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9 ottobre 2017

YOUSSEF E DAVIDE: VITE DA VENDITORI DI GIORNALI

Fino a sei mesi fa facevo il suo stesso lavoro, poi sono stato costretto a smettere.” - mi dice Youssef (nome di fantasia) indicando con il braccio il suo compagno che sta vendendo i giornali ai semafori. Youssef non ha più vent'anni, ma non è nemmeno una persona anziana. Difficilmente darli una età precisa forse cinquant'anni, forse sessanta. Comunque l'impressione è che il tempo sembra averli fatto un brutto scherzo, e le rughe pronunciate sul volto ingannano anche il più abile osservatore. Di Youssef so solo che è di nazionalità marocchina.


Il nostro lavoro può sembrare del tutto innocuo, ma non è così. Io per esempio, ho smesso perché i medici mi hanno riscontrato una forma di asma bronchiale. La causa è dovuta a tutte le schifezze che ho respirato in tutti questi anni vendendo i giornali. L'aria è molto inquinata.” - Sostiene Youssef sconfortato. Effettivamente quando Youssef mi racconta qualcosa di lui e del suo ex lavoro mi fa riflettere su molte cose che sono il frutto delle mie osservazioni quotidiane e pertanto non pretendono di avere alcuna base scientifica.


I giornalai itineranti o venditori di giornali alle fermate dei pullman, presso i semafori o negli angoli delle vie sono sempre meno giovani. Più cinquantenni, meno ventenni. Lavori che servono forse per arrivare alla pensione o per far quadrare i conti. Ci sono anche molti italiani come Daniele (nome di fantasia) amico di Youssef. Daniele prima di fare quel lavoro, ha fatto moltissimi altri lavori.


Youssef mi dice un altra cosa. Un informazione che solo uno che faceva il suo mestiere può saperlo. “Sai, facevo la notte ma anche la mattina. Mi andava bene, ma maledicevo le volte che facevo la Domenica...” Il mio volto è un punto interrogativo. Penso scioccamente e ingenuamente: “Forse perché gli altri non lavorano.” Tuttavia Youssef precisa: “...la domenica si lavorava anche bene, mi riferisco in termini di vendita, ma l' Inchiostro dei giornali era diverso, più calcato e tutta quella sporcizia ti rimaneva impressa sulle mani. Prima di togliere dalle mani quella schifezza dovevo sciacquarmele per bene, almeno per una decina di giornali. Gli altri giorni non era mai cosi'.” Anche Davide mi conferma la versione di Youssef. I loro volti sembrano manifestare una silenziosa sottomissione ad un nemico che prima o poi busserà alle porte della loro vita.” Sono convinti che quel inchiostro penetri nel epidermide e non faccia per niente bene.


Davide, vende giornali da diverso tempo, e pur non conoscendo fino in fondo Youssef. L'idea e la logica mi fa supporre che Youssef abbia fatto questo lavoro per diversi anni. Non parliamo più, quindi di lavori occasionali o temporanei e pertanto richiedono una attenzione e salvaguardia diversa anche in termini di salute e sicurezza.

Vuoi raccontare la tua esperienza? Vuoi lasciarmi la tua testimonianza? Scrivimi a generazionep@libero.it oggetto: “Testimonianza.”

















6 marzo 2017

GARANZIA GIOVANI: LA GRANDE TRUFFA AI DANNI DEI GIOVANI CONTINUA

Nel settembre del 2016 la Commissione Europea ha proposto il rifinanziamento del programma Garanzia Giovani per due miliardi di euro nel triennio 2017 – 2020. Possiamo affermare che la grande truffa di Garanzia Giovani continua imperterrita a danno di migliaia di giovani che vedono spegnersi le loro speranze e allo stesso tempo il loro futuro tra uno stage ad un altro senza intravedere possibili sbocchi professionali.


