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generazionep
24 settembre 2018

HAI UNA IDEA ? ECCO I MODI PER FINANZIARLA


Le idee non mancano? Spesso tuttavia non abbiamo i soldi per concretizzarle in realtà. Avere delle buone idee non è una condizione sufficiente per vederle nascere. La nascita, lo sviluppo e la crescita di una idea nel suo corrispettivo materiale dipende da qualcuno che c'è la finanzi. Ci sono diverse vie che possiamo percorrere per vedere realizzare il nostro sogno. Uno di queste idee è il cosiddetto “Finanziamento collettivo”.


Negli ultimi anni sono nate sul web diverse piattaforme dove è possibile presentare la propria idea per chiedere un finanziamento. Persone comuni possono fare una donazione anche piccola e minima per finanziare l'idea che piace. La somma di queste donazioni possono farvi raggiungere totalmente o parzialmente la cifra che chiedete.


Ci sono piattaforme di finanziamento collettivo “generiche” oppure “specifiche”. Quelle specifiche sono tematiche. Le idee presentate non devono sconfinare dal settore che si ispira il sito. Ci sono piattaforme che vanno dal finanziamento di idee del settore sociale oppure della tutela del ambiente ma anche della ricerca scientifica e quello cinematografico.

Quali sono queste piattaforme? Possiamo citarne alcune. C'è DeRev www.derev.com che viene considerata tra le prime cinque migliori piattaforme di finanziamento collettivo in Europa. Tramite questa piattaforma si è contribuito al finanziamento per la ricostruzione della Città della Scienza di Napoli che fu distrutta da un incendio. Ben un milione e mezzo di euro raccolti.

Tuttavia il mondo dell'Università e della ricerca non è rimasto a guardare. Possiamo citare Universitiamo https://universitiamo.eu Piattaforma realizzata dall'Università di Pavia. La prima in Europa a realizzare una piattaforma di crowdfunding con l'obiettivo principale di finanziare la ricerca. In più di quattro anni ha raccolto oltre 600 mila euro.

Tuttavia non ci deve mancare una qualità fondamentale. La capacità di promuoverci. Possiamo essere bravi, geniali, avere delle ottime idee ma se rifiutiamo di promuovere e far conoscere la nostra idea difficilmente essa vedrà la luce. Quindi dobbiamo far conoscere la nostra idea ad amici e parenti. Farla girare. Di sicuro se essa rimane chiusa dentro a un cassetto difficilmente diventerà realtà.

Per testimonianze, commenti, riflessioni scrivere a generazionep@libero.it






30 aprile 2018

L'IMPORTANZA DEL “FATTORE I” : ADDIO AL CURRICULUM VITAE E LETTERE DI PRESENTAZIONE PER CERCARE LAVORO

Secondo una indagine Istat, nel 2017 quattro giovani su dieci hanno trovato lavoro grazie alle segnalazioni di parenti e amici. Una buona parte di altri facendo richiesta diretta a un datore di lavoro. Solo una piccola percentuale di giovani ha trovato un occupazione tramite i centri per l'impiego e agenzie per il lavoro (precisamente il 6% del campione preso in esame).

Quello che emerge dal analisi è l'importanza di quello che io chiamo “FATTORE I” per trovare un occupazione. Il “FATTORE INTRAPRENDENZA” può far la differenza tra due giovani che possiedono le stesse capacità e intelligenza. I giovani che cercano un occupazione debbano diventare come dei esploratori alla costante ricerca del prossimo. INTRAPRENDENZA – COSTANZA - CURIOSITA'. Sono tre qualità che non ti vengono insegnate in nessuna scuola o istituto di formazione.

Diventa quindi fondamentale non più avere un buon curriculum, ma la capacità di “FARE NETWORKING.” In America stanno rivalutando, per esempio, l'importanza della pausa pranzo. Proprio cosi. La pausa pranzo è uno dei momenti più importanti per coltivare le proprie conoscenze e ampliare la propria rete di relazioni sociali. Un esperto di web, social media come Gianluigi Bonanomi dice: “Non sottovalutate nessun tipo di incontro o conoscenza....usate anche i contesti informali perché potrebbe essere presente qualcuno in grado di cambiare la vostra vita professionale.”

In fondo provate a pensare per un attimo. Quali sono stati i momenti che hanno segnato un punto di svolta importante nella vostra vita? Un nuovo lavoro, una nuova amicizia duratura oppure un amore inaspettato? Scopriremo che sono situazioni del tutto insignificanti e informali. Situazioni che non hanno nulla di straordinario e celebrativo, a volte perfino ridicole.

