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generazionep
30 ottobre 2017

I LAVORI SOCIALMENTE UTILI NEGLI ENTI PUBBLICI VANNO ABOLITI


Vi starete chiedendo che cosa sono i cantieri sociali ? Oppure chi sono i lavoratori socialmente utili? Soprattutto dopo che avete visto una inchiesta andata in onda lunedì' 23 ottobre su Report che parlava di questa particolare categoria di lavoratori che vengono impiegati anche negli enti pubblici Comuni, Regioni ecc. L'inchiesta di Report piuttosto semplicistica e superficiale ha sottolineato soprattutto la necessita di questa categoria di lavoratori di uno stipendio dignitoso, riconoscimenti di malattie e contributi previdenziali. Tutto giusto, giustissimo ma con un grosso, grosso Ma quanto uno scoglio e una casa.

Poco più di una decina di anni fa, lavorai come istruttore amministrativo presso il Comune di Torino. Tre mesi di lavoro piuttosto impegnativi e intensi. Vincitore di un regolare concorso pubblico fui assunto insieme ad altri sei ragazzi laureati. Venivo affiancato dai famosi catieristi sociali che tanto a parlato Report. Uno di loro mi rompeva i coglioni otto ore su otto lamentandosi delle sue condizioni di lavoro: “...Beato te che prendi uno stipendio di 1000 euro, beato te che hai diritto ai buoni mensa, beato te che a fine contratto prendi i soldi della liquidazione ecc”

Di fatto ai occhi del cantierista sociale ero un privilegiato. Peccato solo che dopo tre mesi il funzionario di turno ci ha detto in maniera paternalistica: “Ragazzi avete fatto un ottimo lavoro, ma non ci sono risorse per rinnovarvi i contratti.” La mia esperienza da impiegato pubblico è durata a malapena tre mesi dopo aver studiato altrettanti per superare le prove scritte.

I lavoratori socialmente utili che entrano negli enti pubblici fanno dei colloqui orientativi, non debbano superare particolari prove scritte e/o teoriche ma debbano avere dei requisiti in termini di età, di reddito famigliare e aver maturato un periodo di disoccupazione di almeno sei mesi. Inoltre, gli enti pubblici impiegano risorse pubbliche che contribuiscono alla loro formazione. Capite ora che la questione di base posta da Report è sbagliata a monte.

I lavori socialmente utili negli enti pubblici debbano essere proibiti, aboliti. Altrimenti dobbiamo definitivamente cambiare i criteri di accesso per lavorare nei Comuni e nelle Regioni. Basta concorsi. Spesso sono coinvolte anche agenzie interinali e peggio ancora cooperative che assumono lavoratori secondo criteri oscuri e poco trasparenti. Il lavoratore entra con il passaparola, con la conoscenza del funzionario o politico di turno. Intendiamoci: il lavoratore socialmente utile non è un privilegiato tuttavia questo non significa che i criteri debbano essere trasparenti. Giusto che i lavoratori socialmente utili debbano avere gli stessi diritti degli altri? Io rispondo:NO! Perche i cantieri sociali sono una assoluta e drammatica anomalia al interno degli enti pubblici.

Vuoi scrivermi ? Generazionep@libero.it


21 aprile 2017

LAVORARE GRATIS, LAVORARE TUTTI? LA BIZZARRA PROPOSTA DI DOMENICO DE MASI

Recentemente è uscito il libro del sociologo Domenico De Masi che si intitola Lavorare Gratis, lavorare tutti – perché il futuro è dei disoccupati.” Il noto studioso avanza una idea – proposta destinata a far discutere. Propone a tutti i disoccupati giovani e donne di lavorare gratis, De Masi sostiene che se : “... lo facessero, in pochi mesi scompiglierebbero, rivoluzionando, il mercato del lavoro.” Inoltre: “Una piattaforma digitale consentirebbe a questa mega – organizzazione di lanciare prima l'offerta gratuita mirata a scardinare l'ordine esistente, per poi passare alla mossa successiva: trovare lavoro. I disoccupati dovrebbero approfittare della loro forza, e utilizzare il loro stato di disoccupati come un grimaldello. Tanto, ora come ora non hanno nulla da perdere.


