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13 agosto 2010

INTERVISTA AD ANDREA BOVE di Marco Patruno

 

 
Abo_stagista Intervista ad Andrea Bove pubblicata su http://generazionep.blog.lastampa.it
il giorno 5 gennaio 2010. Per propormi offerte di collaborazioni contatti
 

 

Ho avuto il piacere di intervistare Andrea Bove, fondatore del gruppo musicale torinese Dottor Livingstone www.dottorlivingstone.com Gruppo che partecipò al festival di Sanremo nel 1999. Andrea Bove è autore del libro autobiografico Stagista a 40 anni pubblicato dalla casa editrice www.riccadonnaeditori.com 
Si può vivere di musica? Si domanda l’autore del libro. Che cosa succede quando da giovani si insegue un sogno che si concretizza anche in realtà, ma non da quella stabilità e autonomia sperata? Una delle possibilità è accontentarsi di un lavoro per cosi dire “normale” in cambio di una minima stabilità, ma il tempo che scorre inesorabilmente dentro di noi può rendere anche la normalità a sua volte un sogno da seguire. Nell’intervista ad Andrea Bove emerge questa costante tensione tra passione e bisogno. La prima da voce ai nostri sogni, la seconda alla nostra realtà.

 

1)Che cosa pensi del precariato giovanile?

 

Se per giovanile intendiamo quello immediatamente post-scolastico, io ne ho esperienza solo di riflesso. Nel senso che io ormai non sono più giovane, ma conosco un buon numero di precari e precarie che possono essere definiti tali, incontrati perlopiù negli ultimi anni del mio altalenante percorso professionale.
Credo che possa essere poco stimolante, se non deprimente, uscire dalla scuola (università o altro che sia) ed esser consapevoli di dover fare a spallate per entrare in un bailamme caotico, poco regolato e sfiduciante qual è attualmente il mercato del lavoro. Però in fondo si deve sempre fare i conti con la realtà. Ed accettando quindi il dato di fatto che trovar lavoro stabile è difficile, la gioventù è un’arma da non trascurare…voglio dire: meglio essere giovani e precari, che precari ed anzianotti (nonostante quel che per amor di paradosso sostengo nel libro.
Certo, da giovani si ha anche poca pazienza e si è connotati da un potente egocentrismo, elementi che mal s’attagliano alla precarietà…ma sono ostacoli che si possono superare ;
Se mi stai chiedendo, invece, “il precariato giovanile è giusto?”, il discorso è moooolto diverso!
Ma non mi sembra il caso di mettermi a contestare qui ed ora il sistema socio-economico in cui viviamo.

 

2)Oggi la vita è diventata uno stage. Ci sono ragazzi che fanno due o tre stage di fila, ci sono stagisti quarantenni, che cosa pensi del fenomeno dello stagismo in Italia? Lo stage può essere considerato a tutti gli effetti una forma di precariato?

 

Idealmente parlando, lo stage è una forma di apprendistato. Come tale è uno splendido viatico all’ingresso nel mondo del lavoro. Entri con calma, impari l’uso degli strumenti direttamente sul campo, cominci a conoscere le dinamiche psicologiche all’interno dell’ambiente lavorativo, ti confronti con l’imprevisto che accademicamente non si può imparare…insomma, come giotto ha fatto l’apprendista di cimabue, posso ben farlo io di qualcuno più esperto di me, no?
Dicevo “idealmente”, è chiaro!
Purtroppo, per come stanno le cose nella realtà, spesso succede che fare uno stage non sia nulla del genere, e collimi piuttosto con una sorta di contrattino di lavoro a tempo determinato in cui la paga è un rimborso spese (quando va bene) :P !! Questo si verifica per un abuso: la legge offre questa possibilità, l’azienda senza scrupolo la utilizza, il disoccupato bisognoso cerca di credere alla chance che gli viene offerta e accetta la situazione. Si dice “fatta la legge, trovato l’inganno”, ora si tratterebbe di provvedere alla limitazione di questi abusi.

 

Pensi che sia possibile progettare la propria vita pur in una condizione professionale di costante precarietà oppure tutto rischia di essere rimandato, per cosi dire di scivolare via?

 

Questo è molto soggettivo. Io penso che la vita non si possa progettare, a lunga scadenza. Non credo alla playlist “scuola, lavoro, casa, matrimonio, figli”, ad esempio. La trovo terribile, ancorché forse rassicurante. Ma certo se una volta questa trafila poteva essere molto gettonata, adesso penso sia più complicato provare a realizzarla.
Se invece mi parli di progetti o idee singole (chessò, tipo dar vita ad un allevamento di lumache, diventare un soffiatore di vetro, fare il giro del mondo in mongolfiera etc), credo che sia fondamentale alimentarli e che non ci sia nessuna forma di precariato a poterli minare. In fondo la vita stessa è precaria, per cui l’instabilità del lavoro non deve diventare un alibi.

 

Il precariato può frenare il talento e la creatività di un giovane ? oppure può essere uno stimolo a migliorarsi e a crescere?

 

Anche qui, dipende dal giovane ! Se sei uno che tende ad abbattersi, sapere che oltre la porta c’è la tempesta e scorrazzano branchi di belve tenderà a farti sciupare il talento. Se sei uno con le palle magari trarrai gusto dalla sfida e diventerai uno dei re della giungla…
Ovviamente sto gigioneggiando: è ovvio che questo caos e questo clima di sfiducia non facciano bene all’ uso di talento e creatività. Per usare bene talento e creatività spesso occorrono le spalle ben coperte. Talento e creatività difficilmente l’hanno vinta sui bisogni primari, ahimè.

 

Sei stato sul palco dell’Ariston, quali consigli ti sentiresti di dare agli altri giovani che saliranno su quel palco? Ed eventualmente gli errori da non fare?

 

 

Purtroppo i giovani che calcheranno quel palco avranno già un esercito di consiglieri. E io credo che chi dà consigli lo faccia sempre in buona fede… ma quando ce ne sono troppi da ascoltare si vada in confusione!!
Per quel che mi riguarda dico “divertitevi!!”, perché la gita può essere davvero meravigliosa ed inebriante. Ma dico anche “dateci sotto e non risparmiate il sudore”, perché anche quello è lavoro, ed è pure un lavoro molto duro, in certi momenti e sotto certi aspetti.
L’errore da non fare è fidarsi del gatto e della volpe…io ne ho incontrati ovunque. Persino tra gli amici più cari.

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