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17 settembre 2018

Don't worry: Jhon Callahan e la satira come reazione alle avversità della vita


In questi giorni nelle sale cinematografiche viene proiettato il film Don't Worry del regista Gus Van Sant. Il film racconta la vera storia di Jhon Callahan  vignettista satirico che finì su una sedia a rottelle al età di 21 anni dopo un gravissimo incidente automobilistico. Jhon Callahan viene interpretato magistralmente da uno straordinario Joaquin Phoenix che in ogni film non rinuncia mai a impersonare personaggi complessi e controversi.


Cosa possiamo imparare da questo film? Possiamo rintracciare una sua morale? Direi di si. Erroneamente pensiamo che i vincenti siano persone senza macchie nel loro passato. Crediamo che i vincenti sono coloro che non abbiamo mai perso. Non siano mai caduti. Non è cosi'. I vincenti hanno perso infinite volte, sperimentato anche forme di delusioni che sono sconfinate in umiliazioni. La differenza sta come si reagisce alle sconfitte.


Ci sono due modi reagire alle sconfitte. La prima reazione che considero sbagliata la chiamerò Nominare la sfortuna. Le persone tendono a rimanere ferme, immobili, a piangersi addosso, a cercare cause esterne a scervellarsi in spiegazioni ad appannaggio del agire, della ricerca di potenziali soluzioni.

La seconda reazione che considero giusta, quella che si dovrebbe praticare la chiameremo Il mio svantaggio sarà la mia forza. Questo significa che non dobbiamo rinunciare mai a quelle passioni, hobby che abbiamo sepolto nel nostro passato. Jhon Callahan supererà il trauma fisico del rimanere paralizzato attraverso la passione del disegno. Una passione che aveva accantonato prima del incidente automobilistico. Dedicandosi al vizio del bere per cercare di superare o trovare una valvola di sfogo dello shock del abbandono della madre.


Secondo me c'è un esercizio molto carino che suggerisce il film. Lo possiamo chiamare Il cestino dei sbagli e dei nostri orrori. Dobbiamo preparaci a casa un cestino. Su dei pezzi di carta dobbiamo scrivere sentimenti negativi, errori, sbagli, qualsiasi cosa che riteniamo ci blocchi, e abbia contribuito alle nostre sconfitte passate. Questi pezzi di carta poi le rotoliamo in palle e le gettiamo una ad una lanciandole dentro il cestino. E quei pezzi di carta le dobbiamo lasciarli li, per sempre nel cestino dei nostri sbagli e paure.


Vedete. Il punto non è se la vita sia giusta o ingiusta. Forse i nostri stessi concetti di giustizia o ingiustizia sono influenzabili dalla cultura e dai valori che ci circondano. Il punto è renderci utili, costruire qualcosa che ci realizzi e trasformi in persone di fronte agli altri.


Per informazioni, testimonianze, e riflessioni scrivere a generazionep@libero.it 


19 marzo 2018

GIOVANI E LAVORO : ANDARE AL ESTERO GARANTISCE SEMPRE UNA VITA MIGLIORE?


Per tanti anni la carta stampata ci ha raccontato storie e testimonianze di giovani che sono emigrati al estero in cerca di fortuna, e di fatto hanno trovato una specie di eldorado? C'è chi è diventato un imprenditore di successo, chi una ricercatrice di fama internazionale, chi un famoso artista. Mi sono domandato, in questi giorni: ma sarà poi cosi vero?

La realtà dei nostri connazionali al estero viene troppo spesso colorata di rosa dai nostri mezzi di comunicazione di massa e ciò ci porta a percepire una visione estremante dualistica della realtà. Italia paese dei mille vizi, problemi e gli altri paesi lo specchio fedele del paradiso in terra dove i giovani italiani baciano il successo. La realtà credo sia più sfumata e complessa.

Credo che al estero ci siano migliaia e migliaia di italiani che vivono con uno stipendio da fame. Fanno fatica a vivere, sono super – precari e devono ingegnarsi in mille modi per avere un lavoro e combattere mille pregiudizi del luogo dove si sono trasferiti. Ma perché allora parliamo sempre di successi, di cambiamenti epocali? Sui giornali.

