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5 dicembre 2016

REFERENDUM, UN VOTO CHE CAMBIA IL MONDO DEL LAVORO?

Di Marco Patruno



Domenica 4 dicembre si è votato per la riforma costituzionale. Una tesi che è stata sollevata sul web è la seguente. Questo sarà un voto che cambia anche il mondo del lavoro. In virtù dei temi trattati da questo blog sento il dovere di esprimermi in merito e fare alcune osservazioni su tale questione, indipendente dal esito del referendum che non conoscono ancora al momento in cui scrivo questo articolo (domenica 4 dicembre ore 19.00).


il mondo del lavoro sarà tale e uguale con tutte le sue ipocrisie e ingiustizie. La vita di disoccupati, precari e stagisti sarà identica come prima. Non cambierà nulla, assolutamente nulla. Quindi sostenere che il voto del referendum cambia il mondo del lavoro è una delle tante cavolate che siamo abituati a sentire senza nemmeno più replicare.


Anzi, vogliamo un referendum che davvero può incidere sul mondo del lavoro? Propongo delle idee. 1) Un referendum sul reddito di cittadinanza. 2) Un referendum sul mantenimento della podestà legislativa esclusiva in materia di formazione e stage in mano alle regioni. Visto che le regioni sono la più potente “lobby” contro una vera e propria riforma degli stage in Italia. 3) Un referendum sulla riforma del lavoro targata Matteo Renzi e potrei procedere fino al infinito.


Il referendum che è uno strumento di democrazia diretta, che serve a dare “maggior” potere al popolo, in realtà non è cosi. Questo è un referendum voluto dal alto. Ogni anno vengono bocciati dalla consulta vari e veri referendum popolari promossi dalle associazioni, categorie professionali, gruppi di cittadini e non entro nel merito della legittimità o meno di tale bocciature.


L'autrice della tesi fa un po' questo ragionamento. Lei “appartiene” al aria Renziana e pertanto fa il seguente ragionamento. Votate si perché cosi' diminuisce l'eccessiva burocrazia e foresta legislativa del mondo del lavoro. Infatti lei scrive riferendosi agli stage: “...ventuno leggi diverse sullo stesso argomento: non è delirate?”


L'argomento è mal posto. Non è che depotenziando una delle due camere automaticamente viene meno questa foresta legislativa in materia di stage. Esiste perché le regioni possono legiferare in materia di stage e formazione, quando questa competenza dovrebbe essere di esclusiva competenza statale con appello popolare sulle riforme in atto.










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