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18 aprile 2016

STAGE A 50 ANNI SONO UN OPPORTUNITA'?


In data 11 aprile il quotidiano La Repubblica ha pubblicato un articolo “Ne' lavoro ne' pensione la carica degli stagisti che ci provano a 50 anni.” L'obiettivo del articolo è quello di mettere in luce un fenomeno fino ad ora poco conosciuto, comunque scarsamente approfondito in questi ultimi anni da professionisti e mezzi di comunicazione di massa. Gli stage svolti e rivolti a soggetti non più giovanissimi, anzi decisamente più vicini all'età pensionabile.


Badate bene che ho parlato di “fenomeno” , una espressione fin troppo neutrale per i miei gusti. In realtà si tratta di un cancro che si è insediato nel tessuto del mercato del lavoro e sta distruggendo persone e il lavoro stesso almeno nella rappresentazione e concezione del lavoro che abbiamo avuto fino adesso. Una contrattazione stipulata tra due soggetti dove il datore di lavoratore riconosce uno stipendio al dipendente, e quest'ultimo in cambio presta la propria opera manuale e/o intellettuale.


L'articolo approfondisce il tema intervistando diversi stagisti cinquantenni. La domanda dell'intervista è la seguente: Perché hai accettato uno stage a 50 anni? Gabriella, gelataia in prova, risponde: “...volevo dimostrare ai miei figli che non bisogna mai darsi per sconfitti.” La signora Patrizia, stagista nella cancelleria dei tribunali, risponde: “...siamo tappabuchi ma almeno ci sentiamo vivi...” e le altre interviste e risposte sono più o meno dello stesso tenore.


Da una lettura superficiale di queste risposte, ci possono far sembrare gli stage a cinquant'anni una opportunità da cogliere al volo, in realtà sono l'espressione che la disperazione umana a raggiunto picchi così alti che raramente sono stati raggiunti nella storia del lavoro. Anni fa, che frequentavo spesso il centro per l'impiego osservavo gli occhi delle persone cinquantenni dove venivano proposti stage con rimborso spese. Nel loro occhi vedevo tristezza e il calpestamento spregiudicato della loro dignità.


I cinquantenni che accettano gli stage è perché non vedono alternative diverse nel loro futuro, senza considerare le conseguenze che possono derivare a seguito della non accettazione di uno stage proposto da un Centro per l'impiego (e se mi tolgono dalle liste di disoccupazione?). I disoccupati cinquantenni sono gente disperata e anche ricattata. Nel cuore delle nostra democrazia occidentale assistiamo ad grave violazione dei diritti umani, e peggio ancora manca la consapevolezza e coscienza critica di tale violazione.


Vuoi raccontarmi la tua esperienza o testimonianza? Fare una tua riflessione? Scrivimi a generazionep@libero.it




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