La proposta di Domenica De Masi è una idea deleteria e pericolosa, che fa acqua da tutte le parti. Primo perché il lavoro gratuito è un problema piuttosto radicato e diffuso sul mercato del lavoro. Sono già tante le donne e i giovani che lavorano gratuitamente senza che abbiano migliorato la loro condizione economica – esistenziale. Il lavoro gratuito ha portato ad un peggioramento collettivo delle condizioni dei lavoratori. Il motivo è molto semplice. Io datore di lavoro se dovessi scegliere tra una risorsa umana pagata zero e una pagata con un regolare stipendio e contributi vari, chi sceglierò? Quella pagata zero ovviamente. Poco importa se la prima non ha esperienza e si deve fare le ossa.


Domenico De Masi parla di una piattaforma digitale che unisca i lavoratori gratuiti di tutto il mondo. Qui secondo me si sopravvaluta eccessivamente il ruolo del web e di internet. E vero, che il web può far “incontrare” soggetti che condividono le stesse passioni ed esperienze, ma il passaggio ad una azione concreta è un lungo percorso tutt'altro che scontato. Basti pensare che da almeno 10 – 15 anni ci sono siti, blog, piattaforme digitali, gruppi su facebook che uniscono lavoratori precari, stagisti ecc di tutte le età e categorie che hanno portato pure a delle proteste di piazza, ma la loro incidenza sul mercato del lavoro è stata minima, piuttosto minima. Di sicuro quello che hanno ricevuto lavoratori precari, stagisti e disoccupati è stato di gran lunga inferiore a quello che gli è stato preso. Il mercato del lavoro ha conosciuto una involuzione continua.


Anzi, Professore De Masi piuttosto il messaggio che bisogna far passare ai disoccupati è un altro. Giovani basta lavorare gratis o fare stage sotto pagati con miseri rimborsi spese. Donne alzate la testa, basta chinarla ogni volta.







10 aprile 2017

DECRETI “BUONA SCUOLA” - MATURITA': IL TIROCINO DIVENTA UN RICATTO

Gli stage, i tirocini sono da sempre una forma di schiavitù siano se essi vengono retribuiti o meno, la loro totale abolizione dovrebbe essere l'obiettivo principale di ogni onesto movimento e sindacato che ha cuore il destino di migliaia di giovani e meno giovani. E notizia di questi giorni che gli stage sono diventati una vera e propria forma di ricatto.


Già perché fare un tirocinio gratuito e rispondere ai quiz invalsi saranno requisiti necessari per essere ammessi all'esame di maturità. Tali novità sono contenute negli otto decreti attuativi della “Buona Scuola” di Renzi approvati dal Governo Gentiloni in data 6 aprile 2017. Le novità saranno valide dal prossimo anno scolastico.


Il premier Gentiloni ha definito la riforma: “Una notevole iniezione di qualità.” Credo che stiamo assistendo ad un teatro del orrore dove la politica sta mostrando il suo volto più oscuro e brutale. Questa scuola non creerà dei cittadini del futuro, ma degli schiavi senza futuro che saranno costretti ad accettare lavori quasi e totalmente gratuiti.


Il futuro, la speranza di un potenziale impiego, la ricerca di una propria collocazione e affermazione sociale stanno diventando un intollerabile ricatto con la piena e totale complicità della politica. Anni fa, parlai di Dittatura dell'illusione della partecipazione per indicare un fenomeno invisibile, strisciante e crescente dove la funzione latente della partecipazione sta diventando la reale moneta di scambio di un pseudo – impiego. La paga, lo stipendio e diritti connessi sono diventati una opzione secondaria e non necessaria.


