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30 ottobre 2017

I LAVORI SOCIALMENTE UTILI NEGLI ENTI PUBBLICI VANNO ABOLITI


Vi starete chiedendo che cosa sono i cantieri sociali ? Oppure chi sono i lavoratori socialmente utili? Soprattutto dopo che avete visto una inchiesta andata in onda lunedì' 23 ottobre su Report che parlava di questa particolare categoria di lavoratori che vengono impiegati anche negli enti pubblici Comuni, Regioni ecc. L'inchiesta di Report piuttosto semplicistica e superficiale ha sottolineato soprattutto la necessita di questa categoria di lavoratori di uno stipendio dignitoso, riconoscimenti di malattie e contributi previdenziali. Tutto giusto, giustissimo ma con un grosso, grosso Ma quanto uno scoglio e una casa.

Poco più di una decina di anni fa, lavorai come istruttore amministrativo presso il Comune di Torino. Tre mesi di lavoro piuttosto impegnativi e intensi. Vincitore di un regolare concorso pubblico fui assunto insieme ad altri sei ragazzi laureati. Venivo affiancato dai famosi catieristi sociali che tanto a parlato Report. Uno di loro mi rompeva i coglioni otto ore su otto lamentandosi delle sue condizioni di lavoro: “...Beato te che prendi uno stipendio di 1000 euro, beato te che hai diritto ai buoni mensa, beato te che a fine contratto prendi i soldi della liquidazione ecc”

Di fatto ai occhi del cantierista sociale ero un privilegiato. Peccato solo che dopo tre mesi il funzionario di turno ci ha detto in maniera paternalistica: “Ragazzi avete fatto un ottimo lavoro, ma non ci sono risorse per rinnovarvi i contratti.” La mia esperienza da impiegato pubblico è durata a malapena tre mesi dopo aver studiato altrettanti per superare le prove scritte.

I lavoratori socialmente utili che entrano negli enti pubblici fanno dei colloqui orientativi, non debbano superare particolari prove scritte e/o teoriche ma debbano avere dei requisiti in termini di età, di reddito famigliare e aver maturato un periodo di disoccupazione di almeno sei mesi. Inoltre, gli enti pubblici impiegano risorse pubbliche che contribuiscono alla loro formazione. Capite ora che la questione di base posta da Report è sbagliata a monte.

I lavori socialmente utili negli enti pubblici debbano essere proibiti, aboliti. Altrimenti dobbiamo definitivamente cambiare i criteri di accesso per lavorare nei Comuni e nelle Regioni. Basta concorsi. Spesso sono coinvolte anche agenzie interinali e peggio ancora cooperative che assumono lavoratori secondo criteri oscuri e poco trasparenti. Il lavoratore entra con il passaparola, con la conoscenza del funzionario o politico di turno. Intendiamoci: il lavoratore socialmente utile non è un privilegiato tuttavia questo non significa che i criteri debbano essere trasparenti. Giusto che i lavoratori socialmente utili debbano avere gli stessi diritti degli altri? Io rispondo:NO! Perche i cantieri sociali sono una assoluta e drammatica anomalia al interno degli enti pubblici.

Vuoi scrivermi ? Generazionep@libero.it


6 marzo 2017

GARANZIA GIOVANI: LA GRANDE TRUFFA AI DANNI DEI GIOVANI CONTINUA

Nel settembre del 2016 la Commissione Europea ha proposto il rifinanziamento del programma Garanzia Giovani per due miliardi di euro nel triennio 2017 – 2020. Possiamo affermare che la grande truffa di Garanzia Giovani continua imperterrita a danno di migliaia di giovani che vedono spegnersi le loro speranze e allo stesso tempo il loro futuro tra uno stage ad un altro senza intravedere possibili sbocchi professionali.