La risposta è molto semplice, e ve la giro con una domanda. Vi sentite più attratti da una persona positiva, solare e di successo ? Oppure da una persona, negativa, depressa, malinconica e fallita? La risposta è piuttosto scontata. Ci sentiamo tratta da una persona positiva, che ci rilassa e allontana in noi stress e tensioni. E da momento che giornali e libri sono fatti anche per vendere debbono quindi attirare il loro pubblico di lettori.


L'esempio riportato da Daniel Goleman del autista metropolitano nel suo famosissimo libro Intelligenza emotiva: che cos'è e perché può renderci felici si adatta a perfezione a tale spiegazione sul attrazione che l'entusiasmo, la positività hanno e come siano estremamente contagiose (pagina 10) Tuttavia sono contrario al idea di allontanare il fallimento, l'insuccesso dalla società e dalle nostre vite. Credo che sia un errore madornale.

Una società che censura il fallimento è più fragile. Un individuo che cancella le sue sconfitte è destinato a soffrire e sopperire al primo traguardo non raggiunto. Un corpo che non si ammala mai non è un corpo forte, ma un corpo che sarà impreparato ad affrontare la prima vera battaglia per raggiungere il proprio stato di salute.

La vostra vita al estero non è cosi rosea? Raccontatela a generazionep@libero.it




5 febbraio 2018

CHE COSA E' DAVVERO SUCCESSO ALLA PRESENTAZIONE DI CONCETTA: UNA STORIA OPERAIA AL CIRCOLO DEI LETTORI?


La presentazione di Concetta: una storia operaia di Gad Lerner al Circolo dei Lettori di Torino avvenuta in data 31 gennaio 2018 è stato uno degli incontri più concitati verificatasi che ricordo a memoria di uomo. Precisamente da quando è nato il Circolo oltre dieci anni fa. La presentazione è stata interrotta in anticipo a causa dell'irruzione di un gruppo di lavoratori dei musei civici pubblici torinesi. I lavoratori hanno duramente contestato il sindaco del comune Chiara Appendino per la mancanza di “soluzioni concrete” alla loro situazione a rischio di licenziamento.

Le osservazioni che seguiranno sono personali. Il vantaggio di essere testimoni involontari di un evento è che poi cogliere tutte le sfumature che dalla televisione o stanno seduto davanti a un computer non coglieresti. Quando ha preso la parola il sindaco Chiara Appendino mi è sembrato di vedere una persona imbarazzata. Una donna che ha perso tutte le certezze di un tempo. Una bambina imprigionata in un gioco troppo complesso e più grande del suo. Mi ha dato l' impressione che facesse fatica a parlare con scioltezza. Va detto che per un personaggio pubblico come lei risulta piuttosto strano e curioso.

Osservare contemporaneamente la rabbia e i toni accessi dei lavoratori e Chiara Appendino inchiodata e immobile sulla sedia del palco, mi ha portato quasi paradossalmente a solidarizzare per lei. Sembrava una allieva bacchettata da un maestro troppo severo: il popolo. La gente del pubblico alzandosi turbata si prestava a uscire dalla porta principale della sala grande. Ho notato entrare alcuni lavoratori dalla porta secondaria della sala grande che comunica con una altra. La sala gioco

Questi lavoratori avevano con se un grosso manifesto di stoffa. Un grosso straccio bianco grande quanto mezzo letto. Sullo straccio impressa una scritta in azzurro a carattere cubitali che non c'è lo fatta a vedere per via della grande confusione che regnava nella sala. Questo è un particolare che mi ha incuriosito particolarmente, e ancora oggi ci sto riflettendo

Chi conosce bene il Circolo dei lettori sa che pur essendo un luogo pubblico, accessibile a tutti ci sono delle regole da seguire. C'è una guardia davanti al palazzo che controlla gli accessi. Ci sono delle scale da salire per raggiungere il piano. Per altro se ti fermi a leggere i massaggi sullo smartphone lungo il percorso ti possono richiamare. A me è successo un paio di volte di essere ripreso dalla guardia perché mi misi a leggere un messaggio sullo smartphone per una frazione di secondo. 