Una vera democrazia non dice ad un ragazzo fai questo stage gratuito altrimenti non ti ammetto alla maturità, non dice ad un disoccupato fai questo corso di formazione altrimenti non riceverai mai e mai più alcun sussidio. Ti lascerò crepare peggio di un animale perché infondo te lo sei voluto tu, e soltanto colpa tua non mia. Questa non è democrazia.


La riforma Gentiloni e Renzi definita “Buona Scuola” segna un ulteriore regressione e involuzione dei diritti. La scuola e le Università stanno fornendo da anni degli schiavi intelligenti e sono diventate il principale serbatoio di manodopera gratuita per multinazionali e aziende private. Ciò è intollerabile.







2 febbraio 2017

TROVARE LAVORO CON UN APP: TENTARE NON NUOCE ALLA SALUTE

Il lavoro è diventato sinonimo di mobilità. Principalmente per due motivi. Uno perché per trovarlo bisogna spostarsi, allontanarsi dal proprio luogo di origine dove si è nati, cresciuti e forse dove si sono svolti i propri studi scolastici e universitari. Secondo perché si può trovare lavoro anche utilizzando apposite app per smartphone mentre ci si muove, si cammina da un posto ad un altro.


Ci sono attualmente diverse App in circolazione per chi è alla ricerca di un occupazione dove è possibile scaricarle gratuitamente sul proprio smartphone. In questo periodo ne stanno nascendo tante quindi gettare uno sguardo attento e incuriosito sulle ultime novità non guasta mai. L'obiettivo di questo articolo è puramente informativo.


Una di queste app si chiama CornerJOB. Con questa app è possibile inviare decine di curriculum. Bisogna creare un proprio profilo e candidarsi. In meno di 24 ore potresti finire tra le persone giudicate “interessanti” da parte delle aziende e venire contattato. Infatti le aziende hanno la possibilità di chattare direttamente con i candidati in tempo reale. Inoltre, è possibile geo-localizzare la ricerca del lavoro per trovare un impiego nelle proprie vicinanze.


Tuttavia, chi nel corso degli anni non ha svolto un lavoretto temporaneo per racimolare qualche soldino? Credo che la maggior parte di noi l'abbia fatto, chi no può ritenersi parte di una ristretta elite di illuminati. Poi nei ultimi anni la distinzione tra lavoretti temporanei e quelli che possiamo definire con la L maiuscola si è assottigliata ulteriormente.


In questo caso è nata una APP che assolve questo specifico compito. Si chiama Jobby , la parola è un incrocio fra job e hobby. Si tratta di un app che ti permette di cercare lavoretti manuali. Per esempio, chi ha una passione per i cani e gli animali domestici può trovare un lavoro come dog sitter per i fine settimana. Chi, invece, ama fare divertire grandi e piccini può fare l'animatore.


Lavoro temporaneo non deve essere necessariamente sinonimo di sfruttamento. Per questo gli autori del APP pongono l'accento sul concetto di “giusto compenso.” L'aspirante lavoratore può cercare lavoro geo-localizzando la ricerca. L'APP è disponibile sia per Ios che Android.





9 gennaio 2017

ZONE INSICURE E A RISCHIO A MILANO? METTIAMOCI UNO STAGISTA CHE NON GUASTA MAI

Un stagista non guasta mai. Ovunque lo si metta lui starà tranquillo senza dire una parola. Deve fare esperienza e apprendere quindi il suo adattamento è totale. Si è giovani, forse anche studenti pertanto eventuali pretese sono insensate e fuori luogo. Un rimborso spese è il giusto premio per chi si impegna a difendere la propria comunità da eventuali pericoli esterni.


Sta facendo molto discutere l'idea dell'assessora alla sicurezza di Milano che in collaborazione con le università Cattolica, Bocconi e Bicocca hanno deciso d'impiegare stagisti nelle zone a rischio della città. Studenti arabi e musulmani, ma anche latinos e cinesi provenienti dal master sulla sicurezza urbana organizzato dalle rispettive università. Per esempio, gli studenti stranieri e multilingue verranno utilizzati in zone come Via Padova oppure a San Siro.


