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12 febbraio 2018

“MI DISSERO DI NON FARE FIGLI PER LAVORARE IN BANCA” - LA TESTIMONIANZA DI ELISA


Oggi mi ritengo una persona fortunata, ho un lavoro che mi piace ma qualche anno fa potevo fare una brillante carriera in banca.” - Mi disse Elisa ( nome di fantasia.) “Scusa perché non hai accettato?” Le chiesi con particolare curiosità. “La banca mi chiese di non fare figli, e io non accettai. Per me la famiglia è tutto. Ti aiuta nel momento del bisogno.” - Spiegò Elisa. “Sta scherzando? La banca ti propose di non fare figli!” - Risposi piuttosto sconvolto da questa sua affermazione. “Esatto! la banca doveva essere la mia vera famiglia.” - affermò Elisa. “Chissà, poi ti avrebbe scaricato senza problemi” - Aggiunsi in maniera sarcastica.

Il dialogo in questione che ho cercato di trascrivere il più fedelmente possibilmente, è avvenuto qualche giorno fa. Elisa è una ragazza sulla trentina, e i fatti che si riferisce non sono avvenuti negli anni settanta, ma circa cinque o sei anni fa. Il nome della Banca che mi ha fatto, è quello di una realtà importante e autorevole. Ovviamente, il nome della Banca non ve lo dirò per il semplice motivo che non ho gli strumenti professionali per verificare la veridicità della versione di Elisa. Tuttavia guardando negli occhi Elisa, non mi ha dato l'impressione che mi mentisse. Mi sembrava sincera.

L'obiettivo di questo articolo o racconto di un dialogo spontaneo è gettare un piccolo sassolino in un stagno oppure gettare una debole luce dentro ad una galleria oscura del non detto, dell'indifferenza, della paura del dire perché si ha un percorso professionale da salvaguardare e una pagnotta da portare a casa. Lo comprendo profondamente alla luce dei tempi che viviamo.

Tuttavia mi rivolgo a tutte le ragazze e le donne che dovessero leggere questo articolo. Avete avuto una esperienza simile ad Elisa? C'è una banca o un altra realtà o settore professionale che vi è stato chiesto più o meno esplicitamente di non fare figli? Di rinunciare alla vostra famiglia naturale per fare carriera? Scrivetevi a generazionep@libero.it. Pubblicherò la vostra testimonianza alterando il vostro nome affinché la storia non sia riconducibile a voi.

Sono convinto di una cosa. Una azienda per quanto può essere onesta e benevola non sarà mai la vostra famiglia. Questa è solo pura retorica funzionale a creare dei perfetti soldatini. Chiedere ad una persona di rinunciare a fare figli nel nome di una presunta carriera è s una grave violazione dei diritti umani. Mi sembra di ritornare in un passato remoto che si perde agli inizi del era industriale.









10 agosto 2016

"CICCIOTTELLE" : QUANDO LE DONNE FORMOSE VENGONO DISCRIMINATE SUI LUOGHI DI LAVORO

Spesso parliamo delle discriminazioni subite dalle donne sui luoghi di lavoro. Raramente sottolineiamo che ci sono alcune donne che sono più discriminate di altre donne. Le cosiddette formose o “cicciottelle” per utilizzare una espressione particolarmente usata in questo periodo a causa del caso che ha coinvolto il direttore del quotidiano Il Resto del Carlino che in un titolo uscito sul giornale sono state definite “cicciotelle” delle atlete azzurre.


La discriminazione estetica sui luoghi di lavoro è molto più radicata di quanto si possa pensare. Questa discriminazione può pesare enormemente anche nella ricerca di un posto di lavoro e pesare sulle proprie finanze. Praticamente le donne cosiddette “cicciottelle” prendono molto di meno rispetto alle proprie colleghe magre. In merito cito una ricerca americana.


Il Journal of Applied Psychology qualche anno fa pubblicò un’indagine che ha evidenziato per l’appunto, il rapporto reddito-peso corporeo nella popolazione americana. La ricerca sottolinea che le donne sovrappeso perdono dai 9 mila ai 19 mila dollari ogni anno a causa del loro peso, viceversa le donne magre guadagnano circa 22 mila dollari in più.