Ricordiamo, che nella prima “versione” o “livello” di Garanzia Giovani le Regioni hanno speso oltre 241 milioni in più solo per gli stage. Intorno al 40% del miliardo e mezzo messo a loro disposizione. Nella maggior parte dei casi, non solo gli stage non si sono tramutati successivamente in un contratto di lavoro, ma ci sono tanti, tantissimi ragazzi che aspettano ancora di ricevere il compenso dovuto per gli stage svolti tra il 2015/2016.


Come viene, inoltre, sottolineato da un articolo apparso sul quotidiano online Linkiesta a firma di Lidia Baratta nel settembre 2016, discutibili sono anche le occupazioni proposte. Ci sono stagisti segretari, stagisti aiuti commessi, stagisti baristi ecc e solo in rare eccezioni queste posizioni di stage si tramutano in contratti di lavoro.


C'è un dato di fatto e una domanda che continuiamo a ignorare. Gli stage attivati in questi ultimi anni sono vertiginosamente aumentati, e nella maggior parte delle regioni italiane non si è mai superato il 12% di stage in contratti di lavoro. I dati mostrano il volto di un fallimento senza appello di questo strumento. Il buon senso e la ragione ci danno delle precise indicazioni: lo stage va abolito dal mondo del lavoro. Va cancellato come vocabolo dalle nostre menti.


Tuttavia, le Regioni continuano ad essere le principali “Lobby” supreme diffonditrici e tute-latrici di questo strumento. Il pensiero più ovvio è che i fondi del Unione Europea sono una sorta di torta alla panna che fa gola a molti tra funzionari piccoli e grandi. Qualcuno ci mangia sopra. Gli stage fanno comodo a molti, e c'è l interesse a mantenere i giovani in uno stato di eterna schiavitù.

















2 febbraio 2017

TROVARE LAVORO CON UN APP: TENTARE NON NUOCE ALLA SALUTE

Il lavoro è diventato sinonimo di mobilità. Principalmente per due motivi. Uno perché per trovarlo bisogna spostarsi, allontanarsi dal proprio luogo di origine dove si è nati, cresciuti e forse dove si sono svolti i propri studi scolastici e universitari. Secondo perché si può trovare lavoro anche utilizzando apposite app per smartphone mentre ci si muove, si cammina da un posto ad un altro.


Ci sono attualmente diverse App in circolazione per chi è alla ricerca di un occupazione dove è possibile scaricarle gratuitamente sul proprio smartphone. In questo periodo ne stanno nascendo tante quindi gettare uno sguardo attento e incuriosito sulle ultime novità non guasta mai. L'obiettivo di questo articolo è puramente informativo.


Una di queste app si chiama CornerJOB. Con questa app è possibile inviare decine di curriculum. Bisogna creare un proprio profilo e candidarsi. In meno di 24 ore potresti finire tra le persone giudicate “interessanti” da parte delle aziende e venire contattato. Infatti le aziende hanno la possibilità di chattare direttamente con i candidati in tempo reale. Inoltre, è possibile geo-localizzare la ricerca del lavoro per trovare un impiego nelle proprie vicinanze.


Tuttavia, chi nel corso degli anni non ha svolto un lavoretto temporaneo per racimolare qualche soldino? Credo che la maggior parte di noi l'abbia fatto, chi no può ritenersi parte di una ristretta elite di illuminati. Poi nei ultimi anni la distinzione tra lavoretti temporanei e quelli che possiamo definire con la L maiuscola si è assottigliata ulteriormente.


In questo caso è nata una APP che assolve questo specifico compito. Si chiama Jobby , la parola è un incrocio fra job e hobby. Si tratta di un app che ti permette di cercare lavoretti manuali. Per esempio, chi ha una passione per i cani e gli animali domestici può trovare un lavoro come dog sitter per i fine settimana. Chi, invece, ama fare divertire grandi e piccini può fare l'animatore.


Lavoro temporaneo non deve essere necessariamente sinonimo di sfruttamento. Per questo gli autori del APP pongono l'accento sul concetto di “giusto compenso.” L'aspirante lavoratore può cercare lavoro geo-localizzando la ricerca. L'APP è disponibile sia per Ios che Android.