Ricordiamo, che nella prima “versione” o “livello” di Garanzia Giovani le Regioni hanno speso oltre 241 milioni in più solo per gli stage. Intorno al 40% del miliardo e mezzo messo a loro disposizione. Nella maggior parte dei casi, non solo gli stage non si sono tramutati successivamente in un contratto di lavoro, ma ci sono tanti, tantissimi ragazzi che aspettano ancora di ricevere il compenso dovuto per gli stage svolti tra il 2015/2016.


Come viene, inoltre, sottolineato da un articolo apparso sul quotidiano online Linkiesta a firma di Lidia Baratta nel settembre 2016, discutibili sono anche le occupazioni proposte. Ci sono stagisti segretari, stagisti aiuti commessi, stagisti baristi ecc e solo in rare eccezioni queste posizioni di stage si tramutano in contratti di lavoro.


C'è un dato di fatto e una domanda che continuiamo a ignorare. Gli stage attivati in questi ultimi anni sono vertiginosamente aumentati, e nella maggior parte delle regioni italiane non si è mai superato il 12% di stage in contratti di lavoro. I dati mostrano il volto di un fallimento senza appello di questo strumento. Il buon senso e la ragione ci danno delle precise indicazioni: lo stage va abolito dal mondo del lavoro. Va cancellato come vocabolo dalle nostre menti.


Tuttavia, le Regioni continuano ad essere le principali “Lobby” supreme diffonditrici e tute-latrici di questo strumento. Il pensiero più ovvio è che i fondi del Unione Europea sono una sorta di torta alla panna che fa gola a molti tra funzionari piccoli e grandi. Qualcuno ci mangia sopra. Gli stage fanno comodo a molti, e c'è l interesse a mantenere i giovani in uno stato di eterna schiavitù.

















28 febbraio 2017

5O MILA STAGISTI SFRUTTATI IN CAMPANIA: DALLA STAGISTA CASSIERA ALLA COMMESSA PER 300 EURO LORDI MENSILI

Un altro caso di ordinario sfruttamento proviene dalla regione Campania che rischia di non far più notizia. Stagista cassiera presso un supermercato per 38 ore settimanali a 500 euro lordi mensili. Sabato e Domenica compresi. Ma c'è anche il caso di una commessa stagista che lavora per 8 ore al giorno per 300 euro lordi mensili presso un negozio di abbigliamento.


Secondo il giornale Il Desk quotidiano indipendente i giovani stagisti e tirocinanti sfruttati nella sola Regione Campania sono più di 50 mila. I più fortunati ricevono un rimborso spese che va dai 300 e 500 euro mensili, i più sfortunati lavorano gratis, senza prendere nemmeno un misero rimborso spese. La situazione non è più socialmente sostenibile.


Gli stage vanno aboliti senza se e senza ma. L' Italia condannata per violazione dei diritti umani. I giovani non devono rassegnarsi. Si devono togliersi dalla testa che lo stage sia l'unica via per entrare sul mercato del lavoro e far parte della ristretta élite dei ragazzi che lavorano. Non è vero! Lo stage è solo uno strumento per risparmiare sulla vostra pelle.


Gli stage sono delle “cellule” impazzite sul mercato del lavoro. Un tumore che sta proliferando ovunque e con un ritmo impressionante e quasi incontrollabile finendo con il coinvolgere ogni generazione. ventenni, trentenni, quarantenni e cinquantenni. La questione stage non è solo più un problema generazionale ma intergenerazionale. Il problema va affrontato in questa ottica altrimenti non comprenderemo fino in fondo la sua gravità.


Gli stage sono diventati una forma di business nascosto e invisibile dove ci guadagnano tutti. Amministrazioni pubbliche, agenzie formative, aziende private e la stessa politica. Chi risparmia sulla pelle delle persone, non crede a loro. Le utilizza, le strumentalizza soltanto. Vi faranno credere che ci tengono a voi, ma la verità è che ti voi non se ne fregano niente.


Quindi, se vi viene proposto uno stage. RIFIUTATELO, dite NO. La parola, la risposta deve essere soltanto una, una soltanto: “CONTRATTO.” Qualcuno di voi dirà: ci sono contatti di MERDA! Vero, verissimo ma cominciamo a fare contratti al posto di stage. Contratti al posto stage, lo ripeterò fino al infinito se sarà necessario al costo di annoiarvi.
















