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6 settembre 2011

LA MORTE DELL'ARTICOLO 18 E IL GENOCIDIO DEI DIRITTI di Marco Patruno

 


La commissione Bilancio del senato ha approvato le modifiche relative all'articolo. 18. Le aziende con più di 15 dipendenti potranno licenziare senza giusta causa. Le intese che verranno sottoscritte a livello aziendale o territoriale possono derogare ai contratti ed alle leggi nazionali sul lavoro incluso lo statuto dei lavoratori e le relative norme comprese quelle del licenziamento. Ci deve essere però l'accordo dei sindacati.


Con questo provvedimento stiamo minando le poche certezze e diritti del lavoratori che erano rimasti in piedi. Un processo di “relativizzazione” e genocidio dei diritti iniziato da molto tempo, già dai tempi del approvazione del pacchetto Treu e della legge trenta. Lo sanno i milioni di precari, sulla loro pelle, quali sono state le conseguenze di queste leggi.


Ma quale è il ragionamento infelice che guida i sostenitori del no all'articolo 18? Può essere sintetizzato in questo modo: meglio un posto di lavoro in più e meno garantito piuttosto che la garanzia di rimanere disoccupati. Cioè, capite la logica perversa che guida questo ragionamento? Si sostiene che per aumentare l'occupazione, è necessario abbassare le garanzie di tutti. Meno diritti per tutti, più occupazione può essere lo slogan.


In realtà, nei prossimi anni ci saranno più precari, più disoccupati, più stagisti e una minoranza sempre più esigua di lavoratori garantiti e la tensione sociale del mio paese sarà destinata a crescere. Non vi piace questa mia previsione? Mi dispiace deludervi, ma non ho alcun interesse di vendere libri o speranze ai miei lettori. Posso avere dubbi, posso pure sbagliarmi, ma cerco di vedere la realtà per quello che è e come la vedo.


Con la deroga all'articolo 18 sarà più facile licenziare, un giorno per rendere più democratico e “umano” il licenziamento ci diranno la possibilità di scegliere come essere licenziati. Tramite una e-mail, una lettera scritta a mano oppure per telefono. Almeno cosi non potremmo dire di non essere stati trattati con riguardo dal nostro datore di lavoro.



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