E questa discriminazione estetica spesso viene anche da altre donne. Su internet troviamo le testimonianze di tante ragazze che si sono sentite “guardare” strane da commesse oppure da selezionatrici del personale. Per esempio, una ragazza di un forum scrive: “ vado da Calzedonia a scegliere un costume e niente che mi stia bene! Le commesse mi guardano con occhi disgustati, avevo tutta la pancetta bianca che usciva dal costumino sotto!


Qualche ragazza che mi sta leggendo, ha subito discriminazioni legate al peso sui luoghi di lavoro? Se la risposta è positiva mandatemi la vostra testimonianza a generazionep@libero.it. Le testimonianze verranno pubblicate anonime su Generazione P http://generazionep.ilcannocchiale.it per tutelare la riservatezza dei propri utenti.









16 marzo 2011

VI RACCONTO IL FINTO ELDORADO DELLA MODA TRA MERCENARI E AVVENTURIERI SESSUALI di Marco Patruno

 

Francesca, laureata in ingegneria gestionale ha deciso raccontare il suo avvicinamento per caso nel “magico” mondo della moda. Un mondo pieno di insidie e popolato da mercenari e avventurieri sessuali pronti a illudere le aspirazioni di molte ragazze in cambio di richieste di denaro e di sesso.

Francesca è autrice del blog http://felineinnovation.wordpress.com/


 

Iniziai per scherzo, perché “almeno una volta nella vita” avrei potuto vivereun’esperienza del genere. Esperienza che, a livello regionale, divenne un vero eproprio hobby. Quale ragazza non vorrebbe calcare passerelle più o meno famose eprovare l’ebbrezza del dorato mondo della televisione? Un mondo, in realtà, fatto diluci, ombre ed ipocrisia.I concorsi di bellezza sembravano svolgersi con la massima regolarità. L’unica modalità di selezione delle ragazze, all’apparenza del pubblico e delle poche sprovvedute neofite della passerella, sembrava essere un veloce conteggio dei voti di una giuria rabberciata e costituita da passanti o assessori, negozianti e sponsor convocati last minute. La realtà era ben diversa: accantonate le schede di voto dei malcapitati giurati, le agenzie decidevano con ampio anticipo le finaliste di ciascuna serata e le ragazze da portare alle finali nazionali. Gli organizzatori delle selezioni non si negavano (se non in rari casi) a discutere con ragazze e madri agguerrite sulle possibilità di aggiudicarsi una fascia. Nel caso le ragazze fossero veramente meritevoli di avanzare nelle selezioni, l’accordo si limitava ad una semplice chiacchierata o al ricordare la propria disponibilità a presenziare tutte le sfilate della stagione, promettendo riconoscenza agli organizzatori; nei casi meno meritevoli, emergevano prima o poi familiarità con personalità locali, forti disponibilità economiche delle famiglie delle candidate, amichevoli scambi di favore, sponsor.

Ricordo ancora la volta in cui, presentandomi in una ben nota agenzia del centroItalia, il titolare mi fece accomodare premettendo che, pur essendo sposato, ben diverso era il rapporto con la propria moglie rispetto al “buon sesso” che si poteva fare con giovani ragazze alla ricerca di momento di gloria. Mi chiese se fossifidanzata e proseguì informandomi che si sarebbe ricordato di convocare per castinge sfilate solamente le ragazze più ben disposte, quelle da cui riceveva spessotelefonate, che accettavano frequenti inviti a cena e, perché no, dopocena ben piùpiccanti.