21 novembre 2016

LA TESTIMONIANZA: “IO, PROMOTER NEL SETTORE BENESSERE PER LAVORARE DOVEVO PAGARE 60 EURO A QUESTA MULTINAZIONALE AMERICANA”


Buongiorno, stiamo cercando promotori nel settore benessere.” Questa è la frase che più o meno si è sentito dire Angelo quando ha ricevuta la chiamata da una presunta nota multinazionale americana. Per chi è alla ricerca di un occupazione e di una fonte di guadagno come lui può essere un occasione da non farsi assolutamente fuggire.


Angelo, tuttavia si faceva una domanda: chissà dove avranno preso il mio nominativo? Perché lui è sicurissimo di non aver mai spedito il suo curriculm a questa multinazionale. Ma questo non è un mistero scoprirlo. Tanti sono i siti di ricerca del lavoro dove è possibile pubblicare il proprio curriculum e rendilo pubblico e pertanto visibile a chiunque. Aziende serie, imprenditori seri, ma anche a soggetti improvvisati alla ricerca di polli da spennare.


Angelo viene convocato ad assistere ad una sorta di incontro collettivo dove i relatori illustrano la gloriosa storia e la nascita della multinazionale ecc Si convince quasi che la sua occasione sia finalmente arrivata. Tuttavia quando si è entra nei dettagli del lavoro da fare, le sue speranze si infrangono violentemente contro il duro muro della realtà.


Mi è stato detto che avrei dovuto acquistare una borsa contenente prodotti di vario tipo, prodotti dimagranti e per il benessere della persona al costo di 60 euro, poi avrei dovuto rivenderli ad amici, conoscenti...” “Mai sei proprio sicuro che ti hanno chiesto dei soldi?” - cerco di accertare. “si, assolutamente, avrei anche lavorato in gruppo e circa il 90% del guadagno sarebbe andato a me, il 5/10 % al nostro supervisore.” - mi precisa Angelo.


La gloriosa e presunta multinazionale trasforma i suoi promoter in consumatori e a sua volta guadagna sulle vendite dei prodotti comprati da loro stessi. Quindi, non solo non ci mette una lira nel assumere personale bisognoso di un lavoro, ma addirittura fa profitto sulla loro pelle. Angelo ha rifiutato categoricamente la loro proposta e se ne andato via.


Angelo mi dice: “Sono andato dall'altro capo della città per cercare un lavoro e guadagnare qualcosa, no per rimetterci dei soldi.” Tuttavia, vuoi per ingenuità o vuoi per disperazione oppure per tutte due le cose che vanno spesso a bracetto, tanti ci cascano. Quindi, cari lettori diffidate chi vi chiede soldi in cambio di un presunto lavoro come promoter nel settore benessere.



La testimonianza è una delle poche forme di resistenza civile che ci è rimasta contro un mercato del lavoro che vuole i suoi lavoratori ridotti in schiavi, in esseri non pensanti. Spesso ci sfoghiamo, ci lamentiamo che ci sono tante cose che non vanno in Italia, ma quando dobbiamo testimoniare di fronte alle ingiustizie che subiamo, ci tiriamo indietro. Non pensiamo, che una nostra testimonianza anche anonima può gettare luce su un male oscuro, e che questo cancro può essere combattuto e prevenuto anche attraverso l'uso della parola a beneficio di tutti.” Scrivimi a generazionep@libero.it e lasciami la tua testimonianza oggetto email : testimonianza. 