Diventa obbligatoria una domanda: Come è possibile che un gruppo di lavoratori con tanto di grosso manifesto entrano dalla porta secondaria della sala gioco senza venir in alcun modo ripresi? Per altro c'è anche una zona intermedia, quella del bar che bisogna attraversare per entrare a sua volta nella sala gioco.

In altre parole la manifestazione dei lavoratori è stata spontanea o preventivamente studiata e organizzata a tavolino? Da chi? Dalla presentazione del libro Concetta, una storia operaia di Gad Lerner né esco con le idee ancora più confuse. Quello che posso dirvi una cosa è sicura. Con le urla o con il darci fuoco non risolviamo i nostri problemi, crediamo di essere ascoltati ma è soltanto una momentanea e fugace illusione che serve alla politica e ai nostri politici.


Per coloro che volessero replicare, lasciare una loro testimonianza possono scrivermi a generazionep@libero.it


2 gennaio 2018

“SE AVESSI FATTO UN ALTRO MESTIERE” : QUANDO LA FANTASIA E' UNA TRAPPOLA MENTALE



Mi capita spesso di incontrare amici e conoscenti che mi dicono: “Se avessi fatto l'insegnante...” oppure “se avessi fatto il macellaio...” Questa fantasia insidiosa nasconde un altro pensiero che lo possiamo sintetizzare così: “Se avessi scelto la via del insegnamento le cose sarebbero andate molto meglio rispetto alla mia attuale situazione professionale.” Be, ve lo dico senza mezzi termini. Avete due gambe? Due braccia? Avete la salute e un lavoro? Ritenetevi le persone più stra-fortunate al mondo.

La fantasia che vi è passata per la mente è una trappola mentale e vi peserà sulla vostra anima come un grosso macigno invisibile. La fantasia che avete fatto è una falsa percezione di una realtà alternativa che di solito tendete a colorarla di rosa e ci mettete tutte le cose più belle, meravigliose e miracolose che non avete realizzato attualmente.

Ovviamente la realtà è fatta di cose belle e di cose brutte. Nessuno ci potrà mai dire per esempio, che se nella mia ipotetica realtà alternativa avessi fatto l'insegnante, un giorno sarei finito sotto una macchina mentre andavo a scuola finendo paralizzato per il resto della mia vita. Quindi la mia fantasia in realtà alla prova dei fatti si potrebbe dimostrare una vera e propria fregatura.


Inoltre, questa fantasia non mi aiuta a migliorare la mia attuale situazione lavorativa. Ad affrontare soprattutto la domanda più importante: Cosa non mi soddisfa del mio attuale lavoro? La retribuzione? Il mio rapporto con colleghi e superiori? E cercare delle possibili soluzioni. Qualcuno di voi mi potrà rispondere: nulla mi soddisfa del mio lavoro. In questo caso due sono le possibilità: O siete del tutto mongoloidi che avete scelto un lavoro che non vi piace per niente oppure semplicemente siete cosi stressati e depressi che vedete tutto nero.

C'è una bellissima frase che ho letto in questi giorni di Hellen Keller: Spesso guardiano per cosi tanto tempo, e così a malincuore, una porta chiusa da non accorgersi che un'altra porta è già aperta per noi....” Questa frase c'è la dobbiamo scrivere su un foglietto di carta e attaccarla sulle pareti del nostro ufficio oppure il foglietto c'è lo dobbiamo portare sempre con noi e nei momenti più difficili tirarlo fuori per leggerlo.


(il seguente articolo è frutto delle mie esperienze personali pertanto non intende sostituire alcun parere scientifico in merito.)