Ringraziai per le precisazioni e me ne andai certa che non sarei mai stataconvocata per nessun lavoro. In fondo, non era quello l’obiettivo della mia vita, e ilmio hobby stava diventando più che altro uno studio dei retroscena dei concorsi dibellezza e del comportamento delle agenzie di moda locali.In realtà, a farla da padrone non era soltanto la richiesta più o meno esplicita di prestazioni sessuali quanto la possibilità da parte dei titolari di agenzie di guadagnare una quantità di denaro assolutamente spropositata rispetto ai servizi offerti: era il casodei “presunti” fotografi di moda.Non molto tempo fa fui contattata da un talent scout per un colloquio. Non ero né sprovveduta né tantomeno disposta a farmi abbindolare da assurde e folcloristiche richieste. Il tipo, nella prima parte del nostro incontro, con fare molto professionale sidedicò a registrare un fantomatico provino per verificare la mia fotogenia e telegenia.Una volta terminato, si accingeva a inscenare una improbabile richiesta di un bookcon foto da lui scattate. Eh già, il book con cui mi presentavo era, se pur tecnicamente perfetto, non eseguito da un fotografo apparso su Vogue. E lui, intenzionato a convincermi della migliore qualità dei suoi scatti, sfoderava immagini sbiadite di vecchi giornali degli inizi del 2000 in cui erano pubblicate foto di una pubblicità per un marchio semisconosciuto e da lui scattate. La mia unica domanda, al termine della sua poco convincente operazione di marketing, fu quella di poter visionare qualche più recente pubblicità che confermasse il suo attuale e crescente talento. La sua risposta fu semplicemente che “non aveva disponibili immagini recenti”. E la mia fu,ovviamente “Arrivederci e grazie”. Ma la crisi economica si faceva sentire anche peril mio interlocutore, una specie di “Henri Cartier Bresson dei poveri”, disposto a dilazionare il pagamento di 1000 euro per il book in due rate: una da corrispondere al completamento del lavoro e una che avrei corrisposto tramite il compenso dei futuri lavori “di serie A” che con il suo book avrei sicuramente ottenuto. Peccato, gli feci notare, che di quei contratti non mi fornisse nessuna certezza, e 1000 euro erano all’incirca un mio stipendio mensile che di certo non avrei dilapidato per avere foto identiche a quelle di cui ero già in possesso.

Le agenzie serie, in realtà, desiderose di investire su una modella dalle buone potenzialità, offrono sempre la disponibilità a scattare un book gratuito osemplicemente delle Polaroid dove la modella appaia in tutta la sua naturalezza. Molte sono le esperienze simili accantonate nel corso degli anni, alcune a dir poco allimite dell’inverosimile, altre in cui la “fregatura” era congegnata nei minimiparticolari. Ormai di questo hobby non restano che alcune giornate da dedicare a servizi fotografici, mentre il lavoro e nuove passioni modaiole e artistiche, tra cui la scrittura, assorbono la maggior parte delle mie giornate. Felice di aver potuto vivere queste esperienze e forte della convinzione che la sicurezza di un titolo di studio valga più della bellezza, ahimè destinata a svanire o, perlomeno a mutare nel tempo, auguro a tutte le ragazze di avere l’opportunità di confrontarsi, con intelligenza e buon senso, nello scintillante (e divertente) mondo della moda

 

 

 


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tag: lavoromodadonne
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2 ottobre 2010

LICIA RONZULLI : “UNA RETRIBUZIONE DEL 100% A TUTTE LE MADRI LAVORATRICI” di Marco Patruno con la collaborazione di Ester Castano


 

L'europarlamentare Licia Ronzulli si è presentata durante una sessione del Parlamento europeo con sua figlia, la piccola Vittoria. Un gesto che sottolinea le difficoltà crescenti che hanno le donne nel conciliare vita e lavoro soprattutto durante la maternità. Licia Ronzulli in questa intervista che ha gentilmente concesso al blog Generazione P svela alcuni provvedimenti che ha presentato al parlamento europeo nella materia in questione e di altre iniziative prese a livello nazionale.


 


 

Marco Patruno - Lei si è presentata con sua figlia in braccio durante una sessione del Parlamento Europeo. Il suo caso ha fatto molto scalpore. La maternità è vissuta ancora come ostacolo dal mondo del lavoro?


