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24 gennaio 2011

UNA RETRIBUZIONE PER TUTTI GLI STAGISTI, E BASTA PARLARE DI RIMBORSI SPESE E FACILITAZIONI di Marco Patruno

 



Aderisci alla raccolta firme di questo blog http://www.walkonjob.it/articoli/906-in-evidenza-home/253-una-raccolta-di-firme-per-interventi-a-favore-degli-stagisti-iniziativa-del-blog-generazione-p

Uno stage non pagato, è uno stage cattivo ovunque esso si svolga. Torino, Milano, Roma o Madrid. L'eventuale internazionalizzazione di un male non rende i suoi effetti migliori e meno perversi di quelli che sono, tanto meno deve penetrare nelle nostre coscienze l'idea che la gratuità della prestazione possa essere compensata da una buona e adeguata formazione. L' acquisizione di competenze non può e non deve essere l'unico parametro valido per valutare la qualità di uno stage.


In Italia non abbiamo capito che il futuro del mio paese non passerà attraverso il referendum di Mirafiori o le Escort del Cavaliere, ma da questo popolo di invisibili che aumenta di anno in anno sul marcato del lavoro, si chiamano stagisti. La gratuità della loro formazione e del loro lavoro è la distruzione di qualsiasi forma di indipendenza e allo stresso tempo il mantenimento inalterato dei legami con le loro rispettive famiglie di provenienza.


Retribuire gli stagisti, garantire ad ogni stagista una retribuzione che gli consenta di avere un esistenza libera, indipendente, dignitosa e una formazione lontana dalle incertezze è la condizione base per un miglior inquadramento legislativo della materia. La legge perfetta non esiste, ma esiste

la ricerca della perfezione che i nostri animi non possono rinunciare a patto che non siano invischiati e inginocchiati da interessi e convenienze.


Ma non possiamo soffermarci alle briciole, mettere la nostra dignità sotto i nostri piedi e dire: dobbiamo puntare a obiettivi raggiungibili o realistici. E quali sarebbero questi obiettivi raggiungibili? 100, 200 o 300 euro da riconoscere come rimborso spese o facilitazioni? Questi sono limiti mentali e soggettivi che ci imponiamo. Una forma di autoflagellazione delle nostre aspirazioni.


Incostituzionalità della gratuità di ogni prestazione lavorativa-formazione. Superamento dei concetti di rimborso spese e facilitazione, obbligatorietà della retribuzione con il volto di uno stipendio. Queste sono le basi per un vero cambiamento. Un vero cambiamento che toccherebbe migliaia di giovani stagisti e le renderebbe dei soggetti attivi sul mercato del mercato del lavoro, e non dei elemosinanti.


Quindi, non abbiate paura di chiedere troppo perché le vostre pretese non saranno mai sufficientemente abbastanza del futuro che vi hanno tolto fino adesso, ed evitate che il senso di sfiducia vi potrebbe attanagliare sia il terreno ideale dell'indifferenza dei nostri “padri” e delle nostre “madri” e la prigione dei veri motivi dei finti progressisti che vi andranno incontro con la mano amichevole, ma con il desiderio nascosto di abbracciarvi in una stretta mortale.





13 gennaio 2011

FIRMA PER LE PROPOSTE DI GENERAZIONE P : UNA RETRIBUZIONE A TUTTI GLI STAGISTI E PER UN TETTO LEGALE SULLE ASSUNZIONI

  

Il blog Generazione P lancia una proposta. Una raccolta firme per chiedere al Ministro della Gioventù Giorgia Meloni interventi volti a garantire una maggiore tutela dello stagista italiano.

In particolare.


1)l'introduzione a livello legislativo dell'obbligatorietà di una retribuzione da parte delle aziende ospitanti da riconoscere ad ogni stagista affinché possa garantirgli un esistenza libera e dignitosa


2)Stabilire un tetto legale per le assunzioni degli stagisti, ossia se un ‘azienda vuole continuare ad usufruire di stagisti deve averne convertiti almeno il 50%... Infatti, se facciamo riferimento ad una indagine dell'associazione Direttori del personale scopriamo che solo il 20% degli stage si tramutano in un contratto a tempo determinato e solo il 5,5% degli stage si tramutano in un contratto a tempo indeterminato e il rischio di un uso distorto di stagisti aumenta.