10 agosto 2016

"CICCIOTTELLE" : QUANDO LE DONNE FORMOSE VENGONO DISCRIMINATE SUI LUOGHI DI LAVORO

Spesso parliamo delle discriminazioni subite dalle donne sui luoghi di lavoro. Raramente sottolineiamo che ci sono alcune donne che sono più discriminate di altre donne. Le cosiddette formose o “cicciottelle” per utilizzare una espressione particolarmente usata in questo periodo a causa del caso che ha coinvolto il direttore del quotidiano Il Resto del Carlino che in un titolo uscito sul giornale sono state definite “cicciotelle” delle atlete azzurre.


La discriminazione estetica sui luoghi di lavoro è molto più radicata di quanto si possa pensare. Questa discriminazione può pesare enormemente anche nella ricerca di un posto di lavoro e pesare sulle proprie finanze. Praticamente le donne cosiddette “cicciottelle” prendono molto di meno rispetto alle proprie colleghe magre. In merito cito una ricerca americana.


Il Journal of Applied Psychology qualche anno fa pubblicò un’indagine che ha evidenziato per l’appunto, il rapporto reddito-peso corporeo nella popolazione americana. La ricerca sottolinea che le donne sovrappeso perdono dai 9 mila ai 19 mila dollari ogni anno a causa del loro peso, viceversa le donne magre guadagnano circa 22 mila dollari in più.


E questa discriminazione estetica spesso viene anche da altre donne. Su internet troviamo le testimonianze di tante ragazze che si sono sentite “guardare” strane da commesse oppure da selezionatrici del personale. Per esempio, una ragazza di un forum scrive: “ vado da Calzedonia a scegliere un costume e niente che mi stia bene! Le commesse mi guardano con occhi disgustati, avevo tutta la pancetta bianca che usciva dal costumino sotto!


Qualche ragazza che mi sta leggendo, ha subito discriminazioni legate al peso sui luoghi di lavoro? Se la risposta è positiva mandatemi la vostra testimonianza a generazionep@libero.it. Le testimonianze verranno pubblicate anonime su Generazione P http://generazionep.ilcannocchiale.it per tutelare la riservatezza dei propri utenti.









6 settembre 2013

CARO SINDACO FASSINO, MI SPIEGHI PERCHÉ' PRESADIRETTA E' UNA TRASMISSIONE VERGOGNOSA ?

Caro Sindaco Fassino, ho letto l'intervista che lei ha rilasciato sul quotidiano La Stampa – cronaca locale uscita in data 5 settembre a firma di Beppe Minello. Alla domanda del giornalista che gli domandava se avesse visto la trasmissione di PresaDiretta e l'inchiesta “Ricchi e Poveri” andata in onda il 2 settembre su Raitre, lei senza esitare ha definito la trasmissione “vergognosa.” per lo scenario di crisi “apocalittico” che il programma avrebbe fornito di Torino. http://www.lastampa.it/2013/09/05/economia/fassino-fiat-scelta-coraggiosa-che-conferma-il-peso-di-torino-SJ1J5A1dVqhlY6gwjh13YN/pagina.html


Ricchi e Poveri (terza parte) http://www.youtube.com/watch?v=uzUuvJrIivQ

Le confesso che da torinese cerco di immaginare la sua reazione mentre guardava il programma e il servizio curato dal giornalista Alessandro Macina. Lei che impreca contro il suo povero televisore e quest'ultimo costretto a tapparsi le orecchie. Guardi, so che basterebbero soltanto le sue incavolature per creare un scenario apocalittico per quanto riguarda il settore della piccola e grande trasmissione di televisori al plasma. Il negoziante avverte il collega: “c'è il nostro sindaco Fassino che vuole un televisore.” , bluff, un secondo dopo tutti i televisori spariti.


Ma, a parte gli scherzi, caro sindaco, da giovane torinese mi sono reso conto che io e lei viviamo in due mondi separati, anzi due universi paralleli perché dalle mie parti la crisi sta uccidendo il futuro di tantissimi giovani e meno giovani. Per esempio, le biblioteche sono un osservatorio interessante in questo senso. Nelle biblioteche non si incontrano soltanto studenti, scrittori, professori ma anche tantissime persone vittime della crisi che vivono in una sorta di loro limbo e sono così a terra che hanno smarrito la speranza in un futuro.