 

Licia Ronzulli- Purtroppo sì. Ancora oggi sono troppe le donne che a un certo punto della loro vita si trovano davanti a un bivio: figli o lavoro. Questo è inaccettabile. Sono veramente poche le tutele nei confronti di chi decide di affrontare una maternità. Recentemente ho presentato al Parlamento Europeo alcuni emendamenti per garantire alla madre che lavora una retribuzione del 100% per i sei mesi successivi alla nascita del bambino. Sarebbe un inizio ma penso pure a incentivi per la nascita di Nidi aziendali che spingerebbero la mamma a rientrare prima a lavoro e al datore di recuperare una risorsa in breve tempo. La mia solidarietà va verso tutte quelle donne che non possono rinunciare al lavoro anche per esigenze economiche.


 

Marco Patruno - Recenti dati Istat hanno evidenziato un incremento delle molestie subite dalle donne sui luoghi di lavoro. A livello nazionale prevedete di fare qualcosa?


 

Licia Ronzulli - E' un fenomeno aberrante e squallido sotto ogni punto di vista. Il Governo italiano lo ha affrontato recependo la direttiva europea che attua il principio di pari trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione. Inoltre in Italia le molestie sono state inserite tra le forme di discriminazione sul luogo di lavoro. Le sanzioni sono pesanti per chi viola queste regole. E' un passo vanti anche se il cambiamento normativo deve essere necessariamente accompagnato da un'evoluzione culturale, tanto per l'uomo quanto per la donna quando subisce violenza e non denuncia.


 

Marco Patruno - Cosa pensa della scarsa presenza femminile delle istituzioni politiche e in altre realtà economiche e sociali del paese? Le quota rosa sono una soluzione oppure ci vorrebbe una soluzione alternativa?


 

Licia Ronzulli - Mi sembra che la situazione stia migliorando negli ultimi anni. E senza fare torto a nessuno, un po' di merito va dato anche al Presidente Silvio Berlusconi che ha dato, più di ogni altro, fiducia a molte donne che hanno dimostrato di avere le capacità per fare politica e soprattutto amministrare questo Paese. Emma Marcegaglia è un altro esempio di come nel mondo delle professioni e delle realtà economiche la sfera sessuale non abbia alcun peso quando ci sono preparazione, idee e contenuti. Spero che un giorno le quote rosa vengano abolite: vorrà dire che non ci sarà più bisogno di considerare le donne in forza di una legge ma si parlerà di scelta di persone, maschio o femmine che sia.


 

Marco Patruno - La situazione lavorativa di milioni di giovani tra lavoretti super-precari e stage gratuiti non è tra le più rosee come vede il futuro di sua figlia ? E quali consigli si sentirebbe di dare a sua figlia se fosse una ragazza adulta?


 

Licia Ronzulli - Il mercato del lavoro sta mutando velocemente e purtroppo le normative non riescono nemmeno a stargli al passo. Andiamo verso un'occupazione sempre più accentuata sulle qualità del singolo. Questo può far bene all'economia in questo momento di crisi ma certamente vanno individuati dei contrappesi contrattuali che diano migliori prospettive. Non è facile essere giovane oggi: la gavetta si allunga e molti progetti di vita si posticipano. Ma quello che dico e che direi a mia figlia è di non perdere mai la fiducia in se stessi. Le capacità alla lunga vengono premiate.


20 settembre 2010

LA IENA ANGELA RAFANELLI:"DONNE DENUNCIATE LE MOLESTIE CHE SUBITE SUL LAVORO di Marco Patruno


Angela Rafanelli, giovane inviata del programma “Le Iene"  www.iene.mediaset.it mi ha gentilmente concesso un intervista. In un dei recenti servizi andato in onda mercoledì' 15 settembre 2010, Angela si è trovata alle prese con un imprenditore poco serio che adescava ragazze per offrire un fantomatico lavoro ma in cambio di prestazioni sessuali. Proprio in questo periodo L'istat www.istat.it ha diffuso dei dati che dimostrano un vertiginoso aumento delle molestie subite dai lavoratori, ma in particolar modo dalle donne sui luoghi di lavoro. Nel 2009 Angela Rafanelli insieme a Marco Fubini ha ideato, RED, un programma prodotto da Current Tv http://current.com , la televisione fondata da Al Gore nel 2005.


