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1 agosto 2016

CONTRO LE DONNE TUTTA CARRIERA E NIENTE FIGLI

Ogni anno che passa, aumentano le donne che dedicano tutta la loro vita alla carriera. I figli e la famiglia sono un ostacolo al raggiungimento del loro successo professionale. Sono delle vere e proprie business girl che spesso occupano ruoli dirigenziali e di vertice tradizionalmente di dominio maschile. Ottengono risultati e raggiungono obiettivi come nessun altro.

Queste Business girl per libera scelta rinunciano all'amore di un partner, alla piacevole fatica della maternità, ai primi passi del loro bimbo, alla scoperta dell'innocenza di un figlio e al prendersi cura dell'altro senza mettersi al centro della loro vita se stessi e il proprio egocentrismo.

Mi è stato sussurrato una volta che queste Business girl vengono preferite dalle direzioni in alcuni particolari ruoli professionali. Per esempio come “tagliatrici di teste.” Quando una realtà aziendale passa una fase di profonda ristrutturazione e si viene a trovare in esubero di personale c'è la necessità di licenziare. Perché allora non scegliere una persona che è diventata una sorta di robot senz'anima indifferente ai sentimenti umani?

Chi non avrebbe rimorso nel licenziare un papà con due figli piccoli ? oppure un uomo o una donna sulla cinquantina che in teoria avrebbero meno possibilità di reinserirsi sul mercato del lavoro rispetto ad un giovane? Io personalmente non c'è la farei, non riuscirei a dormire di notte e mi sentirei costantemente perseguitato dai loro fantasmi.

Le Business girl, le donne tutta carriera e niente famiglia sono il peggior mostro che il mercato del lavoro abbia prodotto negli ultimi anni. Le Business girl sono l'esempio più lampante di come si può costruirsi intorno alla propria esistenza una gabbia di solitudine e desolazione. Una prigione che nel corso della vita diventerà troppo stretta.


La mia totale ammirazione va verso tutte quelle donne che nella vita di tutti i giorni sono alla costante ricerca di un compromesso tra lavoro e famiglia. Donne che nonostante le pressioni professionali, la faticosa conquista di un salario dignitoso e della propria indipendenza non rinunciano al senso ultimo della nostra esistenza: la costruzione di una famiglia.








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