Gli studenti stagisti di origine straniera verrebbero retribuiti con un rimborso spese. Ottenerebbero un punteggio che sarà valido nei prossimi concorsi validi per entrare nella polizia locale. La proposta rientra in un piano anti- radicalizzazione che si ispira al cosiddetto modello Rotterdam. Il progetto dovrebbe partire dalla prossima primavera.


Seguirà lo stesso modello anche la città di Torino con la sindaca Chiara Appendino oppure Roma di Virginia Raggi? Il tempo ci darà le opportune risposte se l'idea troverà i suoi strenui sostenitori. I cattivi modelli di solito in Italia trovano sempre un numero significativo di seguaci.


A mio avviso, la proposta è discutibile sono tanti punti di vista. La sicurezza ha i suoi costi inevitabili. Impiegando degli studenti assicurando a loro un rimborso spese piuttosto che uno stipendio ci sarebbero dei vantaggi prima di tutto economici. L'amministrazione comunale non può che trarre giovamento sotto questo punto di vista. Inoltre, la mia opinione è che oggi gli stagisti sono esageratamente sovra – utilizzati, impiegati ovunque, ormai un lascia passare utilizzabile per qualsiasi iniziativa ed evento. Quindi sono favorevole per un utilizzo residuale di questo strumento.


Tuttavia rimane un altro interrogativo. Visto che oltre agli obiettivi di sicurezza si vuole favorire, per cosi dire, una maggiore integrazione della comunità. Perché impiegare solo studenti stranieri? Perché non allargare tale iniziativa anche agli studenti italiani?




3 gennaio 2017

LA FINLANDIA DARA' UN REDDITO AI DISOCCUPATI, IN ITALIA I DISOCCUPATI SONO ABBANDONATI A SE STESSI.

La notizia forse è passata un po' sottotono, ma non per questo meno importante di tante altre. La Finlandia darà un reddito mensile ai disoccupati. Un reddito pari a 560 euro al mese. L'esperimento finlandese durerà almeno due anni e a come principale obiettivo quello di ridurre la povertà e la disoccupazione. L'aspetto più interessante del provvedimento è che il reddito non sarà vincolato a nulla, a eccezione della sua temporalità.


In Italia a che punto siamo? In Italia il reddito di cittadinanza non trova vita facile e manca un clima favorevole affinché esso trovi una concreta e reale applicazione. Non è possibile tecnicamente o manca una reale volontà politica? Il confine è pur sempre assai labile, ma sono propenso più per la seconda opzione. Manca una volontà politica sia da parte dei politici “vecchi” che di quelli appartenenti alla cosiddetta nuova generazione.

Le tesi in merito della sua inapplicabilità sono tante. Luca Ricolfi sostiene sul sole 24 ore che“in un paese come l’Italia costerebbe oltre 350 miliardi l’anno, una cifra che vale circa il doppio dei costi totali della sanità, della scuola e dell’università messe insieme. Ci sono altri autori detrattori che sostengono, invece, che un reddito di cittadinanza e un salario minimo garantito tutti i cittadini disoccupato sarebbe fortemente disincentivante alla ricerca di un posto di lavoro. Si diventerebbe come degli opportunisti e faciliterebbe, per cosi dire, la pigrizia umana. http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-12-26/reddito-cittadinanza-mito-e-realta-225656.shtml?uuid=ADC5xnKC


Tutti questi dibattiti, per quanto potrebbero sembrare approfonditi tecnicamente hanno un fondamentale difetto. Voltano la faccia alla sofferenza umana. Abbandonano milioni di cittadini in uno stato di totale degrado che la sfiducia verso le istituzioni diventa la più naturale e ovvia conseguenza. Che cosa possiamo aspettare da un uomo, da una donna o una famiglia che è costretta a vivere dentro ad una macchina? Che ci vengono a stringere la mano?