Vuoi scrivermi? Mandami un messaggio a generazionep@libero.it



11 dicembre 2017

RIMANDARE AL DOMANI: TRA LE CAUSE DI FALLIMENTO DI MOLTE IMPRESE

Chi fa il mio stesso lavoro, conosce benissimo il problema. Una volta mi capitò di contattare uno studio medico che doveva prendere una decisione in merito ad una mia proposta. La socia e moglie del titolare disse: “La madre di mio marito sta poco bene, mi chiami tra un mese per una risposta.” Di fronte ad una risposta del genere dai per scontata che sia vera e lasci trascorrere il periodo indicato. Tuttavia dopo un mese, la moglie del medico mi disse: “Guardi, ci sono i miei figli che non sono stati bene, mi chiami tra un mese stavolta le darò una risposta.” Feci di nuovo finta ed esegui la sua richiesta. Tuttavia percepii dal tono della sua voce che quel suo atteggiamento era un semplice rimandare al domani, quella che viene chiamata procrastinazione .


Come sottolinea benissimo la scrittrice e giornalista Caroline Buchanan citando una inchiesta: “...la procrastinazione [è] diventata un male comune nella società moderna.” citando inoltre lo stessa inchiesta la scrittrice scrive: “...la procrastinazione, oltre ad essere in aumento, ha portato anche a essere più poveri, più grassi e più infelici. Secondo l'istituto farmaceutico di ricerca ICD, l'ottantacinque percento di noi tende a rimandare qualcosa ogni giorno.” 1)

Questo avviene non soltanto a livello individuale e privato, ma anche quando “indossiamo” altre vesti. Come titolari, per esempio, di uno studio medico oppure proprietari di una attività commerciale. Mi rendo perfettamente conto che la nostra società è diventata cosi' complessa e frenetica che ha reso più difficile la possibilità di prendere decisioni. Pensate tuttavia per un momento quanto tempo, energia viene sprecata tutti i giorni per la nostra incapacità di dire si oppure no. Ma vi dico di più, anche quanti dubbi, incomprensioni, litigi nascono dalla procrastinazione.

L'indecisione o la procrastinazione la vedo come una forma di “crepa” che si è insinuata nel tessuto della nostra vita quotidiana e in quello economico. Questa crepa si ramifica e diventa sempre più grande con il passare dei giorni, dei mesi e anni. Pur se gli effetti della crepa non possono essere osservati ad occhio nudo con il tempo saranno vistosi e osservabili ad occhio nudo.

Possiamo pertanto affermare che tra le cause dei fallimento di molte realtà e attività commerciali ci sia a pieno titolo anche la procrastinazione oltre la burocrazia e la tassazione statale e la concorrenza devastante di alcuni colossi commerciali.


Note
Fonte: Caroline Buchanan, La regola dei 15 minuti, Newton Compton Editori

9 ottobre 2017

YOUSSEF E DAVIDE: VITE DA VENDITORI DI GIORNALI

Fino a sei mesi fa facevo il suo stesso lavoro, poi sono stato costretto a smettere.” - mi dice Youssef (nome di fantasia) indicando con il braccio il suo compagno che sta vendendo i giornali ai semafori. Youssef non ha più vent'anni, ma non è nemmeno una persona anziana. Difficilmente darli una età precisa forse cinquant'anni, forse sessanta. Comunque l'impressione è che il tempo sembra averli fatto un brutto scherzo, e le rughe pronunciate sul volto ingannano anche il più abile osservatore. Di Youssef so solo che è di nazionalità marocchina.


Il nostro lavoro può sembrare del tutto innocuo, ma non è così. Io per esempio, ho smesso perché i medici mi hanno riscontrato una forma di asma bronchiale. La causa è dovuta a tutte le schifezze che ho respirato in tutti questi anni vendendo i giornali. L'aria è molto inquinata.” - Sostiene Youssef sconfortato. Effettivamente quando Youssef mi racconta qualcosa di lui e del suo ex lavoro mi fa riflettere su molte cose che sono il frutto delle mie osservazioni quotidiane e pertanto non pretendono di avere alcuna base scientifica.


I giornalai itineranti o venditori di giornali alle fermate dei pullman, presso i semafori o negli angoli delle vie sono sempre meno giovani. Più cinquantenni, meno ventenni. Lavori che servono forse per arrivare alla pensione o per far quadrare i conti. Ci sono anche molti italiani come Daniele (nome di fantasia) amico di Youssef. Daniele prima di fare quel lavoro, ha fatto moltissimi altri lavori.