21 novembre 2016

LA TESTIMONIANZA: “IO, PROMOTER NEL SETTORE BENESSERE PER LAVORARE DOVEVO PAGARE 60 EURO A QUESTA MULTINAZIONALE AMERICANA”


Buongiorno, stiamo cercando promotori nel settore benessere.” Questa è la frase che più o meno si è sentito dire Angelo quando ha ricevuta la chiamata da una presunta nota multinazionale americana. Per chi è alla ricerca di un occupazione e di una fonte di guadagno come lui può essere un occasione da non farsi assolutamente fuggire.


Angelo, tuttavia si faceva una domanda: chissà dove avranno preso il mio nominativo? Perché lui è sicurissimo di non aver mai spedito il suo curriculm a questa multinazionale. Ma questo non è un mistero scoprirlo. Tanti sono i siti di ricerca del lavoro dove è possibile pubblicare il proprio curriculum e rendilo pubblico e pertanto visibile a chiunque. Aziende serie, imprenditori seri, ma anche a soggetti improvvisati alla ricerca di polli da spennare.


Angelo viene convocato ad assistere ad una sorta di incontro collettivo dove i relatori illustrano la gloriosa storia e la nascita della multinazionale ecc Si convince quasi che la sua occasione sia finalmente arrivata. Tuttavia quando si è entra nei dettagli del lavoro da fare, le sue speranze si infrangono violentemente contro il duro muro della realtà.


Mi è stato detto che avrei dovuto acquistare una borsa contenente prodotti di vario tipo, prodotti dimagranti e per il benessere della persona al costo di 60 euro, poi avrei dovuto rivenderli ad amici, conoscenti...” “Mai sei proprio sicuro che ti hanno chiesto dei soldi?” - cerco di accertare. “si, assolutamente, avrei anche lavorato in gruppo e circa il 90% del guadagno sarebbe andato a me, il 5/10 % al nostro supervisore.” - mi precisa Angelo.


La gloriosa e presunta multinazionale trasforma i suoi promoter in consumatori e a sua volta guadagna sulle vendite dei prodotti comprati da loro stessi. Quindi, non solo non ci mette una lira nel assumere personale bisognoso di un lavoro, ma addirittura fa profitto sulla loro pelle. Angelo ha rifiutato categoricamente la loro proposta e se ne andato via.


Angelo mi dice: “Sono andato dall'altro capo della città per cercare un lavoro e guadagnare qualcosa, no per rimetterci dei soldi.” Tuttavia, vuoi per ingenuità o vuoi per disperazione oppure per tutte due le cose che vanno spesso a bracetto, tanti ci cascano. Quindi, cari lettori diffidate chi vi chiede soldi in cambio di un presunto lavoro come promoter nel settore benessere.



La testimonianza è una delle poche forme di resistenza civile che ci è rimasta contro un mercato del lavoro che vuole i suoi lavoratori ridotti in schiavi, in esseri non pensanti. Spesso ci sfoghiamo, ci lamentiamo che ci sono tante cose che non vanno in Italia, ma quando dobbiamo testimoniare di fronte alle ingiustizie che subiamo, ci tiriamo indietro. Non pensiamo, che una nostra testimonianza anche anonima può gettare luce su un male oscuro, e che questo cancro può essere combattuto e prevenuto anche attraverso l'uso della parola a beneficio di tutti.” Scrivimi a generazionep@libero.it e lasciami la tua testimonianza oggetto email : testimonianza. 




26 agosto 2016

LA RIVOLUZIONE TARGATA JOBS ACT? DA SETTEMBRE ARRIVA L'ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE PER I DISOCCUPATI di Marco Patruno

C'è chi è convinto, anzi stra-convinto che settembre sarà un mese di svolta per le politiche del lavoro, precisamente si passerà “..dalle politiche passive del lavoro, fatte sostanzialmente di contributi economici, a quelle attive, cioè strumenti concreti per la ricerca di un impiego...” Questa sarà la presunta rivoluzione targata Jobs Act che riguarderà una fascia consistente di disoccupati.