 


 

Marco Patruno- Ciao, nel tuo ultimo servizio per “Le Iene” ti sei occupata del caso di un
imprenditore che prometteva lavoro a delle ragazze in cambio di sesso. Che cosa
ti ha inorridito del soggetto in questione?


Angela Rafanelli - Inorridito?....La naturalezza con cui l'imprenditore ha condotto l'abbordaggio...


Marco Patruno- Secondo gli ultimi dati Istat diffusi dal dipartimento Pari Opportunità della
Presidenza del Consiglio il 51,8% delle donne è stato oggetto di molestie. In
aumento sono le molestie sui luoghi di lavoro.

Quale consiglio ti senti di dare a tutte le donne che affrontano il mercato del lavoro?

Angela Rafanelli - Lavorare è necessario e difficile ma non per questo dobbiamo cedere a certi compromessi!
Bisogna avere la forza di denunciare gli abusi anche semplicemente con un bel 'V*****'' al diretto interessato.
E' molto liberatorio!!!

Marco Patruno- Che cosa pensi del ruolo centrale che sembra avere il corpo della donna nella
politica e nella società come principale “mezzo” di affermazione?

Angela Rafanelli- E' un disastro! Ma non è sempre colpa degli uomini! A volte dipende da noi donne che lo crediamo veramente che accettiamo di essere trattate in un certo modo.

 

Marco Patruno - Secondo te, il precariato, e le attuali condizioni che versano migliaia di
stagisti italiani possono aumentare i casi di discriminazioni e sopraffazioni
sul luogo di lavoro?


Angela Rafanelli - Credo proprio di si!!!

Marco Patruno -Quali sono le tue principali qualità che ti hanno fatto diventare uno dei
volti noti del programma “Le Iene” ? Ed eventuali difetti che vorresti cambiare?

 

Angela Rafanelli - Accidenti!!! non mi sento e non credo di essere un volto noto de LE IENE.
Sono semplicemente una ienina che cerca di crescere.....comunque grazie per avermi definito così!!!
i difetti?!!! tutti quelli che si hanno quando si inizia.....

Marco Patruno - Hai dei maestri di vita che fai riferimento quando svolgi il tuo lavoro?
A v

Angela Rafanelli - Sono circondata da maestri...le iene, gli autori, la produzione e non ultimo il nostro capo e la mia famiglia...sono tutti degli esempi..e non sto leccando il c*** a nessuno!!! Giuro!! E' la verità!

Marco Patruno - Hai dei sogni o aspirazioni professionali che vorresti realizzare?

 


 

Angela Rafanelli - Tanti!!!...detto fra noi?! mi piacerebbe fare la presentatrice!!!
o se proprio non mi vuole nessuno aprire una bella merceria piena di bottoni e nastri!!!


 


 


 


13 agosto 2010

IL CORPO DELLE DONNE: INTERVISTA AL REGISTA MARCO MALFI CHINDEMI di Marco Patruno

Intervista a Marco Malfi Chindemi pubblicata su http://generazionep.blog.lastampa.it il giorno 16 ottobre 2009. Per proposte di collaborazioni contatti marco generazionep@libero.it

Ho avuto il piacere di intervistare il regista e produttore Marco Malfi Chindemi, autore insieme a Lorella Zanardo e Cesare Cantu’ del documentario “Il corpo delle donne.” Documentario che dall’inizio dell’anno sta spopolando nel web diventando un vero proprio fenomeno. Il documentario presentato nel programma di Gad Lerner “L’Infedele” , ha dato un una vera e propria “scossa elettrica” al dibattito sul ruolo e la rappresentazione della donna nella società e nella televisione contemporanea. Basti pensare all’energico articolo di Maria Laura Rodotà “Veline, escort, maschilismo lettera aperta alle donne”(Corriere della Sera 15 settembre 2009)
 
Marco Patruno - Dove e quando nasce l’idea di realizzare un documentario sullo sfruttamento del corpo femminile in televisione?
 