La “missione” di un politico è quello di costruire più che disfare. La “missione” di un intellettuale è quella di gettare le basi teoriche affinché i sistemi politici possono concretizzare idee e progetti innovativi per la cittadinanza. Le parole, le azioni, gli sforzi di ogni politico dovrebbero essere orientati al bene pubblico e al benessere di un numero sempre maggiore di cittadini. In Italia non esiste tutto questo, in Italia i dibattiti sul lavoro diventano fini a se stessi. Alimentano un marketing delle parole, dei dibattiti che alla fine non si può che uscire più vuoti e senza soluzioni.


12 dicembre 2016

IL CANCRO DEL BULLISMO E DEL MOBBING: BULLI FUTURI MANAGER? E VITTIME FUTURI MOBBIZZATI ?

Marco Patruno

In questo periodo si parla sempre di più di bullismo (fortunatamente e sfortunatamente allo stesso tempo). Le statistiche e varie indagini mostrano come il fenomeno sia profondamente radicato e diffuso. Secondo una indagine Istat sui comportamenti offensivi e violenti tra giovanissimi, nel 2014 più del 50% degli 11/17 enni è stata vittima di bullismo da parte di coetanei. Questo non significa che il fenomeno non esisteva in passato, come dimostra un recente servizio trasmesso dal programma “Le Iene” nella puntata del 6 dicembre dal titolo Quando i bulli ti rovinano la vita  dove la Iena Giovanna Nina Palmieri va a conoscere Pierpaolo e i suoi genitori. Pierpaolo è un uomo di 36 anni che quando aveva 16 anni negli anni novanta ha subito gravi e ripetuti atti di bullismo riportando conseguenze psicologiche probabilmente permanenti. Il fenomeno esisteva anche nel passato, ma semplicemente veniva coperto da un velo di omertà da insegnanti,dalle istituzioni scolastiche e dai genitori dei bulli

Ma quando parliamo di Bullismo, di solito ci riferiamo ai più giovani e a fenomeni devianti che avvengono solitamente in abito scolastico. Gli stessi comportamenti devianti che riguardano gli adulti e i luoghi di lavoro viene definito, invece, mobbing. Entrambi i fenomeni non sono diminuiti affatto ma sembrano essere in costante crescita. Mancano studi che mettono in correlazione bullismo e mobbing, ma possiamo ipotizzare che le vittime di bullismo in ambito scolastico hanno una maggiore probabilità di sviluppare patologie che influiscono negativamente sulla vita sociale e sulla futura esistenza professionale del soggetto. Le domande che sorgono spontanee sono le seguenti. Una ex vittima di bullismo ha maggiori probabilità di essere in futuro mobbizzata sui luoghi di lavoro? Un ex bullo ha maggiori probabilità di essere un futuro manager e imprenditore?


Ovviamente le risposte a tale riguardo le lascio ai professionisti in materia che allo stesso tempo le invito a condurre indagini e ricerche in questa precisa direzione. Prevenzione, cultura e informazione sono di sicuro i “mezzi” sui quale agire per poter sconfiggere la piaga del bullismo e del mobbing. Gli insegnanti, gli adulti, i genitori devono essere delle “sentinelle” attente e non trascurare nulla anche gli episodi più insignificanti e trascurabili.




5 dicembre 2016

REFERENDUM, UN VOTO CHE CAMBIA IL MONDO DEL LAVORO?

Di Marco Patruno



Domenica 4 dicembre si è votato per la riforma costituzionale. Una tesi che è stata sollevata sul web è la seguente. Questo sarà un voto che cambia anche il mondo del lavoro. In virtù dei temi trattati da questo blog sento il dovere di esprimermi in merito e fare alcune osservazioni su tale questione, indipendente dal esito del referendum che non conoscono ancora al momento in cui scrivo questo articolo (domenica 4 dicembre ore 19.00).


il mondo del lavoro sarà tale e uguale con tutte le sue ipocrisie e ingiustizie. La vita di disoccupati, precari e stagisti sarà identica come prima. Non cambierà nulla, assolutamente nulla. Quindi sostenere che il voto del referendum cambia il mondo del lavoro è una delle tante cavolate che siamo abituati a sentire senza nemmeno più replicare.