Sono un poco disorientato, da anni in Italia si parla di “rivoluzione” “riforma” dello stato sociale e poi tutto rimane uguale. Fermo, immobile disoccupati abbandonati a se stessi senza diritto di cittadinanza. Quindi, chiedo scusa ai miei lettori se vi trasmetterò nel corso di questo articolo un poco del mio scetticismo, spero di sbagliami.


Prima di tutto nel assegnazione del sussidio al disoccupato verrà applicato “il principio di costituzionalità.presuppone che le persone che non hanno più un impiego ricevono il sussidio se dimostrano che si danno da fare a cercare un nuovo posto. In realtà questo principio non è una novità assoluta, ma è già stato applicato anche nel passato.


Il principio di costituzionalità punta su una maggiore responsabilizzazione del disoccupato che deve darsi da fare per trovare lavoro, e non può rimanere fermo a osservare il cielo. Tuttavia manca un principio che responsabilizzi i centri per l'impiego quando sono loro inadempienti o poco attivi nei confronti dei disoccupati che ci mettono impegno nel cercare un impiego.


Ma ciò che dovrebbe essere la novità assoluta è il cosiddetto assegno di ricollocazione rivolto ai disoccupati. Si tratta di un voucher finanziato dallo stato e hanno diritto a riceverlo i disoccupati che sono senza lavoro da almeno 4 mesi. Il voucher potrà essere investito dal disoccupato in corsi di formazione organizzati da enti privati e/o pubblici. I centri per l'impiego avranno il compito di distribuire gli assegni di ricapitolazione.


La novità che affiancherà gli altri sussidi (NASPI, ASDI E DIS – COLL) partirà da settembre. Quindi i disoccupati interessati possono già rivolgersi ai centri per l'impiego per avere delle prime e tempestive delucidazioni. Invece, da gennaio verrà ridotta la durata dei sussidi ma avremmo tempo in futuro per discutere su questo aspetto.













1 agosto 2016

CONTRO LE DONNE TUTTA CARRIERA E NIENTE FIGLI

Ogni anno che passa, aumentano le donne che dedicano tutta la loro vita alla carriera. I figli e la famiglia sono un ostacolo al raggiungimento del loro successo professionale. Sono delle vere e proprie business girl che spesso occupano ruoli dirigenziali e di vertice tradizionalmente di dominio maschile. Ottengono risultati e raggiungono obiettivi come nessun altro.

Queste Business girl per libera scelta rinunciano all'amore di un partner, alla piacevole fatica della maternità, ai primi passi del loro bimbo, alla scoperta dell'innocenza di un figlio e al prendersi cura dell'altro senza mettersi al centro della loro vita se stessi e il proprio egocentrismo.

Mi è stato sussurrato una volta che queste Business girl vengono preferite dalle direzioni in alcuni particolari ruoli professionali. Per esempio come “tagliatrici di teste.” Quando una realtà aziendale passa una fase di profonda ristrutturazione e si viene a trovare in esubero di personale c'è la necessità di licenziare. Perché allora non scegliere una persona che è diventata una sorta di robot senz'anima indifferente ai sentimenti umani?

Chi non avrebbe rimorso nel licenziare un papà con due figli piccoli ? oppure un uomo o una donna sulla cinquantina che in teoria avrebbero meno possibilità di reinserirsi sul mercato del lavoro rispetto ad un giovane? Io personalmente non c'è la farei, non riuscirei a dormire di notte e mi sentirei costantemente perseguitato dai loro fantasmi.

Le Business girl, le donne tutta carriera e niente famiglia sono il peggior mostro che il mercato del lavoro abbia prodotto negli ultimi anni. Le Business girl sono l'esempio più lampante di come si può costruirsi intorno alla propria esistenza una gabbia di solitudine e desolazione. Una prigione che nel corso della vita diventerà troppo stretta.