Marco Malfi Chindemi - L'idea del documentario nasce a Milano, la nostra città. Nasce in un momento molto particolare, il cambiamento. Nasce da una mia idea. Io e Lorella spesso ci siamo visti per raccontarci quello che stava accadendo intorno a noi. Tante e bellissime storie, a volte terribili, che capitavano a me, a Lorella, ai nostri amici. Sempre più si è delineato un argomento che in qualche modo è diventato un comun denominatore: immancabilmente si finiva sempre a parlare di donne che rappresentano un potere fortissimo ma non riconosciuto, silente ma immancabile nel nostro palcoscenico. Le donne che noi amiamo molto, in verità sono state dimenticate, anzi sfruttate per altri fini, private della loro identità.
Io e Lorella siamo due persone concrete, basta lamentarsi però, proviamo a fare qualcosa!
A un certo punto le faccio una domanda che rimarrà fondamentale: Come mai tutte le donne d'Italia non scendono in piazza protestando per come vengono rappresentate?
Ecco la domanda, poi una (articolo indeterminativo) risposta, un tentativo: forse potremmo capirlo meglio se guardiamo la TV. Lorella non la guarda, si annoia, la trova inutile e senza argomenti, falsa e povera. Io ne ho guardata tanta, tantissima, conosco il potere dell'immagine, dell'invasione educata nelle case.
Le lancio una provocazione. Guardiamo la TV per 15 giorni e vediamo se questo viaggio ci aiuta a capire meglio la situazione. Se riusciamo a trarre delle risposte o se fare un ritratto più preciso.
Era l'inizio di dicembre 2008, neanche un anno fa.
 
 
Marco Patruno - Il documentario “il corpo delle donne” sostiene che la televisione fa un uso grottesco del corpo femminile ridotto a mero oggetto sessuale dello sguardo maschile. Lei non pensa che sia un problema più intimo e profondo, cioè che i meccanismo della televisione fanno si che ridicolizzano e banalizzano tutto ciò che essa inghiottisce al suo interno?
 
Marco Malfi Chindemi - Certo che il problema è più intimo e profondo, ma perché ? Non siamo degli accademici ma ci arroghiamo il diritto di voler capire e la curiosità di studiare la realtà che ci circonda. E abbiamo individuato un elemento invasivo, tra i più tangibili: la rappresentazione televisiva.
La TV non deve essere vista solo come un mezzo di intrattenimento, c'è un potere assai più ampio che funziona quando la TV è spenta. Alimenta i nostri sogni, percepiamo noi stessi in altro modo, vogliamo essere lì. La TV non è solo varietà, film, pubblicità, programmi, la TV è la fonte principale o unica di informazione per l'80% degli italiani. La televisione è presente nelle case di tutti noi. Come diciamo nel documentario “le immagini televisive balzano dalla TV ed entrano nelle nostre case, alimentano le fantasie, occupano gli occhi dei nostri figli, invadono il mondo”.
Ma proprio perchè la TV inghiotte e banalizza, tutto è lecito, tutto è concesso, tutto viene dimenticato ad una velocità impressionante. La memoria viene cancellata ogni giorno. Tanto la gente domani vedrà altro, per cui tutto passa. La gente che guarda la TV è anestetizzata, invece che dormire, invece che agire, sogna. Sogna di essere famoso e ricco, che male c'è? Anche se è per 15 minuti. Ricorda la profezia di Wharol?
Ma tutto passa: Non ci è concesso il tempo della riflessione, valutare i diversi comportamenti. The show must go on, proponendo modelli vuoti che distraggono portandoci lontano da un'intelligenza critica.
L'anno scorso vedendo X Factor veniva rappresentato un “talento nascosto”, lo stesso che poi è stato intervistato nel documentario Videocracy di Erik Gandini: un bel ragazzo della bergamasca, sembra anche proprio un buono, fa l'operaio e tutti i suoi risparmi sono investiti in provini e poco altro, vuole sfondare in TV canta come Ricky Martin e si muove con Jean Claude Van Damme. Un vero disastro e per di più ridicolo. Però sostiene che in televisione un personaggio così non c'è, il suo massimo desiderio è diventare tronista dalla De Filippi, vuole a tutti i costi essere presente in TV, non c'è bisogno di fare niente, ma poi la tua vita cambia, tutti ti riconoscono: hai un'identità, sei qualcuno. Perché è successo questo? Cosa abbiamo insegnato a questo ragazzo? Che cosa ci dicono i ragazzi dei vari reality?
 