Quindi, se si sta cercando un nuovo lavoro bisogna evitare di isolarsi davanti ad un computer oppure davanti alla lettura di un giornale di annunci. Camminate, camminate e guardatevi intorno. Dedicate un giorno o più alla settimana per coltivare le vostre relazioni sociali. Ricordatevi che il curriculum vitae è soltanto un pezzo di carta che rappresenta soltanto l'1% di voi stessi nella migliori delle ipotesi. Siate appunto Intraprendenti, cioè comportatevi come degli esploratori.

















19 marzo 2018

CURRICULUM VITAE: “UNO STRUMENTO INUTILE E DANNOSO”


Se potessimo quantificare i danni provocati dal CV scopriremo di trovarci di fronte ad un vero e proprio genocidio di potenziali talenti. Sono sicuro che in tutti questi anni il CV abbia fatto danni incalcolabili, sacrificato vite per la sola presunzione di richiudere la vita e le qualità di un individuo in un pezzo di carta bianco. Il Cv è una invenzione diabolica pari a quella della ghigliottina e della bomba atomica.

Prima di tutto, il CV è alleato della pigrizia e della fretta. Le società debbano fare dei processi di selezione che siano il più possibile veloci e rapidi. Spesso questa selezione è affidata a ragazzine carine che fanno affidamento al proprio infallibile intuito che si concentra su una valutazione parziale del CV frutto di una interpretazione personale e soggettiva. Ho lavorato tanti anni fa in una società interinale come stagista e ricordo una frase che mi disse l'assistente di una filiale durante la pausa pranzo. “I ragazzi che crescono senza un padre sono strani e malati.” Io le feci un sorriso cinico perché non le dissi mai che mio padre era mancato quando ero soltanto un ragazzino. Stando al suo metro di giustizio, io potevo essere un soggetto potenzialmente malato. Certo la vita non è stata facilissima, ma non possono affermare di ritenermi strano. Sono in grado di affrontare un discorso logico e razionale con una selezionatrice e di contenere le mie emozioni senza aggredire nessuno. Comunque, il punto è che se quella assistente di filiale avesse scoperto che un ragazzo con tutte le competenze e qualità in regola per un lavoro avesse perso un padre da piccolo, probabilmente non sarebbe mai stato selezionato perché “inadatto” secondo il suo personale parere. Ho conosciuto ragazzi cresciuti in famiglie ricche e per bene che per noia hanno cominciato a deviare, anche a rubare per gioco.

IL CV è uno specchio molto parziale di una persona. Il Cv è soltanto il grammo di sabbia del complesso universo della personalità di un soggetto. Nel CV mettiamo esperienze e competenze che vogliamo o desideriamo che il selezionatore conosca. Omettiamo i fallimenti e i periodi bui della nostra esistenza. Considerati a ragione inutili e controproducenti ai fini della selezione. Proprio cosi', perché nel età dove la parola flessibilità è diventata una sorta di dittatura delle nostre esistenze, siamo cosi' rigidi che non accettiamo di ammalarci, di fallire, di non raggiungere un risultato. Siamo rigidi con noi stessi e sono rigidi i processi di selezione. Il CV contribuisce a questa rigidità.


Vuoi scrivere una tua opinione? Scrivimi a generazionep@libero.it


12 febbraio 2018

“MI DISSERO DI NON FARE FIGLI PER LAVORARE IN BANCA” - LA TESTIMONIANZA DI ELISA


Oggi mi ritengo una persona fortunata, ho un lavoro che mi piace ma qualche anno fa potevo fare una brillante carriera in banca.” - Mi disse Elisa ( nome di fantasia.) “Scusa perché non hai accettato?” Le chiesi con particolare curiosità. “La banca mi chiese di non fare figli, e io non accettai. Per me la famiglia è tutto. Ti aiuta nel momento del bisogno.” - Spiegò Elisa. “Sta scherzando? La banca ti propose di non fare figli!” - Risposi piuttosto sconvolto da questa sua affermazione. “Esatto! la banca doveva essere la mia vera famiglia.” - affermò Elisa. “Chissà, poi ti avrebbe scaricato senza problemi” - Aggiunsi in maniera sarcastica.