La mia totale ammirazione va verso tutte quelle donne che nella vita di tutti i giorni sono alla costante ricerca di un compromesso tra lavoro e famiglia. Donne che nonostante le pressioni professionali, la faticosa conquista di un salario dignitoso e della propria indipendenza non rinunciano al senso ultimo della nostra esistenza: la costruzione di una famiglia.








18 aprile 2016

STAGE A 50 ANNI SONO UN OPPORTUNITA'?


In data 11 aprile il quotidiano La Repubblica ha pubblicato un articolo “Ne' lavoro ne' pensione la carica degli stagisti che ci provano a 50 anni.” L'obiettivo del articolo è quello di mettere in luce un fenomeno fino ad ora poco conosciuto, comunque scarsamente approfondito in questi ultimi anni da professionisti e mezzi di comunicazione di massa. Gli stage svolti e rivolti a soggetti non più giovanissimi, anzi decisamente più vicini all'età pensionabile.


Badate bene che ho parlato di “fenomeno” , una espressione fin troppo neutrale per i miei gusti. In realtà si tratta di un cancro che si è insediato nel tessuto del mercato del lavoro e sta distruggendo persone e il lavoro stesso almeno nella rappresentazione e concezione del lavoro che abbiamo avuto fino adesso. Una contrattazione stipulata tra due soggetti dove il datore di lavoratore riconosce uno stipendio al dipendente, e quest'ultimo in cambio presta la propria opera manuale e/o intellettuale.


L'articolo approfondisce il tema intervistando diversi stagisti cinquantenni. La domanda dell'intervista è la seguente: Perché hai accettato uno stage a 50 anni? Gabriella, gelataia in prova, risponde: “...volevo dimostrare ai miei figli che non bisogna mai darsi per sconfitti.” La signora Patrizia, stagista nella cancelleria dei tribunali, risponde: “...siamo tappabuchi ma almeno ci sentiamo vivi...” e le altre interviste e risposte sono più o meno dello stesso tenore.


Da una lettura superficiale di queste risposte, ci possono far sembrare gli stage a cinquant'anni una opportunità da cogliere al volo, in realtà sono l'espressione che la disperazione umana a raggiunto picchi così alti che raramente sono stati raggiunti nella storia del lavoro. Anni fa, che frequentavo spesso il centro per l'impiego osservavo gli occhi delle persone cinquantenni dove venivano proposti stage con rimborso spese. Nel loro occhi vedevo tristezza e il calpestamento spregiudicato della loro dignità.


I cinquantenni che accettano gli stage è perché non vedono alternative diverse nel loro futuro, senza considerare le conseguenze che possono derivare a seguito della non accettazione di uno stage proposto da un Centro per l'impiego (e se mi tolgono dalle liste di disoccupazione?). I disoccupati cinquantenni sono gente disperata e anche ricattata. Nel cuore delle nostra democrazia occidentale assistiamo ad grave violazione dei diritti umani, e peggio ancora manca la consapevolezza e coscienza critica di tale violazione.


Vuoi raccontarmi la tua esperienza o testimonianza? Fare una tua riflessione? Scrivimi a generazionep@libero.it




8 giugno 2015

“IO, STAGISTA MI HANNO CHIESTO DI APRIRE LA PARTITA IVA E DI LAVORARE OLTRE DIECI ORE AL GIORNO.”



Buongiorno Marco, ho letto il Suo articolo sull'argomento in questione e mi sono permessa di contattarla. Sono neolaureata in Giurisprudenza e ho iniziato a sostenere colloqui. Al momento per una grossa società ho superato i due step di selezione previsti e mi hanno fatto la proposta di lavoro: stage a partita Iva per una sostituzione maternità di 6 mesi. Ora, da giurista in erba, mi sento di dire che mi sembra tutto molto contrastante. La cifra che mi darebbero non è bassissima (siamo nell'ordine dei soldi che prende una commessa in apprendistato), ma è lorda. E i costi di gestione? Oltre al fatto che mi hanno anticipato si lavorerà oltre le 10 ore. Mi chiedo: è legale? È conveniente? Ha senso?Spero mi risponderà, perché non so proprio a chi rivolgermi per prendere una decisione. Grazie.