Nella zona dove abito, la mortalità dei piccoli negozi al dettaglio è stata elevatissima. Dopo un paio di anni molti negozianti hanno chiuso la serranda e a loro posto sono sorti centri massaggi cinesi, negozi di giochi e slot macchine. Mi chiedo se questo lo possiamo chiamare futuro. La sostituzione di piccoli artigiani con puttanieri e giocatori compulsivi.


Credo, che il punto di forza del programma di Riccardo Iacona sia stato questo. Non si è soffermato più di tanto su quel orribile gigante grattacielo Intesa – SanPaolo, ma è andato oltre. Si è soffermato sulle “formiche” rappresentate dalle piccole attività commerciali e imprenditoriali che sono il vero cuore pulsante di un economia. E purtroppo, caro Sindaco Fassino questo cuore è sempre più debole, il flusso è sempre più lento. La verità è che la città sta vedendo morire se stessa ad occhi aperti.


Il programma di PresaDiretta ha citato dei precisi dati economici che riguardano Torino e il Piemonte, bene, se non fossero veri questi dati lei, caro sindaco le smentisca prendendoli uno per uno durante la diretta chiamando la trasmissione oppure si faccia ospitare dal programma in via eccezionale. Certo, un rischio c'è. che i televisori scappano dalle case degli italiani e soprattutto da noi torinesi.


Distinti Saluti

Marco Patruno




28 novembre 2012

LA RETE REDATTORI PRECARI SCRIVONO ALL'ASSESSORE STEFANO BOERI di Marco Patruno

Alla rete redattori precari non gli vanno proprio giù le affermazioni rese dall'assessore alla cultura di Milano Stefano Boeri che ha dichiarato nei giorni scorsi: “... l'editoria è uno degli orgogli di Milano...” La rete ha deciso di scrivergli una lettera aperta che hanno pubblicato sul loro sito e che riporto fedelmente su questo blog. http://www.rerepre.org/


Gentile assessore Boeri,
Lei ha dichiarato che l'industria editoriale rappresenta uno degli orgogli di Milano.
Lo sono anche i lavoratori precari che tengono in vita quel mondo? È chiaro che lei non ha idea di quali siano le condizioni economiche e lavorative che le case editrici milanesi, piccole e grandi, impongono ai tanti precari che assicurano gran parte della produzione editoriale.
Caro assessore, le chiedo di documentarsi, e vedrà che sarà costretto a rivedere almeno in parte, e spero a ritrattare pubblicamente, la sua affermazione, perché l'editoria è uno dei settori che più sta deprimendo le aspettative e i talenti di centinaia di lavoratori della conoscenza, giovani e non.

Rete Redattori Precari


Insomma l'editoria sarà pure un orgoglio per Milano, ma nasconde un lato oscuro profondo come una abisso. Il lavoro di migliaia di redattori precari in condizioni contrattuali e retributive da terzo mondo. In tanti casi sono coinvolte piccole e medie case editrici, in altri casi grandi gruppi editoriali che fanno un uso spasmodico di contratti atipici che tanto atipici non sono visto che la loro applicabilità è diventata la normalità.


La rete redattori precari stanno facendo girare sui principali social network un volantino che riporta la scritta : “Cinquanta sfumature di contratto” una storpiatura del titolo dei romanzi erotici della scrittrice inglese Erika Leonard. Sul volantino vengono riportati alcuni dati che riguardano i grossi gruppi editoriali. Troviamo scritto Mondadori 55% (Mondadori libri, sperling, Piemme) di contratti atipici, RCS (Rizzoli, Bombiani e Adelphi) 50% di contratti atipici.


http://www.facebook.com/photo.php?fbid=514950995191282&set=a.128009290552123.18423.128005127219206&type=1&theater


Insomma, l'assessore Stefano Boeri può parlare pure di orgoglio, ma lo deve dire a bassissima voce perchè con tutti questi precari io come minimo arrosserei dall'imbarazzo. Non si può sinceramente pensare che il sistema dell'editoria si regga sull'utilizzo in massa di questi schiavi delle parole che debbono fare un lavoro di qualità con ritmi frenetici e allo stesso tempo pensare a sopravvivere giorno dopo giorno, mese dopo mese.