Il dialogo in questione che ho cercato di trascrivere il più fedelmente possibilmente, è avvenuto qualche giorno fa. Elisa è una ragazza sulla trentina, e i fatti che si riferisce non sono avvenuti negli anni settanta, ma circa cinque o sei anni fa. Il nome della Banca che mi ha fatto, è quello di una realtà importante e autorevole. Ovviamente, il nome della Banca non ve lo dirò per il semplice motivo che non ho gli strumenti professionali per verificare la veridicità della versione di Elisa. Tuttavia guardando negli occhi Elisa, non mi ha dato l'impressione che mi mentisse. Mi sembrava sincera.

L'obiettivo di questo articolo o racconto di un dialogo spontaneo è gettare un piccolo sassolino in un stagno oppure gettare una debole luce dentro ad una galleria oscura del non detto, dell'indifferenza, della paura del dire perché si ha un percorso professionale da salvaguardare e una pagnotta da portare a casa. Lo comprendo profondamente alla luce dei tempi che viviamo.

Tuttavia mi rivolgo a tutte le ragazze e le donne che dovessero leggere questo articolo. Avete avuto una esperienza simile ad Elisa? C'è una banca o un altra realtà o settore professionale che vi è stato chiesto più o meno esplicitamente di non fare figli? Di rinunciare alla vostra famiglia naturale per fare carriera? Scrivetevi a generazionep@libero.it. Pubblicherò la vostra testimonianza alterando il vostro nome affinché la storia non sia riconducibile a voi.

Sono convinto di una cosa. Una azienda per quanto può essere onesta e benevola non sarà mai la vostra famiglia. Questa è solo pura retorica funzionale a creare dei perfetti soldatini. Chiedere ad una persona di rinunciare a fare figli nel nome di una presunta carriera è s una grave violazione dei diritti umani. Mi sembra di ritornare in un passato remoto che si perde agli inizi del era industriale.









30 ottobre 2017

I LAVORI SOCIALMENTE UTILI NEGLI ENTI PUBBLICI VANNO ABOLITI


Vi starete chiedendo che cosa sono i cantieri sociali ? Oppure chi sono i lavoratori socialmente utili? Soprattutto dopo che avete visto una inchiesta andata in onda lunedì' 23 ottobre su Report che parlava di questa particolare categoria di lavoratori che vengono impiegati anche negli enti pubblici Comuni, Regioni ecc. L'inchiesta di Report piuttosto semplicistica e superficiale ha sottolineato soprattutto la necessita di questa categoria di lavoratori di uno stipendio dignitoso, riconoscimenti di malattie e contributi previdenziali. Tutto giusto, giustissimo ma con un grosso, grosso Ma quanto uno scoglio e una casa.

Poco più di una decina di anni fa, lavorai come istruttore amministrativo presso il Comune di Torino. Tre mesi di lavoro piuttosto impegnativi e intensi. Vincitore di un regolare concorso pubblico fui assunto insieme ad altri sei ragazzi laureati. Venivo affiancato dai famosi catieristi sociali che tanto a parlato Report. Uno di loro mi rompeva i coglioni otto ore su otto lamentandosi delle sue condizioni di lavoro: “...Beato te che prendi uno stipendio di 1000 euro, beato te che hai diritto ai buoni mensa, beato te che a fine contratto prendi i soldi della liquidazione ecc”

Di fatto ai occhi del cantierista sociale ero un privilegiato. Peccato solo che dopo tre mesi il funzionario di turno ci ha detto in maniera paternalistica: “Ragazzi avete fatto un ottimo lavoro, ma non ci sono risorse per rinnovarvi i contratti.” La mia esperienza da impiegato pubblico è durata a malapena tre mesi dopo aver studiato altrettanti per superare le prove scritte.

I lavoratori socialmente utili che entrano negli enti pubblici fanno dei colloqui orientativi, non debbano superare particolari prove scritte e/o teoriche ma debbano avere dei requisiti in termini di età, di reddito famigliare e aver maturato un periodo di disoccupazione di almeno sei mesi. Inoltre, gli enti pubblici impiegano risorse pubbliche che contribuiscono alla loro formazione. Capite ora che la questione di base posta da Report è sbagliata a monte.

I lavori socialmente utili negli enti pubblici debbano essere proibiti, aboliti. Altrimenti dobbiamo definitivamente cambiare i criteri di accesso per lavorare nei Comuni e nelle Regioni. Basta concorsi. Spesso sono coinvolte anche agenzie interinali e peggio ancora cooperative che assumono lavoratori secondo criteri oscuri e poco trasparenti. Il lavoratore entra con il passaparola, con la conoscenza del funzionario o politico di turno. Intendiamoci: il lavoratore socialmente utile non è un privilegiato tuttavia questo non significa che i criteri debbano essere trasparenti. Giusto che i lavoratori socialmente utili debbano avere gli stessi diritti degli altri? Io rispondo:NO! Perche i cantieri sociali sono una assoluta e drammatica anomalia al interno degli enti pubblici.