Youssef mi dice un altra cosa. Un informazione che solo uno che faceva il suo mestiere può saperlo. “Sai, facevo la notte ma anche la mattina. Mi andava bene, ma maledicevo le volte che facevo la Domenica...” Il mio volto è un punto interrogativo. Penso scioccamente e ingenuamente: “Forse perché gli altri non lavorano.” Tuttavia Youssef precisa: “...la domenica si lavorava anche bene, mi riferisco in termini di vendita, ma l' Inchiostro dei giornali era diverso, più calcato e tutta quella sporcizia ti rimaneva impressa sulle mani. Prima di togliere dalle mani quella schifezza dovevo sciacquarmele per bene, almeno per una decina di giornali. Gli altri giorni non era mai cosi'.” Anche Davide mi conferma la versione di Youssef. I loro volti sembrano manifestare una silenziosa sottomissione ad un nemico che prima o poi busserà alle porte della loro vita.” Sono convinti che quel inchiostro penetri nel epidermide e non faccia per niente bene.


Davide, vende giornali da diverso tempo, e pur non conoscendo fino in fondo Youssef. L'idea e la logica mi fa supporre che Youssef abbia fatto questo lavoro per diversi anni. Non parliamo più, quindi di lavori occasionali o temporanei e pertanto richiedono una attenzione e salvaguardia diversa anche in termini di salute e sicurezza.

Vuoi raccontare la tua esperienza? Vuoi lasciarmi la tua testimonianza? Scrivimi a generazionep@libero.it oggetto: “Testimonianza.”

















6 marzo 2017

GARANZIA GIOVANI: LA GRANDE TRUFFA AI DANNI DEI GIOVANI CONTINUA

Nel settembre del 2016 la Commissione Europea ha proposto il rifinanziamento del programma Garanzia Giovani per due miliardi di euro nel triennio 2017 – 2020. Possiamo affermare che la grande truffa di Garanzia Giovani continua imperterrita a danno di migliaia di giovani che vedono spegnersi le loro speranze e allo stesso tempo il loro futuro tra uno stage ad un altro senza intravedere possibili sbocchi professionali.


Ricordiamo, che nella prima “versione” o “livello” di Garanzia Giovani le Regioni hanno speso oltre 241 milioni in più solo per gli stage. Intorno al 40% del miliardo e mezzo messo a loro disposizione. Nella maggior parte dei casi, non solo gli stage non si sono tramutati successivamente in un contratto di lavoro, ma ci sono tanti, tantissimi ragazzi che aspettano ancora di ricevere il compenso dovuto per gli stage svolti tra il 2015/2016.


Come viene, inoltre, sottolineato da un articolo apparso sul quotidiano online Linkiesta a firma di Lidia Baratta nel settembre 2016, discutibili sono anche le occupazioni proposte. Ci sono stagisti segretari, stagisti aiuti commessi, stagisti baristi ecc e solo in rare eccezioni queste posizioni di stage si tramutano in contratti di lavoro.


C'è un dato di fatto e una domanda che continuiamo a ignorare. Gli stage attivati in questi ultimi anni sono vertiginosamente aumentati, e nella maggior parte delle regioni italiane non si è mai superato il 12% di stage in contratti di lavoro. I dati mostrano il volto di un fallimento senza appello di questo strumento. Il buon senso e la ragione ci danno delle precise indicazioni: lo stage va abolito dal mondo del lavoro. Va cancellato come vocabolo dalle nostre menti.


Tuttavia, le Regioni continuano ad essere le principali “Lobby” supreme diffonditrici e tute-latrici di questo strumento. Il pensiero più ovvio è che i fondi del Unione Europea sono una sorta di torta alla panna che fa gola a molti tra funzionari piccoli e grandi. Qualcuno ci mangia sopra. Gli stage fanno comodo a molti, e c'è l interesse a mantenere i giovani in uno stato di eterna schiavitù.

















28 febbraio 2017

5O MILA STAGISTI SFRUTTATI IN CAMPANIA: DALLA STAGISTA CASSIERA ALLA COMMESSA PER 300 EURO LORDI MENSILI

Un altro caso di ordinario sfruttamento proviene dalla regione Campania che rischia di non far più notizia. Stagista cassiera presso un supermercato per 38 ore settimanali a 500 euro lordi mensili. Sabato e Domenica compresi. Ma c'è anche il caso di una commessa stagista che lavora per 8 ore al giorno per 300 euro lordi mensili presso un negozio di abbigliamento.


