deciderebbe di auto- affliggersi una sorta di suicidio lento e prolungato arrendendosi di trovare un occupazione che lo potrebbe gratificare in senso economico, ma anche da un punto di vista della propria identità. Questo non significa che l'Italia e gli italiani non siano afflitti da molteplici mali che stanno “affamando” le nostre vite attuali e abortendo il nostro futuro,


Uno dei mali, ad esempio, che intravedo è la mancanza di una volontà unitaria da parte di intellettuali e politici di fare una guerra ad una serie di pseudo-contratti applicati ai giovani che alimentano la disoccupazione, ma anche l'attuale mancanza di una concreta proposta legislativa che possa intervenire per emarginare questo fenomeno sempre più radicato nel mercato del lavoro. Non è vero che il lavora manca sempre, a volte, c'è ma lo camuffiamo con pseudo – contratti di formazione.


Ad esempio, Generazione P dal 2007 si è occupato di denunciare l'abuso che quotidianamente si fa di questo strumento chiamato “stage”. Facciamo finta di non capire, per esempio, che garantire una retribuzione a favore di tutti gli stagisti sarebbe una potenziale politica di sostegno al reddito a favore dei giovani. Raggiungere una propria autonomia economica fin dai primi anni del proprio ingresso o pre- ingresso nel mercato del lavoro permetterebbe al giovane di uscire e staccarsi dalla famiglia e perché no di migliorare il proprio tenore di vita. Migliorare il proprio tenore di vita significa dare linfa a potenziali iniziative individuali e mettere in moto la nostra economia. http://www.facebook.com/profile.php?id=1462362687#!/home.php?sk=group_182318161814889


Ogni anno in Italia scuole e università “liberano” più di 500 mila stagisti. 1/3 delle assunzioni/non assunzioni in piccole-medie-grandi aziende avvengono tramite lo strumento dello stage. Quindi gli stagisti sono diventati una realtà significativa del mercato del lavoro. Per quanto tempo gli stagisti dovranno essere invisibili ai “occhi” del dibattito pubblico da parte dei nostri intellettuali e dei nostri esponenti politici?


Quali sono i mali e i pericoli che io intravedo. Il pericolo peggiore è la progressiva, estrema responsabilizzazione dell'individuo e dei giovani da parte di coloro che tramite i mezzi di comunicazione di massa possono influenzare le idee e le rappresentazioni di una società. Pensiamo alle dichiarazioni del Ministro Tremonti. La disoccupazione sarebbe in qualche modo colpa dei giovani. Perché non si adattano a fare lavori umili. Altre colpe potrebbero essere perché i giovani sono arrendevoli o perché si rassegnano ecc. Sono sicuro che se continuiamo di questo passo si arriverà alla criminalizzazione di quelle categorie non inserite nel mercato del lavoro. La disoccupazione diventerà un reato. L'applicazione della logica della c.d. “Tolleranza zero” nel mondo del lavoro.


L'altro pericolo è la c.d “ guerra dei poveri.” Io individuo mi ribello, ma la mia ribellione avviene contro il mio simile, contro chi vive le mie stesse difficoltà e problemi. Quindi non ci ribelliamo contro l'imprenditore che fa, ad esempio, lavorare in nero una massa di individui in condizioni a dir poco pietose in campo di pomodori, ma la colpa è chi accetta tali condizioni. La ribellione è contro chi non a ha colpe, o meglio, la colpa di questo nostro simile è sopravvivere come del resto facciamo anche noi.


Fonti


http://irenetinagli.ilcannocchiale.it/2011/05/24/rassegnazione_male_italiano.html

http://irenetinagli.ilcannocchiale.it/2011/04/17/precari_quanti_tutori_non_rich.html

http://www.youtube.com/watch?v=KucG2rChIrw&playnext=1&list=PLD43090DFFE649283

http://www.youtube.com/watch?v=2mc60-FHiaY





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