A.G.


Ciao A.G, gli stage sono un percorso di formazione, una convenzione che hanno come obiettivo la valutazione del candidato. Al termine di questo periodo l'azienda può decidere se tenerti oppure no. La richiesta della apertura della PARTITA IVA durante la fase dello stage è illegale oltre ad essere, a mio parere, un comportamento eticamente poco coretto. La apertura della partita iva ha dei importanti costi di apertura e di gestione, e soprattutto bisogna essere veramente convinti nell'intraprendere la strada dei liberi professionisti. Tanti anni fa feci lo stage per una importante agenzia. Lo stage durò sei mesi, poi alla fine dello stage mi chiesero se volevo aprire la partita iva. Questo dovrebbe essere il comportamento più giusto e corretto.

Ti hanno chiesto di impegnarti oltre le 10 ore e ti hanno promesso una cifra importante. Mi sembra di capire che sei alle prime armi sul mercato del lavoro. Va fatta una considerazione. Se pur vanno condannate tutte quelle realtà che non retribuiscono gli stagisti o garantiscono un misero rimborso spese, bisogna fare anche attenzione che la cifra non sia nemmeno eccessivamente alta perché quasi sicuramente qualche trucco c'è. Ti consiglio, anzi ti sollecito vivamente di provare a sentire qualche ufficio pubblico del tuo territorio, centro per il lavoro o centri per l'impiego e perché no anche qualche sindacato. I sindacati dovranno pure a servire a qualcosa!


Vuoi scrivermi? Lasciarmi una tua testimonianza? generazionep@libero.it






20 aprile 2015

FIORELLA MANNOIA: “SIAMO PIENI DI STAGISTI CHE LAVORANO GRATIS”: SCONTRO TRA IL MINISTRO POLETTI E LA CANTANTE di Marco Patruno

Scontro o non scontro chi si ne frega. La posizione espressa dalla cantante Fiorella Mannoia riapre il dibattito sul lavoro gratuito in Italia e la proliferazione degli stage sul mercato del lavoro. La cantante criticando la proposta del ministro di far “lavorare” gli studenti durante i mesi estivi in un percorso di volontariato, ha dichiarato sulla sua pagine facebook: "La gente lavora tutta la vita, se ha la fortuna di trovarne uno, va in pensione a 67 anni che sono parenti prossimi di 70 e se è fortunato avrà una pensione da fame dopo aver speso tutto il tempo di una vita a pagare mutui, rate, bollette, tasse, "Ora volete rubare anche il tempo dell'adolescenza. Ma andate a lavorare voi che da una vita vivete con lauti stipendi pagati da noi. Andateci voi a fare volontariato. Il lavoro si paga!" La cantante aggiunge “ siamo pieni di stagisti che lavorano in maniera gratuita nella speranza di un lavoro, e lei lo sa, che nella maggior parte dei casi non arriverà.”

Gli stage sono di fatto una assoluta anomalia sul mercato del lavoro anche quando sono retribuiti (che nella maggior parte dei casi prevedono un rimborso spese). La loro proliferazione incontrollata è una metastasi che avrà conseguenze gravissime sulle giovani e vecchie generazioni. Purtroppo non abbiamo ancora raggiunto la consapevolezza che il futuro del lavoro passa attraverso e soprattutto il dibattito sugli stage e le forme di volontariato che si stanno affermando progressivamente e inesorabilmente sul mercato.


Gli stage vanno strettamente limitati al periodo scolastico e universitario del soggetto, e gli studenti vanno stipendiati come qualsiasi altro lavoratore dipendente. La loro fatica e sudore è della stessa intensità e sostanza del personale assunto da una azienda. Le altre tipologie di stage comprese quelli rivolti a persone disoccupate da lungo tempo o che hanno handicap fisici o psichici vanno rigorosamente aboliti come una vergogna che va spinta il più possibile lontana nel passato. La natura esclusivamente formativa degli stage è una falsità, una menzogna che abbiamo imparato a raccontarcela, un po' per opportunismo e un po' per ignoranza. Infatti, il nostro legislatore da un punto di vista fiscale considera gli stage equivalenti o comparabili a lavoro dipendente. Detto in altre parole, i vostri rimborsi spese non sono puliti, puliti ma sono tassati, qualcosina va allo stato.