Secondo il giornale Il Desk quotidiano indipendente i giovani stagisti e tirocinanti sfruttati nella sola Regione Campania sono più di 50 mila. I più fortunati ricevono un rimborso spese che va dai 300 e 500 euro mensili, i più sfortunati lavorano gratis, senza prendere nemmeno un misero rimborso spese. La situazione non è più socialmente sostenibile.


Gli stage vanno aboliti senza se e senza ma. L' Italia condannata per violazione dei diritti umani. I giovani non devono rassegnarsi. Si devono togliersi dalla testa che lo stage sia l'unica via per entrare sul mercato del lavoro e far parte della ristretta élite dei ragazzi che lavorano. Non è vero! Lo stage è solo uno strumento per risparmiare sulla vostra pelle.


Gli stage sono delle “cellule” impazzite sul mercato del lavoro. Un tumore che sta proliferando ovunque e con un ritmo impressionante e quasi incontrollabile finendo con il coinvolgere ogni generazione. ventenni, trentenni, quarantenni e cinquantenni. La questione stage non è solo più un problema generazionale ma intergenerazionale. Il problema va affrontato in questa ottica altrimenti non comprenderemo fino in fondo la sua gravità.


Gli stage sono diventati una forma di business nascosto e invisibile dove ci guadagnano tutti. Amministrazioni pubbliche, agenzie formative, aziende private e la stessa politica. Chi risparmia sulla pelle delle persone, non crede a loro. Le utilizza, le strumentalizza soltanto. Vi faranno credere che ci tengono a voi, ma la verità è che ti voi non se ne fregano niente.


Quindi, se vi viene proposto uno stage. RIFIUTATELO, dite NO. La parola, la risposta deve essere soltanto una, una soltanto: “CONTRATTO.” Qualcuno di voi dirà: ci sono contatti di MERDA! Vero, verissimo ma cominciamo a fare contratti al posto di stage. Contratti al posto stage, lo ripeterò fino al infinito se sarà necessario al costo di annoiarvi.
















21 novembre 2016

LA TESTIMONIANZA: “IO, PROMOTER NEL SETTORE BENESSERE PER LAVORARE DOVEVO PAGARE 60 EURO A QUESTA MULTINAZIONALE AMERICANA”


Buongiorno, stiamo cercando promotori nel settore benessere.” Questa è la frase che più o meno si è sentito dire Angelo quando ha ricevuta la chiamata da una presunta nota multinazionale americana. Per chi è alla ricerca di un occupazione e di una fonte di guadagno come lui può essere un occasione da non farsi assolutamente fuggire.


Angelo, tuttavia si faceva una domanda: chissà dove avranno preso il mio nominativo? Perché lui è sicurissimo di non aver mai spedito il suo curriculm a questa multinazionale. Ma questo non è un mistero scoprirlo. Tanti sono i siti di ricerca del lavoro dove è possibile pubblicare il proprio curriculum e rendilo pubblico e pertanto visibile a chiunque. Aziende serie, imprenditori seri, ma anche a soggetti improvvisati alla ricerca di polli da spennare.


Angelo viene convocato ad assistere ad una sorta di incontro collettivo dove i relatori illustrano la gloriosa storia e la nascita della multinazionale ecc Si convince quasi che la sua occasione sia finalmente arrivata. Tuttavia quando si è entra nei dettagli del lavoro da fare, le sue speranze si infrangono violentemente contro il duro muro della realtà.


Mi è stato detto che avrei dovuto acquistare una borsa contenente prodotti di vario tipo, prodotti dimagranti e per il benessere della persona al costo di 60 euro, poi avrei dovuto rivenderli ad amici, conoscenti...” “Mai sei proprio sicuro che ti hanno chiesto dei soldi?” - cerco di accertare. “si, assolutamente, avrei anche lavorato in gruppo e circa il 90% del guadagno sarebbe andato a me, il 5/10 % al nostro supervisore.” - mi precisa Angelo.