 Marco Patruno - …Ad esempio, pensiamo al programma “la pupa e il secchione”. Noi giovani laureati italiani, umanisti e ingegneri ne uscivano davvero male. Rappresentati con la tipica pancetta di chi è sedentario, ridicoli di fronte alle prove fisiche ecc Non era certamente una rappresentazione edificante che usciva dallo schermo del laureato italiano, che cosa ne pensa?
 
Marco Malfi Chindemi – Non so esattamente cosa pensare? Mi sembra molto lontano dalla realtà e mi sembra assolutamente marginale. Forse basterebbe leggere qualche articolo di giornale, le statistiche della comunità europea, gli studi nazionali e internazionali sullo spaccato sociale per farle capire come siamo tornati indietro.
Forse siamo un popolo immaturo che ha bisogno di alcuni modelli per identificarsi. Ma cosa è rimasto di quel programma: i Secchioni sono stati persi di vista, le Pupe continuano a lavorare in TV. Le Pupe guadagnano più soldi dei Secchioni, credo. Ma vede non è questo il punto, il punto è che ci siamo ridotti a valutare le persone in base a criteri primitivi di soldi e potere, fama e oblio. Possibile che non siamo stati capaci di creare modelli alternativi? La televisione ha il suo fondamento nel far credere che chiunque possa essere protagonista, e questo è vero, il problema però è che andare in televisione è lo scopo ultimo per garantirsi il paradiso in terra, non è vissuto come una tra le mille esperienze che un uomo o una donna possono fare. La televisione è un mezzo di comunicazione non il fine. In quanto mezzo poi è sempre un'esperienza mediata, mi verrebbe da dire (non sempre ovviamente) “falsificata”.
 
Marco Patruno - Intravedo nel documentario, un pensiero di fondo. La donna è vittima, l’uomo è sempre e comunque il carnefice. Non pensa che ci siano alcune donne che sono al contempo vittime e carnefice di se stesse? E che quest’ultime hanno accettato consapevolmente e nel pieno delle loro facoltà di esercitare il loro potere sugli uomini attraverso il loro corpo?
 
Marco Malfi Chindemi No guardi la prima parte è sbagliata, l'uomo non è il carnefice e la donna non è vittima, la società ha lavorato per rafforzare questa contrapposizione. In verità penso che la società abbia fatto un lavoro più raffinato. Abbia creato dei modelli di comodo per chiunque. La Pupa, le veline, le letteronze sono donne intelligenti che hanno saputo sfruttare a loro vantaggio il momento. Facciamo sempre l'esempio di Sara Tommasi, laureata, “dopo 4 anni di studi alla Bocconi sono stata manager in una grande azienda. Oggi sono io il prodotto, un prodotto che vendo nel mercato dello show business”.
Gli uomini hanno esercitato il ruolo di sultani, hanno scelto quello che fa più comodo. La donna ha assecondato questo desiderio.
 
Marco Patruno - Secondo lei, quale dovrebbe essere la ricetta ideale per una tv di qualità? E non pensa che si dovrebbe fare più una “battaglia” incentrata sul concetto di meritocrazia?
 
Marco Malfi Chindemi La radice finale è proprio la meritocrazia che in Italia è parola vuota, anzi non se ne conosce il significato. Peggio delle parolacce. Quando ho iniziato a fare questo lavoro pensavo di essere ormai un vecchio decrepito e anche un po' stantio, noioso e petulante, stavo perdendo tempo ancora nella contrapposizione tra uomo e donna, cercando di spiegare o evidenziare alcuni temi di fondo sulla mancata parità. Sono del 1970 e pensavo vivamente che la competizione, il confronto, le prospettive fossero una conquista del mercato libero paritario tra uomo e donna. Mi sbagliavo di grosso. Sono ancora fermo a quel desiderio. Siamo ancora più indietro. E io mi sento giovanissimo.
 
 


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