Anzi, vogliamo un referendum che davvero può incidere sul mondo del lavoro? Propongo delle idee. 1) Un referendum sul reddito di cittadinanza. 2) Un referendum sul mantenimento della podestà legislativa esclusiva in materia di formazione e stage in mano alle regioni. Visto che le regioni sono la più potente “lobby” contro una vera e propria riforma degli stage in Italia. 3) Un referendum sulla riforma del lavoro targata Matteo Renzi e potrei procedere fino al infinito.


Il referendum che è uno strumento di democrazia diretta, che serve a dare “maggior” potere al popolo, in realtà non è cosi. Questo è un referendum voluto dal alto. Ogni anno vengono bocciati dalla consulta vari e veri referendum popolari promossi dalle associazioni, categorie professionali, gruppi di cittadini e non entro nel merito della legittimità o meno di tale bocciature.


L'autrice della tesi fa un po' questo ragionamento. Lei “appartiene” al aria Renziana e pertanto fa il seguente ragionamento. Votate si perché cosi' diminuisce l'eccessiva burocrazia e foresta legislativa del mondo del lavoro. Infatti lei scrive riferendosi agli stage: “...ventuno leggi diverse sullo stesso argomento: non è delirate?”


L'argomento è mal posto. Non è che depotenziando una delle due camere automaticamente viene meno questa foresta legislativa in materia di stage. Esiste perché le regioni possono legiferare in materia di stage e formazione, quando questa competenza dovrebbe essere di esclusiva competenza statale con appello popolare sulle riforme in atto.










14 novembre 2016

OPERATORI CALL CENTER SFRUTTATI A 2.5 EURO ALL' ORA SENZA CONTRIBUTI E ASSICURAZIONE

La vicenda è stata riportata da diversi quotidiani del sud. Una azienda di servizi facente capo ad una importante società di telefonia fissa e mobile sfruttava una massa di giovani lavoratori. Gli operatori e operai del call center venivano pagati a 2.5 euro all'ora, non ricevano contributi e alcuna assicurazione. La famosa azienda di telefonia a smentito di avere rapporti con questa società.


Tra gli aspetti più interessanti della vicenda è che gli sfruttatori – gestori della azienda erano ex dipendenti, o meglio ex operatori call center. Gli sfruttati di un tempo si sono trasformati a loro volta in sfruttatori. Una sorta di sindrome di Stoccolma la mutati da schiavi in aguzzini, ma la domanda che sorge spontanea è: come si può passare da una parte all'altra della trincea?


Chi è stato operatore call center sa benissimo che questa possibilità è tutt'altro che remota. Prima di tutto i cosiddetti Team leader, che hanno il compito di super visionare il lavoro di un gruppo di operatori, sono stati a loro volta operatori call center. Difficilmente una azienda di servizi incarica del personale esterno che non abbia avuto alcuna esperienza della “trincea” e cosi via formatori, vice capi ecc sono spesso persone giovanissime che sono stati un tempo sfruttati a loro volta.


Inoltre, lavorare in un call center significa fare un lavoro totalizzante. Quando mi capita di essere invitato nei convegni dico sempre una frase per descrivere che cosa significa lavorare in “trincea.” Nei call center l'individuo diventa macchina, l'uomo, la donna diventano robot. La tua coscienza si fonde con lo schermo del computer, il tuo sguardo rimane incollato sulla “barra degli strumenti” che ti fornisce una serie di parametri come la durata delle chiamate, il numero delle telefonate che sono in attesa ecc Questa “barra degli strumenti” è anche una misura in diretta della tua performance.