Tutti le persone che voglio aderire all'iniziativa devono mandarmi una e-mail di conferma all'indirizzo generazionep@libero.it scrivendo il proprio nome, cognome e la propria città di appartenenza. La lista verrà pubblicata e aggiornata periodicamente sul blog Generazione P.

Eventuali blogger che si occupano di tematiche riguardanti il mondo del lavoro, del precariato che voglio partecipare all'iniziativa possono contattarmi allo stesso indirizzo.


Raggiunto un numero significativo di firme provvederò ad inviare l'elenco con le firme raccolte al Ministro Giorgia Meloni tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.




26 dicembre 2010

UNA STAGISTA: NON RICEVO ALCUNA FORMAZIONE E LE ALTRE IMPIEGATE MI TRATTANO MALE di Marco Patruno

  

Ciao a tutti,
Vi scrivo per avere delle informazioni in merito alla conclusione dello stage che sto svolgendo presso un'azienda di Bergamo e al quale ho avuto accesso tramite il portale dell'Università.
Ho iniziato lo stage all'inizio di Ottobre nel ruolo di impiegata commerciale estero e mentre all'inizio la responsabile sembrava seriamente intenzionata ad inserirmi pienamente nel ruolo ora mi rendo conto che in realtà vengo sfruttata come tappa buchi (passatemi il termine) e per alleggerire il carico di lavoro delle altre impiegate. Sottolineo quindi che non mi trovo bene ne a livello lavorativo ne a livello umano, ricevendo spesso risposte maleducate dalle altre impiegate oppure venendo del tutto ignorata e notando la poca formazione ricevuta in questi tre mesi (che ho passato per lo più a scaldare la sedia). La durata dello stage è di 6 mesi (dovrebbe concludersi il 5 Aprile) ma vista la situazione unita alla valutazione di altre proposte di lavoro più interessanti vorrei interrompere. Qualcuno che si è trovato in una situazione simile sa se è necessario
compilare qualche modulo particolare per interrompere? L'università può opporsi o esprimere un giudizio negativo su di me? Per me già il pensiero di interrompere a metà qualcosa che ho iniziato è un fallimento personale..Ma non posso nemmeno andare avanti così..La situazione è insostenibile.. Ringrazio tutti quelli che sapranno darmi informazioni o consigli utili...



Questa è la lettera di una ragazza indirizzata all'Università degli studi di Bergamo – facoltà di lettere e letterature straniere. La ragazza critica la mancanza di un progetto formativo e sottolinea il fatto di essere ignorata e ricevere risposte poco cortesi da parte delle altre impiegate, alcuni dei motivi che l'hanno portata a chiedere la sospensione dello stage. Interruzione dello stage che la stagista vive come un fallimento sul piano personale.


Un caso isolato tra i migliaia di giovani che vengono impiegati come stagisti dalle aziende italiane durante l'anno? Crederlo può tranquillizzare le nostre coscienze ed è comodo per chi ha interessi a mantenere inalterato l'attuale stato di caso. Vero, molti giovani rimangono in silenzio, non si ribellano e svolgono un lavoro spesso non retribuito mascherato da formazione.


La ragazza con buona probabilità otterrà l'interruzione del suo stage e le auguro di trovare un lavoro retribuito che le consenta di avere un esistenza libera e autonoma e  soprattutto possa aprire a lei le porte del suo futuro, ma che cosa farà l'ufficio job placement dell'università di fronte a questa segnalazione?

Nulla, ripubblicherà l'annuncio dell'azienda e proporrà lo stage a qualche altro studente dopo alcuni giorni o mesi.


Questa è la verità che ci piace o no. La verità non è un marchio da promuovere e vendere, quindi non deve essere per forza bella, accogliente e gradita. Lo stagista versa in una situazione di totale impotenza, la sua parola o protesta non vale nulla agli occhi di chi lo ospiterà. Anzi, il rischio è che egli riceva delle ritorsioni da parte dei capi e dei suoi “colleghi”. Si, proprio così, lo stagista rischia di essere discriminato non solo da parte di chi sta più in alto rispetto a lui, ma anche da parte dei suoi “pari”. La differenza sta che loro hanno un contratto e sono dei dipendenti, lui non ha nessun contratto ed è un ospite che deve essere cortese con tutti e avere il sorriso automatico anche quando lo maltrattano.