Vuoi scrivermi ? Generazionep@libero.it


21 aprile 2017

LAVORARE GRATIS, LAVORARE TUTTI? LA BIZZARRA PROPOSTA DI DOMENICO DE MASI

Recentemente è uscito il libro del sociologo Domenico De Masi che si intitola Lavorare Gratis, lavorare tutti – perché il futuro è dei disoccupati.” Il noto studioso avanza una idea – proposta destinata a far discutere. Propone a tutti i disoccupati giovani e donne di lavorare gratis, De Masi sostiene che se : “... lo facessero, in pochi mesi scompiglierebbero, rivoluzionando, il mercato del lavoro.” Inoltre: “Una piattaforma digitale consentirebbe a questa mega – organizzazione di lanciare prima l'offerta gratuita mirata a scardinare l'ordine esistente, per poi passare alla mossa successiva: trovare lavoro. I disoccupati dovrebbero approfittare della loro forza, e utilizzare il loro stato di disoccupati come un grimaldello. Tanto, ora come ora non hanno nulla da perdere.


La proposta di Domenica De Masi è una idea deleteria e pericolosa, che fa acqua da tutte le parti. Primo perché il lavoro gratuito è un problema piuttosto radicato e diffuso sul mercato del lavoro. Sono già tante le donne e i giovani che lavorano gratuitamente senza che abbiano migliorato la loro condizione economica – esistenziale. Il lavoro gratuito ha portato ad un peggioramento collettivo delle condizioni dei lavoratori. Il motivo è molto semplice. Io datore di lavoro se dovessi scegliere tra una risorsa umana pagata zero e una pagata con un regolare stipendio e contributi vari, chi sceglierò? Quella pagata zero ovviamente. Poco importa se la prima non ha esperienza e si deve fare le ossa.


Domenico De Masi parla di una piattaforma digitale che unisca i lavoratori gratuiti di tutto il mondo. Qui secondo me si sopravvaluta eccessivamente il ruolo del web e di internet. E vero, che il web può far “incontrare” soggetti che condividono le stesse passioni ed esperienze, ma il passaggio ad una azione concreta è un lungo percorso tutt'altro che scontato. Basti pensare che da almeno 10 – 15 anni ci sono siti, blog, piattaforme digitali, gruppi su facebook che uniscono lavoratori precari, stagisti ecc di tutte le età e categorie che hanno portato pure a delle proteste di piazza, ma la loro incidenza sul mercato del lavoro è stata minima, piuttosto minima. Di sicuro quello che hanno ricevuto lavoratori precari, stagisti e disoccupati è stato di gran lunga inferiore a quello che gli è stato preso. Il mercato del lavoro ha conosciuto una involuzione continua.


Anzi, Professore De Masi piuttosto il messaggio che bisogna far passare ai disoccupati è un altro. Giovani basta lavorare gratis o fare stage sotto pagati con miseri rimborsi spese. Donne alzate la testa, basta chinarla ogni volta.







10 aprile 2017

DECRETI “BUONA SCUOLA” - MATURITA': IL TIROCINO DIVENTA UN RICATTO

Gli stage, i tirocini sono da sempre una forma di schiavitù siano se essi vengono retribuiti o meno, la loro totale abolizione dovrebbe essere l'obiettivo principale di ogni onesto movimento e sindacato che ha cuore il destino di migliaia di giovani e meno giovani. E notizia di questi giorni che gli stage sono diventati una vera e propria forma di ricatto.


Già perché fare un tirocinio gratuito e rispondere ai quiz invalsi saranno requisiti necessari per essere ammessi all'esame di maturità. Tali novità sono contenute negli otto decreti attuativi della “Buona Scuola” di Renzi approvati dal Governo Gentiloni in data 6 aprile 2017. Le novità saranno valide dal prossimo anno scolastico.


Il premier Gentiloni ha definito la riforma: “Una notevole iniezione di qualità.” Credo che stiamo assistendo ad un teatro del orrore dove la politica sta mostrando il suo volto più oscuro e brutale. Questa scuola non creerà dei cittadini del futuro, ma degli schiavi senza futuro che saranno costretti ad accettare lavori quasi e totalmente gratuiti.