Prima di iniziare a lavorare come operatore call center di solito si fa un corso di pre-assunzione che può durare da una settimana fino a quindici giorni a seconda del grado di strutturazione della realtà per il quale si va lavorare. L' obbiettivo esplicito del corso è insegnarti le armi del mestiere, ma quello più latente è principalmente di tipo motivazione. Tu non vendi un servizio, tu stesso diventi “il servizio.” Diventi un giovane ideologicamente pronto per la trincea pena l'eliminazione ancora prima di iniziare.

Un altro aspetto interessante della vicenda, è che la famosa società di telefonia di telefonia fissa e mobile si dichiara estranea ai fatti perché dice “non è una nostra società.” E per certi versi potrebbe avere anche ragione (e allo stesso tempo torto.) Di solito la vendita di pacchetti telefonici vengono gestiti operativamente da aziende di servizi terze che formalmente non appartengono a tale società e si “aggiudicano” la vendita di tali servizi per tre, cinque anni a seconda degli accordi.


I controlli effettuati dalle società di telefonia ci sono anche verso queste società di servizi terze ma sono del tutto sporadiche e non credo che tali controlli sono volti ad accertare la salute dei operai call center. Coloro che lavorano nei call center se ne accorgono per il semplice motivo che ti vedi aggirare in trincea delle persone in giacca e cravatta di una certa età. Nei call center dove ho lavorato io ci si vestiva in maniera del tutto informale e sportiva, e non si aveva più di 35 anni.



SEI UN OPERATORE CALL CENTER? OPPURE HAI LAVORATO IN UN CALL CENTER? RACCONTA LA TUA TESTIMONIANZA SCRIVENDOMI A GENERAZIONEP@LIBERO.IT



8 novembre 2016

MORIRE COME SCHIAVI NEI CAMPI DEL SUD

Si, in Italia si può essere italiani e allo stesso tempo morire come schiavi in uno dei tanti campi del sud. In Italia ci sono luoghi dove muore la democrazia e i diritti bruciano sotto il sole senza che nessuno se ne accorda di te. In questi giorni è uscito un libro che non ho ancora avuto la possibilità di leggere, ma spero di farlo presto. Il libro di Enrica Simonetti che si intitola: “Morire come schiavi: la storia di Paola Clemente nell'inferno del caporalato.”


Si tratta di un viaggio on the road dell'autrice, o meglio in the fields, dal Gargano alla Calabria dove vengono raccontate le storie di tante donne pugliesi, calabresi, lucane che lavorano nei campi a raccogliere pomodori, olive, arance, mandarini. La precarietà, il bisogno estremo di un lavoro che fa accettare a tante donne e immigrati ad accettare di lavorare in condizioni disumane.


In questi giorni dove la politica è concentrata su se stessa per la questione della riforma costituzionale, c'è bisogno di una attenzione ben diversa verso la schiavitù che regna sovrana la dove esiste il caporalato. Eppure questi risultano ancora eternamente lontani dalle nostre coscienze. Sono invisibili, non esistono nei nostri pensieri.


Quando andiamo al mercato e prendiamo tra le mani una arancia o un grappolo di uva non dovremmo più pensare se è brutta o bella, il suo colore ecc ma dovremmo rivoluzionare il nostro modo di pensare. Chi la raccolta, quali mani e storie si nascondono dietro a quel grappolo di uva o arancia? Ci sono vite invisibili che meritano di essere raccontate e conosciute.


E mentre assistiamo al ridicolo teatrino del nostro presidente del consiglio Matteo Renzi che nel discorso di chiusura alla Leopolda parla di “derby” tra passato e futuro a seconda di come si voterà alla riforma, nel senso che se si votasse per la riforma costituzionale andiamo verso il futuro, il domani, la proposta, in realtà continueremo ad essere un paese eternamente vecchio, legato al passato.


Perché finché ci saranno uomini, donne, italiane e immigrati, questo popolo di schiavi che continuerà a morire nei molti campi del sud, questo paese non sarà mai proiettato verso il domani, verso il futuro.










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