13 agosto 2010

INTERVISTA A UNA RAGAZZA MOBBIZZATA di Marco Patruno

 

Intervista a Fulvia pubblicata su http://generazionep.blog.lastampa.it il giorno 12 dicembre 2008. Per propormi offerte di collaborazioni contatti generazionep@libero.it
 
 
In questa intervista che mi è stata gentilmente concessa da una ragazza di nome Fulvia ho voluto affrontare uno dei mali oscuri del nostro mercato del lavoro. Un forma di bullismo che colpisce il mondo degli adulti maturi e vaccinati. Mi riferisco al Mobbing.

 

A differenza del bullismo che avviene nelle scuole dove noi adulti abbiamo immediatamente soluzioni e ricette pronte, non è altrettanto vero per questo fenomeno in ascesa che ci vede direttamente o indirettamente protagonisti. Torturatori o spettatori indifferenti in base ai ruoli che ricopriamo.La testimonianza che riporto in questa intervista deve fare riflettere ed essere soprattutto considerata una forma di impulso a fare qualcosa perché chi è vittima del mobbing spesso porterà questi segni per tutta la vita…

 

 

Che cosa pensi del mobbing?

 

Penso sia un fenomeno molto diffuso e poco conosciuto. Non se ne vuole parlare, è un argomento fastidioso e spesso chi lo subisce si trova attaccato su due fronti: dal diretto aguzzino e dalle persone amiche che cercano di minimizzare e consigliano di sopportare i colleghi tanto “prima o poi smetteranno”. Quindi il mobbizzato deve anche evitare di sfogarsi con gli altri poiché dà loro noia sembrano inutili lamenti.

 

 

Secondo te in Italia si fa abbastanza per prevenire il mobbing?

 
No, non si fa proprio nulla.
Il precariato può essere un terreno fertile per l’insorgenza del “fenomeno mobbing”?

Solo in certi casi, quando la persona che pratica il mobbing è la stessa che ha potere decisionale sul rinnovo del contratto. Negli altri casi non ha molta influenza. Per quanto riguarda la mia esperienza, il lavoro non era precario eppure…
Sul blog Generazione P avanzai più volte l’idea di una “giornata nazionale per la prevenzione del mobbing” secondo te può essere un primo passo utile per puntare quantomeno ad una sensibilizzazione del fenomeno, e il trampolino di lancio per una futura legge?

Se fosse imposto a tutte le aziende di utilizzare la giornata per corsi di formazione e/o momenti di riflessione sul mobbing, potrebbe essere un’ottima iniziativa.

 

Sei stata vittima del mobbing o di coercizioni psicologiche da parte di datori di lavoro e/o colleghi?

 

Sì, sono stata vittima di mobbing per alcuni mesi e ho posto fine alla tortura licenziandomi. Lo stress mi ha provocato insonnia, nervosismo, infezioni, febbri improvvise, inappetenza.
Il principale persecutore era un collega che mi ha tartassata in tutti i modi (insulti, derisioni calunnie, minacce), supportato da altri colleghi che, contemporaneamente, mi hanno emarginata e screditata agli occhi dei superiori. Avevano preso me, l’ultima arrivata, come capro espiatorio per tutto il malcontento che regnava nell’azienda.
I capi e i titolari dell’azienda non hanno mai fatto nulla per porre fine a questa situazione, anzi, si mostravano imbarazzati quando denunciavo gli attacchi del mio collega.
Uno dei titolari ha addirittura tentato di farmi sentire in colpa per aver sollevato la questione e, velatamente, mi ha dato della bugiarda e della puttana.
L’altro invece si è limitato a scusarsi, al momento del mio licenziamento, perché non era stato in grado di difendermi. Credo lo abbia fatto per pulirsi la coscienza.

 

Ringrazio Fulvia per l’intervista concessa a Generazione P

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