Il futuro, la speranza di un potenziale impiego, la ricerca di una propria collocazione e affermazione sociale stanno diventando un intollerabile ricatto con la piena e totale complicità della politica. Anni fa, parlai di Dittatura dell'illusione della partecipazione per indicare un fenomeno invisibile, strisciante e crescente dove la funzione latente della partecipazione sta diventando la reale moneta di scambio di un pseudo – impiego. La paga, lo stipendio e diritti connessi sono diventati una opzione secondaria e non necessaria.


Una vera democrazia non dice ad un ragazzo fai questo stage gratuito altrimenti non ti ammetto alla maturità, non dice ad un disoccupato fai questo corso di formazione altrimenti non riceverai mai e mai più alcun sussidio. Ti lascerò crepare peggio di un animale perché infondo te lo sei voluto tu, e soltanto colpa tua non mia. Questa non è democrazia.


La riforma Gentiloni e Renzi definita “Buona Scuola” segna un ulteriore regressione e involuzione dei diritti. La scuola e le Università stanno fornendo da anni degli schiavi intelligenti e sono diventate il principale serbatoio di manodopera gratuita per multinazionali e aziende private. Ciò è intollerabile.







2 febbraio 2017

TROVARE LAVORO CON UN APP: TENTARE NON NUOCE ALLA SALUTE

Il lavoro è diventato sinonimo di mobilità. Principalmente per due motivi. Uno perché per trovarlo bisogna spostarsi, allontanarsi dal proprio luogo di origine dove si è nati, cresciuti e forse dove si sono svolti i propri studi scolastici e universitari. Secondo perché si può trovare lavoro anche utilizzando apposite app per smartphone mentre ci si muove, si cammina da un posto ad un altro.


Ci sono attualmente diverse App in circolazione per chi è alla ricerca di un occupazione dove è possibile scaricarle gratuitamente sul proprio smartphone. In questo periodo ne stanno nascendo tante quindi gettare uno sguardo attento e incuriosito sulle ultime novità non guasta mai. L'obiettivo di questo articolo è puramente informativo.


Una di queste app si chiama CornerJOB. Con questa app è possibile inviare decine di curriculum. Bisogna creare un proprio profilo e candidarsi. In meno di 24 ore potresti finire tra le persone giudicate “interessanti” da parte delle aziende e venire contattato. Infatti le aziende hanno la possibilità di chattare direttamente con i candidati in tempo reale. Inoltre, è possibile geo-localizzare la ricerca del lavoro per trovare un impiego nelle proprie vicinanze.


Tuttavia, chi nel corso degli anni non ha svolto un lavoretto temporaneo per racimolare qualche soldino? Credo che la maggior parte di noi l'abbia fatto, chi no può ritenersi parte di una ristretta elite di illuminati. Poi nei ultimi anni la distinzione tra lavoretti temporanei e quelli che possiamo definire con la L maiuscola si è assottigliata ulteriormente.


In questo caso è nata una APP che assolve questo specifico compito. Si chiama Jobby , la parola è un incrocio fra job e hobby. Si tratta di un app che ti permette di cercare lavoretti manuali. Per esempio, chi ha una passione per i cani e gli animali domestici può trovare un lavoro come dog sitter per i fine settimana. Chi, invece, ama fare divertire grandi e piccini può fare l'animatore.


Lavoro temporaneo non deve essere necessariamente sinonimo di sfruttamento. Per questo gli autori del APP pongono l'accento sul concetto di “giusto compenso.” L'aspirante lavoratore può cercare lavoro geo-localizzando la ricerca. L'APP è disponibile sia per Ios che Android.





9 gennaio 2017

ZONE INSICURE E A RISCHIO A MILANO? METTIAMOCI UNO STAGISTA CHE NON GUASTA MAI

Un stagista non guasta mai. Ovunque lo si metta lui starà tranquillo senza dire una parola. Deve fare esperienza e apprendere quindi il suo adattamento è totale. Si è giovani, forse anche studenti pertanto eventuali pretese sono insensate e fuori luogo. Un rimborso spese è il giusto premio per chi si impegna a difendere la propria comunità da eventuali pericoli esterni.


Sta facendo molto discutere l'idea dell'assessora alla sicurezza di Milano che in collaborazione con le università Cattolica, Bocconi e Bicocca hanno deciso d'impiegare stagisti nelle zone a rischio della città. Studenti arabi e musulmani, ma anche latinos e cinesi provenienti dal master sulla sicurezza urbana organizzato dalle rispettive università. Per esempio, gli studenti stranieri e multilingue verranno utilizzati in zone come Via Padova oppure a San Siro.