ADERISCI AL MOVIMENTO L'INFORMAZIONE NON E' UNA LOBBY


Caro giornalista, blogger e cittadino della società civile,


mi rivolgo a te perché ho deciso di iniziare una campagna di sensibilizzazione che si chiama: “L'informazione non è una lobby – io non voglio lavorare gratis ! ” con l'obiettivo di coinvolgere i vari protagonisti che operano nel mondo della comunicazione, ma anche delle istituzioni, dei sindacati e della cittadinanza attiva contro la grave piega del lavoro gratuito sul web e in generale nel settore dell'informazione e che vede vittime blogger e giornalisti in cerca di un lavoro e di una propria collocazione e affermazione professionale resa ancora più difficile in questi tempi di crisi. La speranza di un potenziale impiego può diventare un sottile ricatto che può portarci a collaborare gratuitamente, ma pur nel nostro piccolo dobbiamo iniziare a ribellarci. Sei vuoi aderire alla campagna puoi iscriverti alla pagina su facebook

http://www.facebook.com/linformazionenoneunalobby





2 maggio 2012

Flexible: uno spettacolo teatrale porta in scena la vita dei precari di Marco Patruno

 

lo spettacolo teatrale Flexible è il risultato sull'attuale condizione dei giovani nel mondo del lavoro. Nasce da storie vere raccolte da blog, forum, giornali e racconti quotidiani. La regia è di Rossella Dassu e vede protagoniste tre ragazze del gruppo Teatro dei 13 del comune di Pianoro (Bologna).

Su Youtube al seguente indirizzo trovate il trailer di “Flexible” http://www.youtube.com/watch?v=vzco80qCviY Una riflessione amara su che cosa significa essere precari oggi. E vero, il precariato non è più soltanto una questione generazionale, ma piuttosto inter- generazione cioè che coinvolge più generazioni giovani e meno giovani. I giovani però non hanno conosciuto per cosi dire “un prima” e un “dopo” ma hanno conosciuto soltanto un dopo.

Nelle voci di queste ragazze sento e percepisco un bisogno di stabilità e di certezze che manca. Una vita fatta di tante piccole rinunce che messe insieme diventano grandi e importanti. Il precariato sta scippando ai giovani d'oggi le due cose più preziose: la dignità e la gioventù. Spettacoli teatrali come Flexible ci restituiscono la realtà pura e cruda del precariato.

Una realtà che può non piacerci, ma non abbiamo l'esigenza di vendere le copie di un giornale, di un libro oppure portare più spettatori possibili a vedere un film dove l'ottimismo è obbligatorio o quantomeno un finale positivo ci deve essere. Il teatro, l'arte in questo caso diventa un mezzo di consapevolezza senza forzature che deve indurre a riflettere tutti noi e coloro che sono artefici delle politiche del lavoro.

La consapevolezza che il precariato è un male che sta distruggendo i legami tra gli individui e il lavoro. Non facciamo del bene al nostro futuro se ogni volta ci rifugiamo dietro a dichiarazioni del tipo “il lavoro fisso non esiste più” dove la risposta più sensata è “cambiare lavoro ogni mese o tre mesi e fisicamente e psicologicamente inconcepibile” oltre a non garantire una garanzia economica continuativa.

Lo spettacolo teatrale “Flexibile” ci aiuta a riflettere sulla condizione del giovane precario in maniera asciutta senza effetti speciali o finali a sorpresa. Ragazze precarie si raccontano e narrano le vicende di tanti altri ragazzi e ragazze che spesso sono ombre silenziose che si muovono al nostro fianco nella vita di tutti i giorni, ma di qui non sempre ci accorgiamo della loro presenza.




