La gloriosa e presunta multinazionale trasforma i suoi promoter in consumatori e a sua volta guadagna sulle vendite dei prodotti comprati da loro stessi. Quindi, non solo non ci mette una lira nel assumere personale bisognoso di un lavoro, ma addirittura fa profitto sulla loro pelle. Angelo ha rifiutato categoricamente la loro proposta e se ne andato via.


Angelo mi dice: “Sono andato dall'altro capo della città per cercare un lavoro e guadagnare qualcosa, no per rimetterci dei soldi.” Tuttavia, vuoi per ingenuità o vuoi per disperazione oppure per tutte due le cose che vanno spesso a bracetto, tanti ci cascano. Quindi, cari lettori diffidate chi vi chiede soldi in cambio di un presunto lavoro come promoter nel settore benessere.



La testimonianza è una delle poche forme di resistenza civile che ci è rimasta contro un mercato del lavoro che vuole i suoi lavoratori ridotti in schiavi, in esseri non pensanti. Spesso ci sfoghiamo, ci lamentiamo che ci sono tante cose che non vanno in Italia, ma quando dobbiamo testimoniare di fronte alle ingiustizie che subiamo, ci tiriamo indietro. Non pensiamo, che una nostra testimonianza anche anonima può gettare luce su un male oscuro, e che questo cancro può essere combattuto e prevenuto anche attraverso l'uso della parola a beneficio di tutti.” Scrivimi a generazionep@libero.it e lasciami la tua testimonianza oggetto email : testimonianza. 




26 agosto 2016

LA RIVOLUZIONE TARGATA JOBS ACT? DA SETTEMBRE ARRIVA L'ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE PER I DISOCCUPATI di Marco Patruno

C'è chi è convinto, anzi stra-convinto che settembre sarà un mese di svolta per le politiche del lavoro, precisamente si passerà “..dalle politiche passive del lavoro, fatte sostanzialmente di contributi economici, a quelle attive, cioè strumenti concreti per la ricerca di un impiego...” Questa sarà la presunta rivoluzione targata Jobs Act che riguarderà una fascia consistente di disoccupati.


Sono un poco disorientato, da anni in Italia si parla di “rivoluzione” “riforma” dello stato sociale e poi tutto rimane uguale. Fermo, immobile disoccupati abbandonati a se stessi senza diritto di cittadinanza. Quindi, chiedo scusa ai miei lettori se vi trasmetterò nel corso di questo articolo un poco del mio scetticismo, spero di sbagliami.


Prima di tutto nel assegnazione del sussidio al disoccupato verrà applicato “il principio di costituzionalità.presuppone che le persone che non hanno più un impiego ricevono il sussidio se dimostrano che si danno da fare a cercare un nuovo posto. In realtà questo principio non è una novità assoluta, ma è già stato applicato anche nel passato.


Il principio di costituzionalità punta su una maggiore responsabilizzazione del disoccupato che deve darsi da fare per trovare lavoro, e non può rimanere fermo a osservare il cielo. Tuttavia manca un principio che responsabilizzi i centri per l'impiego quando sono loro inadempienti o poco attivi nei confronti dei disoccupati che ci mettono impegno nel cercare un impiego.


Ma ciò che dovrebbe essere la novità assoluta è il cosiddetto assegno di ricollocazione rivolto ai disoccupati. Si tratta di un voucher finanziato dallo stato e hanno diritto a riceverlo i disoccupati che sono senza lavoro da almeno 4 mesi. Il voucher potrà essere investito dal disoccupato in corsi di formazione organizzati da enti privati e/o pubblici. I centri per l'impiego avranno il compito di distribuire gli assegni di ricapitolazione.


La novità che affiancherà gli altri sussidi (NASPI, ASDI E DIS – COLL) partirà da settembre. Quindi i disoccupati interessati possono già rivolgersi ai centri per l'impiego per avere delle prime e tempestive delucidazioni. Invece, da gennaio verrà ridotta la durata dei sussidi ma avremmo tempo in futuro per discutere su questo aspetto.













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