Gli studenti stagisti di origine straniera verrebbero retribuiti con un rimborso spese. Ottenerebbero un punteggio che sarà valido nei prossimi concorsi validi per entrare nella polizia locale. La proposta rientra in un piano anti- radicalizzazione che si ispira al cosiddetto modello Rotterdam. Il progetto dovrebbe partire dalla prossima primavera.


Seguirà lo stesso modello anche la città di Torino con la sindaca Chiara Appendino oppure Roma di Virginia Raggi? Il tempo ci darà le opportune risposte se l'idea troverà i suoi strenui sostenitori. I cattivi modelli di solito in Italia trovano sempre un numero significativo di seguaci.


A mio avviso, la proposta è discutibile sono tanti punti di vista. La sicurezza ha i suoi costi inevitabili. Impiegando degli studenti assicurando a loro un rimborso spese piuttosto che uno stipendio ci sarebbero dei vantaggi prima di tutto economici. L'amministrazione comunale non può che trarre giovamento sotto questo punto di vista. Inoltre, la mia opinione è che oggi gli stagisti sono esageratamente sovra – utilizzati, impiegati ovunque, ormai un lascia passare utilizzabile per qualsiasi iniziativa ed evento. Quindi sono favorevole per un utilizzo residuale di questo strumento.


Tuttavia rimane un altro interrogativo. Visto che oltre agli obiettivi di sicurezza si vuole favorire, per cosi dire, una maggiore integrazione della comunità. Perché impiegare solo studenti stranieri? Perché non allargare tale iniziativa anche agli studenti italiani?




3 gennaio 2017

LA FINLANDIA DARA' UN REDDITO AI DISOCCUPATI, IN ITALIA I DISOCCUPATI SONO ABBANDONATI A SE STESSI.

La notizia forse è passata un po' sottotono, ma non per questo meno importante di tante altre. La Finlandia darà un reddito mensile ai disoccupati. Un reddito pari a 560 euro al mese. L'esperimento finlandese durerà almeno due anni e a come principale obiettivo quello di ridurre la povertà e la disoccupazione. L'aspetto più interessante del provvedimento è che il reddito non sarà vincolato a nulla, a eccezione della sua temporalità.


In Italia a che punto siamo? In Italia il reddito di cittadinanza non trova vita facile e manca un clima favorevole affinché esso trovi una concreta e reale applicazione. Non è possibile tecnicamente o manca una reale volontà politica? Il confine è pur sempre assai labile, ma sono propenso più per la seconda opzione. Manca una volontà politica sia da parte dei politici “vecchi” che di quelli appartenenti alla cosiddetta nuova generazione.

Le tesi in merito della sua inapplicabilità sono tante. Luca Ricolfi sostiene sul sole 24 ore che“in un paese come l’Italia costerebbe oltre 350 miliardi l’anno, una cifra che vale circa il doppio dei costi totali della sanità, della scuola e dell’università messe insieme. Ci sono altri autori detrattori che sostengono, invece, che un reddito di cittadinanza e un salario minimo garantito tutti i cittadini disoccupato sarebbe fortemente disincentivante alla ricerca di un posto di lavoro. Si diventerebbe come degli opportunisti e faciliterebbe, per cosi dire, la pigrizia umana. http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-12-26/reddito-cittadinanza-mito-e-realta-225656.shtml?uuid=ADC5xnKC


Tutti questi dibattiti, per quanto potrebbero sembrare approfonditi tecnicamente hanno un fondamentale difetto. Voltano la faccia alla sofferenza umana. Abbandonano milioni di cittadini in uno stato di totale degrado che la sfiducia verso le istituzioni diventa la più naturale e ovvia conseguenza. Che cosa possiamo aspettare da un uomo, da una donna o una famiglia che è costretta a vivere dentro ad una macchina? Che ci vengono a stringere la mano?


La “missione” di un politico è quello di costruire più che disfare. La “missione” di un intellettuale è quella di gettare le basi teoriche affinché i sistemi politici possono concretizzare idee e progetti innovativi per la cittadinanza. Le parole, le azioni, gli sforzi di ogni politico dovrebbero essere orientati al bene pubblico e al benessere di un numero sempre maggiore di cittadini. In Italia non esiste tutto questo, in Italia i dibattiti sul lavoro diventano fini a se stessi. Alimentano un marketing delle parole, dei dibattiti che alla fine non si può che uscire più vuoti e senza soluzioni.


aprile       
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