30 novembre 2011

Lo stagista precario di Marco Patruno

 

Lo stagista precario è una “specie” sempre più diffusa sul mercato del lavoro. Ci sono trentenni, ma anche quarantenni e cinquantenni stagisti. Si, avete letto bene. Stagisti quarantenni e cinquantenni, Perché ormai lo stage sembra essere diventato il “medicinale” universale che cura ogni malanno che affligge l'aspirante o ogni ex lavoratore. Sei in mobilità? Non c'è problema! Il centro per l'impiego di turno ti offre uno stage presso qualche azienda. Ti devi ricollocare sul mercato del lavoro? Non ce problema! La miglior cura è uno stage. Se nato con una patologia fisica o psichica? Non c'è problema anche in questo caso c'è uno stage su misura per te e potremmo continuare fino all'infinito sulle casistiche.



Fonte immagine gentilmente concessa da Luce Stragista www.vitadastragista.it

Nessuno sembra preoccuparsi più di tanto della dimensione numerica degli stage. A seconda dei rapporti, si parla di 400 mila stage/tirocini attivati ogni anno, ce chi dice addirittura 500 mila stage. Ed è probabile che nei prossimi anni il numero sia destinato a crescere. Il futuro del lavoro sembra chiamarsi stage. Parlare di futuro è onestamente esagerato perché rischiamo di distruggere il lavoro cosi' come lo abbiamo concepito fino ad ora. Non più lavoratori sotto – contratto, ma ospiti con convenzioni ospitati presso enti privati e pubblici.


Da molto tempo sto conducendo una battaglia spesso solitaria per chiedere l'introduzione di una serie di modifiche alla normativa nazionale. Tra queste modifiche chiedo l'introduzione di un “TETTO ANAGRAFICO.” che impedisca l'applicazione dello stage per soggetti che hanno superato il trentesimo anno di età. Superati i trentanni l'azienda deve essere obbligata ad offrirti un contratto e no l'ennesimo stage. Inoltre, chiedo che un soggetto nel corso della proprio percorso professionale non faccia più di un paio di stage conseguitivi e non. Compito degli enti promotori responsabili insieme agli enti ospitanti nel controllare questo pre- requisito.


Mi rendo conto che queste mie richieste vanno ad intaccare probabilmente una serie di interessi o possiamo parlare di una vera e propria lobby che si è coalizzata intorno al fenomeno degli stage. Altrimenti non si spiegherebbe il fatto che i giovani stagisti da anni stanno lottando per il riconoscimento di una retribuzione minima e dove questo blog ha deciso di avviare nei giorni scorsi una petizione on-line che si chiama STAGE GRATIS? NO, GRAZIE! Dove è possibile aderire cliccando sul seguente link http://www.petizionionline.it/petizione/stage-gratis-no-grazie/5547


Oggi ai giovani e meno giovani ci aspettano due sfide. La prima evitare che gli stage diventino il nuovo ordine del mercato del lavoro (o non lavoro). La seconda sfida e che gli stage siano limitati e si introducano una serie di garanzie e diritti a tutela degli stagisti. Quindi queste sfide non toccano soltanto chi è coinvolto in prima persona, ma anche chi non lo è.




21 settembre 2011

GIORNALISMO PRECARIO UGUALE DEMOCRAZIA PRECARIA : LO SCIOPERO DEI LETTORI di Marco Patruno

 

Il 7 e l'8 ottobre ci sarà lo “Sciopero dei lettori” per protestare contro il precariato nel settore giornalistico. L'iniziativa è organizzata da Re:fusi in collaborazione con il coordinamento romano “Errori di stampa.” Saranno i lettori italiani a fare sciopero e non compreranno i giornali per lanciare un segnale forte e chiaro agli editori, alle società proprietari dei giornali, ma anche delle TV.