Ma intorno agli stage vi è una lobby invisibile traversale costituita da regioni, multinazionali ed enti di formazione.


L'intervento di Fiorella Mannoia è importantissimo, spero che possa allargare il dibattito e sia da stimolo a questo paese dove la coscienza sembra addormentata, assopita in un eterno letargo.



Vuoi scrivermi generazionep@libero.it


16 aprile 2015

DAL REDDITO DI CITTADINANZA AI SUSSIDI DI MOBILITA' di Marco Patruno



Oggi in Italia ci sono milioni di disoccupati che cercano attivamente lavoro ma sono esclusi da qualsiasi forma di aiuto e sostegno economico. Questi disoccupati sono cittadini italiani e hanno regolare diritto di voto, ma di fatto sono mezze persone, mezzi cittadini. Il tema del reddito di cittadinanza e del reddito minimo doveva essere al centro del dibattito politico che ha preceduto la nuova riforma del mercato del lavoro. Le alte aspettative riposte al governo dei trentenni presieduto da Matteo Renzi sono state largamente disattese.


Eppure l'introduzione del reddito di cittadinanza non è una impresa così impossibile. Le risorse pubbliche ci sarebbero. Per esempio, il professore Mauro Gallegati scrive: “Il costo dell'introduzione di un reddito base mensile di 600 euro è di 18 miliardi di euro...se si volesse poi aumentare il reddito di cittadinanza a 10.000 mila euro all'anno (883 euro al mese) il costo complessivo salirebbe a poco più di 45 miliardi di euro...” 1)


Bisogna pensare anche al introduzione di un sussidio di mobilità rivolto in particolar modo alle nuove generazioni. La mobilità rischia di essere un fattore fortemente discriminante tra chi possiede i mezzi economici per cercare lavoro oltre i confini delle rispettive regioni, e chi non le possiede. Le condizioni materiali ed economiche delle famiglie di origine finiscono con il determinare il destino professionale dei giovani. Uno dei requisiti fondamentali per la ricerca di un posto di lavoro è la mobilità. La mobilità è più importante delle competenze di partenza possedute dal giovane, essa aumenta le probabilità di trovare un posto di lavoro e allo stesso tempo allarga i nostri orizzonti mentali.


Numerose ricerche evidenziano che una quota significativa di giovani parte all'estero alla ricerca di un posto di lavoro, ma c'è una quota altrettanto importante di giovani che rimane nella propria città di nascita. Bisogna incentivare la mobilità nazionale dei giovani con opportuni interventi di politica pubblica sostenendo attivamente e materialmente la ricerca di un posto di lavoro.


I costi di mobilità opportunamente documentati dovrebbero essere rimborsati dall'INPS. Il giovane che si muove, per esempio, da Torino a Roma per effettuare un colloquio di selezione, l'azienda dovrebbe rilasciare un certificato che attesti l' effettiva partecipazione alla selezione del giovane. Questo certificato insieme ai biglietti di viaggio dovrebbero costituire la documentazione necessaria per il rimborso.

In questo articolo non intendo dare delle risposte definitive e pretendo di avere la verità in tasca. L'obiettivo è suscitare in voi interrogativi, dubbi nelle vostre teste e nei vostri cuori.

Lo stato sociale va radicalmente riformato verso una universalizzazione dei sussidi di disoccupazione, e vanno pensate nuove forme di sostegno per le nuove generazioni affinché i giovani vengono sostenuti concretamente nella ricerca attiva di un posto di lavoro.


1) Mauro Gallegati, oltre la siepe, l'economia che verrà, cit; p.145-146, Chiarelettere.


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Per informazioni, testimonianze, domande e altro potete scrivermi a generazionep@libero.it








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