Oggi esiste a tutti gli effetti una sorta di “congiura del silenzio” dove parlare del precariato nell'informazione giornalista e dell'informazione diventa un argomento tabù, troppo scomodo. Vi posso tuttavia anticipare una notizia. Nella puntata di “Presa Diretta” dal titolo “Generazione tradita” che andrà in onda il 2 ottobre si parlerà del precariato nel giornalismo. Un evento raro e unico in televisione. Perché di solito questo tema viene considerato un “argomento debole” da un punto di vista televisivo. Non mi chiedete che cosa significa questa espressione però di solito usano questa espressione i consulenti che periodicamente mi contattato per chiedermi delle informazioni. Una sorta pseudo-consulenza invisibile quando debbano realizzare delle puntate sul precariato. http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/page/Page-053c03ed-0ef6-4b0c-9e6f-9801066c32d8.html


Sul sito di Re: fusi troviamo scritto: “Lo sapevate che i giornali italiani, ogni giorno, sono scritti per più della metà da giornalisti precari, non contrattualizzati, lavoratori “a cottimo” pagati un tot a pezzo pubblicato, e non pagati se il pezzo non viene pubblicato?” Aggiungo se questi pezzi disgraziatamente vengono ridotti e possibile che a sua volta si riduce a sua volta il prezzo dell'articolo. Inoltre sul sito troviamo scritto“...Lo sapevate che tutti i giornali locali, ma anche quelli nazionali non scherzano, vivono grazie ai precari che, ogni giorno, corrono da una conferenza stampa all’altra, ma spesso non hanno diritto a un rimborso per la benzina? Per non parlare di tutele per la maternità e la malattia, che semplicemente non esistono?”


L'unica richiesta che mi sentirei di avanzare ai promotori di questa iniziativa è la seguente. Di ripetere lo sciopero dei lettori non solo il 7 e 8 ottobre, ma anche il 7 e 8 novembre, il 7 e 8 dicembre e cosi via. Questo gravissimo problema che tocca il giornalismo della carta stampata, quello on-line e quello televisivo non lo si risolverà sicuramente il 7 e l'8 ottobre, ma continuerà ad esistere anche dopo.


Quello che dobbiamo evitare è la c.d. “ondata di indignazione” che è una cosa positiva, ma il problema è che rimane fine a se stessa e precaria anch'essa. Immaginate una curva che raggiunge il picco massimo, ma poi scende per diventare una linea retta, piatta ma il problema del precariato nel giornalismo continua ad esistere e a proliferare come un cancro che fa le sue vittime spesso invisibili. Come il suicidio del giornalista quarantenne Pierpaolo Faggiano che il 21 giugno si è impiccato in un albero del giardino di casa.

http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/06/22/news/giornalista_precario-18064289/

E necessario mantenere l'attenzione costante dell'opinione pubblica e degli editori affinché l'indignazione diventi una forza duratura e costruttiva e porti a dei risvolti pratici. Dobbiamo essere consapevoli che una informazione precaria significa una democrazia precaria, ma una informazione precaria significa anche una informazione non libera, ricattabile e schiava del potente di turno


Per aderire all'iniziativa dell'evento potete fare riferimento a questi link

http://www.refusi.it/ http://erroridistamparm.blogspot.com/ oppure trovate anche la pagina su facebook dell'evento.

http://www.facebook.com/event.php?eid=243174359061813&ref=notif&notif_t=event_invite



Sei uno stagista e/o precario dell'informazione ? Raccontami la tua storia a generazionep@libero.it



Ti sono piaciuti i contenuti di questo articolo? Le idee espresse dal suo autore? Contribuisci alla diffusione e crescita di questo blog citandolo sui social network o dove vuoi tu. Diversamente, se le idee e i contenuti di questo blog ti sono piaciuti ma non lo citi contribuisci alla sua sepoltura e fine.



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